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Martedì, 17 Maggio 2022
La scelta

La Francia vaccina i polli contro l'influenza aviaria (e chiede all'Ue di fare altrettanto)

A breve la prima sperimentazione. Molti Stati membri contrari, perché temono di introdurre il virus a loro insaputa a causa di volatili "asintomatici"

La scelta è fatta. La Francia ha optato per la vaccinazione anche di polli e volatili al fine di combattere l'influenza aviaria, che si sta inesorabilmente diffondendo sul suo territorio e nel resto d'Europa. L'annuncio lo ha dato il ministro dell'agricoltura Julien Denormandie, che ha dichiarato che non c'è altra soluzione a lungo termine. Si attende il prossimo inizio di una fase sperimentale per "due vaccini, uno dei quali verrà da un laboratorio della Nuova Aquitania". Per Parigi la questione della vaccinazione negli allevamenti di pollame "è essenziale", dopo che ai primi di gennaio è stato raggiunto il record di 63 focolai di influenza aviaria altamente patogena in un solo giorno.

In Europa, 29 Paesi, tra cui Italia, Germania, Belgio, e Paesi Bassi, hanno registrato circa 300 focolai del virus all'inizio di questo mese e stanno vivendo in questo momento la peggiore ondata mai registrata. Finora, la soluzione era stata quella degli abbattimenti di massa. Le misure di contenimento, seppur rigide, si sono dimostrate insufficienti ad arrestare la diffusione della malattia mortale nell'Unione europea. Se è vero che la trasmissione del virus dal pollame all'uomo e tra persone rimane rara, il caso di un uomo britannico infettato dall'influenza aviaria il 6 gennaio di quest'anno ha sollevato serie preoccupazioni.

Protezione “essenziale”, ma rischiosa

Vista la facilità di diffusione oltre i confini nazionali, la Francia spinge affinché la misura venga adottata anche dagli altri Stati membri. L'ostacolo principale è che la Commissione europea vieta nella maggior parte dei casi la vaccinazione del pollame. L'Agenzia nazionale francese di sicurezza sanitaria dell'alimentazione (Anses), sottolinea che la vaccinazione è "tecnicamente delicata" a causa del gran numero di varianti del virus. Inoltre, il vaccino potrebbe aiutare la circolazione della malattia nei volatili vaccinati malati, per i quali la presenza del virus non è evidente. Un po' come avviene per gli “asintomatici” con il Covid. Inoltre, le tecnologie di vaccinazione attualmente disponibili non permettono di distinguere gli uccelli vaccinati da quelli infetti, ha aggiunto l'Anses.

Questo dato è molto problematico per l'esportazione di prodotti avicoli, poiché molti Paesi rifiutano di importare sottoprodotti animali vaccinati a causa del rischio di introdurre il virus nel loro territorio a loro insaputa. In Europa, al momento, gli unici mezzi per combattere l'influenza aviaria includono misure di biosicurezza come il ricovero, il divieto di movimento e l'abbattimento preventivo, così come la sorveglianza rafforzata degli allevamenti, ha concluso l'Anses. Il ministro Denormandie, nell'annunciare che la Francia è il primo Paese dell'Ue ad avviare la sperimentazione del vaccino, mira a convincere gli Stati membri a cambiare idea, adottando anche loro la stessa risposta.

Le aree più colpite in Francia sono quelle dedite alla produzione del foie gras, dove gli allevatori hanno ritenuto indispensabile vaccinare le anatre, per evitare di perdere tutti gli animali, come quando l'anno scorso hanno dovuto abbattere 3,5 milioni di uccelli con danni economici altissimi. Ad oggi, però, il ministero francese ha ricordato che "nessun vaccino adatto agli uccelli della famiglia Anatidae [palmipedi] è stato autorizzato dalla Commissione Europea", mentre ne esiste uno per polli e tacchini.

Se il ministro francese è fiducioso sulla repentina risposta offerta quest'anno, il sindacato degli agricoltori Modef, ripose scarsa fiducia nelle misure del governo, parlando del rischio di "vedere queste crisi ripetersi ogni anno". "Mentre il flusso di persone e i trasporti sono da tempo elencati come i principali fattori di rischio nella diffusione del virus, i servizi statali non hanno effettuato alcun controllo a questo livello, e ancor meno sulla concentrazione di animali in certe zone e fattorie", ha evidenziato il sindacato, difendendo il modello dei piccoli agricoltori che praticano invece l'allevamento all'aperto.

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