Sabato, 18 Settembre 2021
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Il caporalato anche in Olanda: migranti in condizioni disumane e senza diritti

Nel Limburgo, regione agricola nel Sud del Paese, le autorità hanno scoperto più di 50 stagionali rumeni che lavoravano in nero per un'azienda agricola e che vivevano in baraccopoli. Non è la prima volta che un caso del genere macchia la reputazione dell'agricoltura olandese. Ma mancano i controlli

La baraccopoli scoperta in Olanda (Foto della Municipalità di Maasgouw)

Grazie all'innovazione e alle sue serre ipertecnologiche, l'Olanda è diventata un gigante dell'agricoltura mondiale. Ma dietro questa facciata d'eccellenza si nasconde un sottobosco di sfruttamento, in particolare dei lavoratori migranti, che ricorda da vicino il caporalato presente in diverse aree dell'Italia. Lo dimostra il caso delle condizioni disumane in cui vivevano oltre 50 stagionali rumeni impegnati a lavorare (in nero) in una fattoria vicino a Linne, nel Limburgo, regione meridionale dei Paesi Bassi. 

Condizioni disumane

"Condizioni spaventose e disumane”, le ha descritte il sindaco di questa cittadina nel cuore di una delle principali aree rurali dell'Olanda. “Raramente ho visto un degrado del genere”, ha aggiunto. Secondo quanto riferisce 1Limburg, i migranti romeni alloggiavano in una vera e propria baraccopoli, ammassati gli uni agli altri e in pessime condizioni igieniche e sanitarie. 

Il caso potrebbe non essere isolato. Uno studio finanziato dall'Open Society Foundation ha messo a nudo le preoccupanti lacune della legislazione e del sistema di controlli olandesi nel settore dell'agrifood. Lacune che lasciano aperta la porta allo sfruttamento dei migranti stagionali. Secondo i dati del 2018, la forza lavoro stagionale si aggira intorno alle 180mila unità all'anno. La stragrande maggioranza non viene assoldata direttamente della aziende, ma attraverso delle agenzie interinali.

Le agenzie interinali

Ed è proprio qui che si creano i primi problemi: lo studio rivela come le agenzie, per massimizzare i loro profitti, riducano al minimo le paghe dei migranti (sotto i 10 euro all'ora, ben lontano dal salario minimo olandese) e impongano condizioni che di fatto annullano qualsiasi tipo di tutela. Per esempio, i sindacati riportano che diverse donne polacche, che giungono nei campi e nelle serre del Paese portando con sé i figli, pur avendo un contratto regolare, non vengono pagate se costrette a restare a casa per curare il figlio. Diritto che dovrebbe essere riconosciuto.

La carenza di controlli

Il report di Open Society punta il dito contro l'assenza di controlli: "Attualmente, solo il 3,5% delle aziende viene monitorato annualmente dall'Ispettorato del lavoro" a causa dei tagli del governo al personale. Nel 2018, l'ispettorato è riuscito a controllare appena "l'1% di tutte le aziende considerate a maggior rischio di violazioni". Un sindacato ha raccontato il caso di un gruppo di lavoratori stagionali polacchi che hanno riportato ustioni mentre manipolavano sostanze chimiche in un'azienda agricola. L'episodio è stato segnalato all'ispettorato, ma i controlli sono scattati solo tre mesi dopo. Quando i lavoratori erano già tornati in Polonia. Il report segnala anche alcune falle in quelle che sono il fiore all'occhiello dell'agricoltura olandese, le serre: le "condizioni di caldo e umidità" e "l'alta intensità di lavoro" rappresentano dei potenziali rischi, che però sarebbero sottostimati dalle autorità visto che coloro che corrono tali rischi sono spesso migranti stagionali.

Un problema europeo

L'Olanda non è il solo Paese del Nord Europa dove ong e sindacati denunciano lo sfruttamento nei campi: succede anche in Germania e Svezia, stando al report di Open Society. Mentre un report del Parlamento europeo ha sollevato il caso della Spagna e più in generale dell'agricoltura Ue. Lo studio del Parlamento segnala anche come le lacune nei controlli abbiano un impatto anche sulla pandemia, favorendo i contagi. Lo si è visto la scorsa estate, in Italia come in Germania. Proprio in questi giorni, nel Limburgo olandese, si segnala un significativo aumento dei positivi che potrebbe essere legato anche all'arrivo degli stagionali. 

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