"Mette a rischio la fertilità": l'Ue vieta il pesticida tiacloprid. Esulta Greenpeace

Al bando un altro neonicotinoide, dopo i tre vietati perché nocivi alle api. L'ong ambientalista: "Una buona notizia per i consumatori"

Nuova stretta sui pesticidi da parte dell'Unione europea. Gli Stati membri hanno infatti approvato la richiesta della Commissione di mettere al bando l'insetticida tiacloprid, utilizzato in agricoltura: recenti studi hanno confermato che la sostanza potrebbe avere effetti tossici sulla riproduzione e comportare seri rischi per via della concentrazione di metaboliti nelle acque di falda. Inoltre, spiega Greenpeace, il tiacloprid avrebbe effetti nocivi anche sulle api, la cui moria sta creando preoccupazioni in tutto il mondo per via delle conseguenze negative per l'agricoltura e la biodiversità.

Il tiacloprid fa parte dei neonicotinoidi, famiglia di agrofarmaci già finita nel mirino dell'Ue: tre prodotti di questo tipo, infatti, sono già sottoposti al bando nell'Ue per l'uso all'aria aperta perché nocivi per le api. I Paesi membri hanno approvato a maggioranza qualificata la proposta della Commissione Ue di non rinnovare l'autorizzazione per il tiacloprid perché secondo nuovi dati esaminati dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) può avere effetti tossici sulla riproduzione e per i rischi derivanti dalla concentrazione di metaboliti nelle acque di falda. Nei mesi scorsi l'organizzazione non governativa SumOfUs aveva raccolto oltre 380mila firme a sostegno del divieto.

Per Federica Ferrario di Greenpeace Italia, il divieto è "una buona notizia per i consumatori e per le api, dato che uno studio condotto dall'Efsa ha definito il tiacloprid come presunto tossico per il sistema riproduttivo, e non ha potuto escludere un possibile impatto sulle api". Per evitare però che i neonicotinoidi banditi vengano sostituiti da altre sostanze chimiche altrettanto dannose, Greenpeace chiede all'Ue di applicare i migliori standard di valutazione disponibili a tutti i pesticidi attualmente in commercio, come definitivi dalle linee guida dell'Efsadel 2013. "Queste linee guida - dice Ferrario - non sono mai entrate ufficialmente in vigore a livello europeo. La Commissione Ue fino allo scorso anno ha provato in più occasioni a ufficializzare questi standard, ma non si è mai raggiunto un numero sufficiente di Paesi membri a favore".

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