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Martedì, 4 Ottobre 2022
I dati

Con la crisi in Ucraina l'Ue ha esportato il 35% in più di grano

Marocco e Tunisia i principali acquirenti. A guadagnarci anche i produttori italiani, che temono un calo delle quotazioni

I prodotti alimentari dell'Unione europea segnano un record: quasi 35 miliardi il valore totale del commercio registrato a maggio 2022, con le esportazioni pari a 19,4 miliardi di euro. Il risultato, precisano le fonti di Bruxelles, è frutto anche del continuo aumento dei prezzi delle materie prime. Un risultato quindi 'dopato' da inflazione e costi energetici alle stelle, ma nonostante questa alterazioni va notato un dato: quello che riguarda grano e mais, le cui vendite all'estero sono aumentate grazie alla crisi nel settore cerealicolo esplosa con la guerra tra Russia e Ucraina. Il lungo blocco delle esportazioni da parte di Kiev sulla rotta del Mar Nero ha spinto diversi Paesi a rivolgersi per i rifornimenti agli Stati membri europei, inclusa l'Italia.

Le principali destinazioni delle esportazioni di prodotti agroalimentari sono il Regno Unito, gli Stati Uniti e la Cina, ma per quest'ultima restano basse rispetto al potenziale che potrebbe offrire Pechino. I britannici recuperano dagli ex-partner pre-Brexit preparazioni di cereali, vino e carne di pollame. Sono aumentate del 15% le esportazioni verso l'Africa subsahariana, dove l'Ue spedisce olio di girasole (+972%), lo zucchero bianco e il mais. Il rapporto della Commissione europea ha evidenziato che si sono rafforzate anche le vendite dirette in Medio Oriente e Nord Africa (+44%). In particolare, le esportazioni di cereali e preparati derivati sono cresciute del 75% rispetto all'anno precedente, raggiungendo 919 milioni di euro.

In tal caso l'aumento riguarda sia le quantità che i valori delle esportazioni. In generale, la crescita più imponente l'ha registrata il grano, le cui esportazioni sono aumentate in media del 35% rispetto a maggio 2021. Cifre record per le vendite dirette in Marocco (+625%) e in Tunisia (+208%), Paesi che dipendevano fortemente dall'Ucraina e per le quali si temeva un collasso alimentare. “L’Unione europea ha quindi svolto una funzione fondamentale per contrastare una crisi alimentare globale. Una funzione resa possibile da un potenziale produttivo che va assolutamente salvaguardato”, ha commentato Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, preoccupato però del possibile abbassamento delle quotazioni del grano.

D'altra parte il blocco dei 27 ha visto anche un incremento delle importazioni, pari a 15,6 miliardi di euro (+48% rispetto a maggio 2021), causato principalmente dalle maggiori importazioni di mais e dai prezzi più elevati di caffè e frutta secca. Ad avvantaggiarsene c'è soprattutto il Brasile. Le importazioni dal Paese guidato da Jair Bolsonaro sono aumentate del 41% tra aprile e maggio 2022 e dell'84% rispetto a maggio 2021, con 459 milioni di euro spesi dall'Ue per i semi oleosi e 72 milioni per recuperare cereali. Dalla Cina gli Stati europei recuperano soprattutto acidi grassi, cere e alimenti per animali domestici, mentre dall'Australia vengono acquistati semi di colza, lana, seta e vino.

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