Lunedì, 20 Settembre 2021
Ambiente&Clima

La siccità sarà "la prossima pandemia", per l'Onu è la crisi mondiale nascosta

Degrado del suolo, erosione e cambiamenti climatici rischiano di ridurre i raccolti globali in media del 10 e fino al 50 per cento in alcune regioni del pianeta

La siccità è una crisi globale nascosta che rischia di diventare "la prossima pandemia" se i paesi non intraprendono azioni urgenti sulla gestione dell'acqua e del territorio e affrontano l'emergenza climatica. È l'allarme lanciato dall'Onu che ha pubblicato un rapporto in cui spiega che almeno 1,5 miliardi di persone sono state direttamente colpite dalla siccità in questo secolo e il costo economico è stato stimato a 124 miliardi di dollari, anche se è probabile che il vero costo sia molte volte più alto perché tali stime non includono gran parte dell'impatto nei Paesi in via di sviluppo.

Secondo lo studio circa quattro miliardi di persone nel mondo già vivono in condizioni di grave scarsità fisica di acqua per almeno un mese all'anno, a causa dello stress idrico, ed è probabile che i cambiamenti climatici provochino variazioni nella disponibilità stagionale durante tutto l'anno e in diversi luoghi. L'uso globale dell'acqua è aumentato di sei volte negli ultimi 100 anni e continua a crescere costantemente a un tasso di circa l'1 per cento annuo, per l'aumento della popolazione e il cambiamento dei modelli di produzione e consumo di risorse. Di fronte a queste esigenze contrastanti, ci sarà poco spazio per aumentare la quantità di acqua utilizzata per l'irrigazione, che attualmente rappresenta il 69 per cento di tutti i prelievi di acqua dolce. Quando la prosperità economica è influenzata da piogge, episodi di siccità e inondazioni, possono verificarsi ondate di migrazione e picchi di violenza: nel 2017 sono stati registrati 18,8 milioni di nuovi sfollati interni associati a disastri in 135 Paesi e territori.

Coldiretti stima che in Italia la siccità provochi 1 miliardo di euro di danni all'agricoltura ogni anno. Per Confagri, entro il 2050 la combinazione di degrado del suolo, erosione e cambiamenti climatici rischiano di ridurre i raccolti globali in media del 10 e fino al 50 per cento in alcune regioni. Copagri rivendica il ruolo degli agricoltori nella difesa del territorio, e la Cia chiede che la lotta alla desertificazione trovi posto anche nel Recovery Plan e nella Pac.

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