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Giovedì, 26 Maggio 2022
Crisi

"Niente Iva sul cibo", la proposta della Commissione Ue per tutelare i consumatori

L'idea è di frenare i prezzi degli alimenti, schizzati con l'aumento dei costi di materie prime quali grano e fertilizzanti. La Polonia ha già adottato la misura a febbraio

Ridurre a zero l'Iva sui prodotti alimentari. Questa la proposta della Commissione europea per abbassare i costi del cibo per i consumatori. L'idea è contenuta nel pacchetto di azioni lanciate la settimana scorsa dall'Unione europea per tutelare la sicurezza alimentare dei cittadini e far fronte alla crisi esplosa con il conflitto in Ucraina. L'inflazione sui prezzi dei generi alimentari al consumo stava già montando in maniera rapida in diversi Stati membri prima dell'invasione russa dell'Ucraina, spinta da alti costi dell'energia e di altri fattori di produzione. Adesso, con il Paese guidato da Volodimir Zelensky in gran parte escluso dal commercio internazionale, la cui produzione agricola per il prossimo anno è fortemente a rischio, la pressione è aumentata.

Ad essere particolarmente colpito è il commercio di grano, mangimi e fertilizzanti, che si riflette nell'aumento dei prezzi di beni connessi a queste materie prime, come pane, pasta, farina, ma anche prodotti derivati dagli allevamenti, come carne e salumi. La Commissione, che dichiara di seguire da vicino gli sviluppi della situazione, sta provando a capire in quale misura l'aumento dei costi si trasformerà in un incremento dei prezzi alimentari al consumo. L'Ue rassicura di essere un esportatore netto di cibo e la Politica agricola comune (Pac) sarebbe in grado di assicurare una sufficiente disponibilità di cibo a prezzi ragionevoli per i consumatori. Ciò nonostante l'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, scrive la Commissione in una nota, “avrà un impatto sui consumatori a basso reddito”. Secondo l'Ue la prima linea di sostegno per i gruppi più vulnerabili è rappresentata dai programmi nazionali di protezione sociale, cui si connettono altri programmi dell'Ue, come il Fondo per gli aiuti europei agli indigenti (Fead), che sostiene le banche alimentari in tutta l'UE.

Per rafforzare il sostegno ai consumatori europei, l'Unione europea suggerisce anche che “le aliquote dell'imposta sul valore aggiunto (Iva) sui prodotti alimentari possono anche essere ridotte a zero per abbassare i costi alimentari per i consumatori”. Al momento in Italia, l'Iva sui prodotti alimentari di base, considerati di prima necessità, è pari al 4%. è l'aliquota più bassa, rispetto a quella del 10% applicata ai servizi del settore turistico, ad alcune attività del settore edilizio e ad alcuni prodotti agroalimentari. La Polonia ha già adottato la misura, inserendola nell'ultimo "scudo anti-inflazione", in vigore da febbraio, e che include il taglio a zero dell'Iva su cibo, gas e fertilizzanti. Si stima che costerà al bilancio tra i 15 e i 20 miliardi di zloty (3,3-4,4 miliardi di euro).

A proposito delle azioni adottate dalla Commissione, il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti le ha accolte con favore, reputandole però insufficienti. “Sarà possibile contenere in qualche misura l’aumento senza precedenti dei costi di produzione ed aumentare i raccolti di cereali e colture proteiche. Saranno, però, necessari nuovi interventi per contribuire ad evitare situazioni di crisi alimentare a livello internazionale”, ha commentato Giansanti. La federazione delle imprese agricole, inoltre, valuta positivamente l’annuncio dell'Ue relativo alla richiesta agli Stati membri di trasmettere mensilmente i dati relativi alla disponibilità di prodotti e mezzi di produzione essenziali, allo scopo di assicurare in ogni circostanza la continuità delle forniture. Secondo i dati forniti dalla Cia – Agricoltori Italiani, l'aumento dei costi pesano già sul carrello della spesa. In media i prezzi al consumo sono aumentati del 4,6%, con picchi per alcuni beni. In testa agli aumenti troviamo l'olio di semi (+19%), di cui l'Ucraina è uno dei principali esportatori, verdura (+17%), pasta (+12%), frutta (+7%) e carne (+6%).

Nel frattempo la fiducia degli Italiani è in calo. Secondo l'Istat, l'indice di fiducia dei consumatori si è abbassato da 112,4 a 100,8, mentre quella delle aziende è scesa dal 107,9 al 105,4. Questo valore, registrato a marzo, è il più basso da gennaio 2021, quando il Paese era ancora in piena crisi pandemica. “L’economia di famiglie e imprese va rispettata e tutelata, lavorando sul serio contro le speculazioni”, sottolinea la Cia in una nota, aggiungendo che “occorre governare i prezzi nel loro insieme”. Secondo la federazione, solo frenando le speculazioni ci saranno vantaggi condivisi, dando respiro agli investimenti. La Cia chiede inoltre con forza un “Patto di sistema”, capace di garantire un’equa ripartizione del valore dei beni prodotti, indispensabile al fine di ostacolare le pratiche sleali. Il prezzo della crisi non può riversarsi solo sulle spalle di agricoltori e consumatori, ma va condiviso con le grandi catene dei supermercati e della distribuzione organizzata.

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