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Lunedì, 6 Dicembre 2021
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"I pesticidi killer delle api sono vietati in Ue ma vengono esportati nei Paesi in via di sviluppo"

La denuncia di Greenpeace secondo cui tonnellate di prodotti vengono mandati in Stati fuori dal blocco, in primis il Brasile. L'inchiesta punta l'indice contro Syngenta e Bayer

Vietati in Europa, ma esportati nei Paesi poveri e in via di sviluppo. Le aziende che producono quei pesticidi dichiarati pericolosi per le api e perciò vietati nell'Ue, avrebbero aggirato i divieti vendendo i loro prodotti a Stati terzi. Secondo la denuncia lanciata da Unearthed, la sezione investigativa di Greenpeace, 3.900 tonnellate di pesticidi vietati starebbero per approdare in Stati a basso e medio reddito, dove i regolamenti ambientali risultano più deboli. Tra i principali Paesi di destinazione figurano: Brasile (destinatario di circa metà delle esportazioni), Russia, Ucraina, Argentina, Ghana, Sud Africa, Indonesia, Iran, Mali e Singapore.

Il divieto dell'Ue è entrato in vigore il primo settembre 2020 e riguarda i pesticidi neonicotinoidi, descritti dall'Unione internazionale per la conservazione della natura come "una minaccia mondiale alla biodiversità, agli ecosistemi e ai servizi ecosistemici". Sia l'Organizzazione mondiale della sanità che l'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura avevano accolto con favore il divieto, affermando che costituisce la prova di un crescente consenso sulla necessità di limitare l'uso dei pesticidi in modo severo, a causa degli "effetti negativi su larga scala sulle api e altri insetti benefici". Nonostante ciò, alcuni Stati dell'Ue continuano ad usarli tramite delle autorizzazioni di emergenza.

L'inchiesta sostiene che, dopo l'entrata in vigore del divieto, varie aziende europee hanno deciso di ricorrere all'esportazione. I carichi partirebbero da Belgio, Francia, Germania, Spagna, Grecia, Austria, Danimarca e Ungheria. Una spedizione enorme è pianificata proprio dal Paese che ospita la capitale europea, che vedrebbe partire 2,2 milioni di litri dell'insetticida Engeo Pleno S della Syngenta, multinazionale dei pesticidi con sede in Svizzera e di proprietà cinese. Un portavoce dell'azienda tedesca Bayer, anch'essa leader del settore, ha ribattuto alle accuse affermando: "Il semplice fatto che un prodotto fitosanitario non sia autorizzato o vietato nell'Ue non dice nulla a proposito della sua sicurezza". All'interno dell'Ue, rispetto alla denuncia di Greenpeace, emergono posizioni diverse.

"I neonicotinoidi sono particolarmente tossici per le api e contribuiscono significativamente al declino delle popolazioni di impollinatori. Non troveremmo accettabile che la produzione di cibo destinato ad essere importato nell'Ue possa costituire una minaccia di gravi effetti negativi sulle popolazioni di impollinatori", ha dichiarato un funzionario della Commissione europea per la salute e la sicurezza alimentare al Guardian. D'altra parte, una fonte della Commissione europea ha evidenziato: "Un divieto di esportazione dall'Ue può, tuttavia, non portare automaticamente i Paesi terzi a smettere di usare tali pesticidi se possono importarli da altrove". Bruxelles, insomma, si è spesa per le normative interne, ma non se la sentirebbe al momento di imporre alle aziende europee ulteriori vincoli in mercati meno sensibili alla tutela delle api e della biodiversità. Per evitare ulteriori attese, le prossime mosse dovrebbero arrivare direttamente dagli Stati di destinazione. Ma per Claire Nasike, di Greenpeace Africa, "questa è la più alta forma di doppi standard, esibita da questi paesi dell'Ue. È tempo che i Paesi a basso e medio reddito approvino leggi che proteggano la loro gente e l'ambiente da queste importazioni chimiche tossiche".

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