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Giovedì, 18 Aprile 2024
Dall'Est

Il grano ucraino destinato ai Paesi poveri? "Buono solo per gli animali"

Già in crisi l'intesa tra Paesi dell'Est e Unione europea, che ha verificato come milioni di tonnellate di cereali immagazzinati nell'Europa orientale non siano adatti al consumo umano

Appena raggiunto e già pone numerosi problemi. Si tratta dell'accordo stipulato una settimana fa dalla Commissione europea con i Paesi dell'Est del blocco che vede al centro lo stop alle importazioni di cereali e oli vegetali provenienti dall'Ucraina, che verranno destinati invece verso i Paesi del Sud del mondo. Secondo quanto rivela il quotidiano Politico, ci sarebbero tonnellate di grano nelle riserve degli Stati firmatari dell'intesa non adatte al consumo umano, ma solo ad essere utilizzate come mangimi per gli animali. Qualcuno nell'Europa orientale avrebbe "mentito" sulla possibilità di fare arrivare cibo alle popolazioni in difficoltà in Africa e Medio Oriente, dimostrando ancora una volta come le speculazioni alimentari siano all'ordine del giorno da quando è esploso il conflitto tra Mosca e Kiev.

La tregua

Il 28 aprile l'esecutivo europeo aveva raggiunto un accordo con cinque Paesi (Polonia, Ungheria, Slovacchia, Bulgaria e Romania), dopo settimane di protesta dei relativi governi contro l'accumulo di prodotti alimentari ucraini, ritenuti rei di aver spaccato i loro mercati interni, imponendosi grazie ai prezzi più bassi e suscitando le ire dei contadini locali. Il documento contiene essenzialmente due elementi. Innanzitutto si parla di un divieto temporaneo sulle importazioni in questi Stati di grano, mais, semi di colza e semi di girasole ucraini. Il blocco servirebbe a concedere una tregua agli agricoltori dell'Est Europa, trovatisi a competere con cibi ucraini venduti a prezzi troppo bassi rispetto ai loro. Oltre a questo il patto prevede di facilitare il transito dei prodotti ucraini verso Stati terzi, in particolare quelli del "Sud del mondo", attraverso il territorio dei cinque Paesi firmatari. In questo modo si sarebbero garantite le spedizioni destinate a quelle aree del mondo che più hanno sofferto in questo anno e mezzo circa di conflitto interruzioni di forniture e aumento della fame. Ad incidere era stata soprattutto l'interruzione della principale rotta di esportazione dei prodotti ucraini sul Mar Nero a causa della presenza militare russa.

L'inganno

I governi inclusi nell'accordo hanno ottenuto un sostegno totale di 100 milioni di euro da Bruxelles per compensare i danni subiti dai loro agricoltori. In base ai dati calcolati da Bruxelles circa il 65% del grano ed il 49% del mais provenienti da Kiev sono destinati ai Paesi del Sud del mondo. Una delle principali ragioni che aveva favorito l'intesa risiedeva nella possibilità di distribuire l'eccedenza ancora presente nei loro territori sotto forma di aiuti umanitari, come sbandierato dalla Polonia. "Forse possiamo anche cooperare con le agenzie delle Nazioni Unite, forse possiamo cooperare con il Programma alimentare mondiale", aveva dichiarato a Politico l'ambasciatore di Varsavia presso l'Ue. L'idea sarebbe in larga parte tramontata nel momento in cui i funzionari europei hanno fatto trapelare che, in base ad una loro analisi, milioni di tonnellate di grano presenti nei magazzini della regione non sono adatte al consumo umano. Sarebbe dunque impensabile la distribuzione da parte del Programma alimentare mondiale (Wfp), l'ente delle Nazioni Unite che si occupa di sfamare nelle situazioni di emergenza le popolazioni afflitte da fame a causa di siccità, carestia o in zone di guerra. L'organizzazione ha l'abitudine di acquistare grano di alta qualità per la macinazione e lo consegna come aiuto alimentare sotto forma di farina.

Un mare di speculazioni

Anche un portavoce polacco ha confermato che circa 2,5 milioni di tonnellate dei 4 milioni di cereali e semi oleosi in eccedenza erano adatti solo al foraggio. A livello diplomatico i sospetti principali nell'aver concepito questo "inganno" si dirigono proprio verso il governo di destra polacco, che non intende perdere il sostegno delle zone agricole in previsione delle elezioni politiche fissate in autunno. Le Nazioni Unite già dallo scorso anno hanno evidenziato come l'invasione russa dell'Ucraina abbia determinato "speculazioni eccessive" sui mercati delle materie prime: i commercianti scommettono sulle interruzioni delle rotte di approvvigionamento del Mar Nero, che fanno così schizzare i prezzi globali dei cereali e degli oli vegetali. Nel giugno dello scorso anno Bruxelles aveva deciso di sospendere temporaneamente tutti i dazi all'importazione sulle merci ucraine per supportare l'economia di Kiev devastata dalla guerra. Questo in aggiunta alle riduzioni tariffarie che erano già presenti nell'accordo tra l'Ue e l' Ucraina. Le restanti tariffe erano state rimosse su prodotti industriali, frutta e verdura e altri prodotti agricoli. L'attuale regime scadrà all'inizio di giugno e dovrebbe essere prorogato di un altro anno.

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