Sabato, 19 Giugno 2021
Ambiente&Clima

L'agricoltura europea continua a inquinare come 10 anni fa

Una valutazione dell'impatto della Politica agricola comune sui cambiamenti climatici da parte della Commissione Ue ha messo in luce che le emissioni di gas serra attuali sono le stesse del 2010. Faro puntato su allevamenti e coltivazioni intensive

Negli ultimi 10 anni l'agricoltura europea, grazie anche agli investimenti della Pac, la Politica agricola comune, è diventata mediamente più sostenibile. Ma nonostante questo, le emissioni di gas serra sono rimaste le stesse. Un paradosso dovuto essenzialmente al fatto che gli sforzi per ridurre l'impronta climatica delle aziende sono stati annullati dal parallelo aumento della produzione. Ecco perché  "è necessaria un'ulteriore riduzione delle emissioni per raggiungere gli ambiziosi obiettivi climatici dell'Ue per il 2030", ossia una riduzione del 55% delle emissioni rispetto al 1990. Oggi, siamo appena a un calo del 20%. E' quanto emerge dal documento di valutazione dell'impatto della Pac sui cambiamenti climatici e sulle emissioni di gas serra dell'agricoltura Ue.

I passi avanti non bastano

La valutazione, che si basa su uno studio commissionato all'Alliance Environment, promuove con riserva la Pac, la cui riforma è proprio in questi giorni al centro di un duro scrontro tra le principali organizzazioni agricole e le ong ambientaliste: è vero che la politica agricola dell'Ue "ha contribuito a ridurre le emissioni di gas serra", dato che "l'impronta climatica per unità di prodotto ha continuato a migliorare", ma le emissioni di gas serra "sono rimaste stagnanti dal 2010" per via del fatto che "la produzione agricola ha continuato a crescere".

Le lezioni da imparare

Il documento contiene una serie di "lezioni" su cosa va fatto nell'immediato futuro per accelerare il percorso di transizione ecologica del settore. "La mitigazione si ottiene principalmente proteggendo gli stock di carbonio esistenti, in particolare grazie al mantenimento di praterie permanenti supportate da sistemi di pascolo estensivo", si legge. "Esiste il potenziale per aumentare ulteriormente lo stoccaggio del carbonio nei suoli dell'Ue", prosegue il testo. "In termini di adattamento climatico, si ottiene principalmente attraverso il sostegno alla diversità delle colture e dei sistemi agricoli, il sostegno agli investimenti per l'adattamento alle nuove condizioni climatiche, la limitazione dell'erosione del suolo e il miglioramento della resilienza alle inondazioni", valuta la Commissione europea.

Il nodo degli allevamenti

Queste tipologie di sostegno, stando allo studio di Alliance Environment, che risale al 2019, non sono state sufficientemente 'premiate' dalla distribuzione dei fondi della Pac (che rappresentano un terzo del bilancio complessivo dell'Ue): "Una migliore destinazione del sostegno della Pac porterebbe a un aumento dell'efficienza" rispetto agli obiettivi climatici, dice Bruxelles. La cui valutazione si concentra in particolare su quello che è ormai considerato uno dei nodi chiave su cui intervenire per ridurre le emissioni del settore agricolo: gli allevamenti. 

Per la Commissione europea  serve però equilibrio nell'affrontare questo nodo: "La riduzione delle emissioni dei suoli agricoli coltivati è affrontata meglio nella Pac rispetto alla riduzione delle emissioni del bestiame, principalmente a causa della natura dei pagamenti e del sostegno" che arriva attraverso i fondi europei (ma attraverso le scelte dei governi nazionali). Tuttavia, sottolinea Bruxelles, "gli allevatori svolgono anche un ruolo chiave nella gestione di vaste aree di terreno, che sono (o potrebbero essere) serbatoi di carbonio (soprattutto quando si gestiscono vaste aree di prati permanenti e pascoli magri)".

Le misure per la zootecnia

L'intervento Ue per lo sviluppo rurale, dice la Commissione, "sostiene la riduzione delle emissioni nel settore zootecnico attraverso varie misure, come alcuni impegni agroambientali per quanto riguarda la gestione dei mangimi o del letame o investimenti in risorse fisiche per quanto riguarda lo stoccaggio del letame, la cura degli animali o l'installazione di digestori anaerobici. Il sostegno accoppiato volontario nel settore zootecnico ha il potenziale per favorire sistemi economicamente vulnerabili e importanti per la resilienza del territorio. Tuttavia, possono potenzialmente avere impatti negativi, quando l'impatto climatico e le esigenze di adattamento territoriale non sono adeguatamente considerati nella progettazione del programma", sottolinea Bruxelles.

I seminativi

Per quanto riguarda i seminativi, ossia le coltivazioni, il loro contributo "deriva da una migliore gestione del territorio, sostenuta principalmente da impegni agroambientali-climatici e misure di agricoltura biologica; così come le colture azotofissatrici, come l'erba medica e la soia, sostenute in particolare dall'inverdimento e dal sostegno accoppiato". Tuttavia, la Pac ha ottenuto "minori riduzioni delle emissioni sui pascoli intensivi o sui seminativi. Il sostegno alle aree soggette a vincoli naturali aiuta a prevenire l'abbandono della terra e la perdita di pascoli, ma l'impatto positivo sulla mitigazione del clima (ad esempio proteggendo gli stock di carbonio nel suolo) non è garantito, poiché dipende dalle pratiche degli agricoltori sulla terra".

Bacchettata agli Stati membri

Le misure di gestione del territorio volte alla mitigazione di solito contribuiscono anche all'adattamento climatico. Tuttavia, nel complesso, bacchetta la Commissione, "gli Stati membri non hanno adattato sufficientemente la Pac" alle nuove sfide, ossia avrebbero poturo fare ancora di più sfruttando le indicazioni dei regolamenti Ue che fanno da quadro alle misure prese a livello nazionale. Una passaggio importante questo, dal momento che una delle critiche mosse dagli ambientalisti alla bozza di riforma della Pac sul tavolo a Bruxelles è proprio la mancanza di target vincolanti per gli Stati membri affinché, nel passaggio dalla carta europea all'azione concreta su scala locale, si perseguano determinate misure green chiave. 

La valutazione della Commissione si sofferlma anche sulla "spesa pubblica in infrastrutture o settori che possono aumentare la vulnerabilità nel medio-lungo termine", come le infrastrutture irrigue inefficienti in aree con risorse idriche esaurite, o come la promozione di un'eccessiva specializzazione di intere aree geografiche (come successo anche in diverse parti dell'Italia).

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