Tetto ai contributi, eco-schemi e ambiente: cosa sapere sulla nuova Pac

Approvata al Parlamento europeo la politica agricola post-2022. Eurodeputati divisi su Green deal, concentrazione dei fondi e autonomia di scelta agli Stati membri. Comincia ora la trattativa con il Consiglio

Il futuro della Politica agricola comune si è deciso in un’inedita sessione parlamentare in videoconferenza, con tempi contingentati e lunghe liste di voto stilate la notte di lunedì, quando la presidenza dell’Eurocamera ha dato il via libera alla votazione prioritaria degli emendamenti di compromesso. Una mossa che, secondo i partiti minori, avrebbe impedito il passaggio in plenaria di migliaia di proposte di modifica. In gioco c’è il 30% del bilancio europeo dei prossimi anni - al netto del Recovery Fund - ma anche il modello di sviluppo del settore agricolo, responsabile del 10% delle emissioni inquinanti a livello Ue. 

Gli eco-schemi

Sull’ambiente sono emerse le maggiori criticità del testo, definito “una resa” dalla stessa Greta Thunberg. Gli eurodeputati non fanno infatti riferimento agli obiettivi del Green Deal o alle strategie sulla biodiversità o sulla sostenibilità in agricoltura (Farm to Fork) adottate dalla Commissione europea negli ultimi mesi. Si preferisce invece un riferimento all'Accordo di Parigi. Tra gli emendamenti approvati c’è anche quello che riserva il 30% del bilancio per i pagamenti diretti (la gran parte dei fondi Ue per l’agricoltura) da destinare agli eco-schemi volontari. Ma i più critici fanno notare che con la distribuzione delle risorse stabilita negli ultimi giorni l’espressione “almeno il 30%” diventerà “massimo il 30%”.

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Pagamenti diretti

Altra partita importante era quella sul tetto massimo ai pagamenti diretti. L’enorme diseguaglianza tra beneficiari (il 2% delle imprese riceve il 30% delle risorse mentre l’80% deve spartirsi il 20% degli aiuti) ha convinto gli eurodeputati a fissare un massimale di 100.000 euro annui da destinare alle imprese. Ridotti anche i contributi Ue superiori ai 60.000 euro annui, mentre ai Paesi Ue si lascia la possibilità di destinare almeno il 2% delle dotazioni per i pagamenti diretti a sostegno dei giovani agricoltori. Frodi e zone grigie che hanno dato vita a stanziamenti alquanto discutibili hanno poi costretto il Parlamento a precisare che i finanziamenti Ue dovrebbero essere riservati a chi svolge almeno un "livello minimo" di attività agricola. “Coloro che gestiscono aeroporti, servizi ferroviari, impianti idrici, servizi immobiliari, terreni sportivi e aree ricreative permanenti sono automaticamente esclusi”, si legge in una nota dell’Eurocamera.

Per affrontare l’instabilità dei prezzi e le vulnerabilità che caratterizzano il settore primario, il Parlamento ritiene che la riserva per le crisi, prevista per aiutare gli agricoltori in caso di instabilità dei prezzi o dei mercati, sia convertita “da strumento ad hoc a strumento permanente dotato di un bilancio adeguato”. Un punto che, come tutti gli altri, andrà affrontato nel negoziato con il Consiglio, dove sono rappresentati i Governi nazionali. 

Le reazioni

Le principali critiche delle forze di opposizione in Parlamento e delle associazioni ambientaliste fuori dal Palazzo si sono concentrate su uno dei tre testi in discussione questa settimana, ovvero il regolamento sui piani strategici. Si accusa la maggioranza di aver fatto un’operazione di ‘greenwashing’, cioè di ambientalismo di facciata. La ripartizione dei fondi, in particolare, viene duramente attaccata perché ancora legata al numero degli ettari coltivati o alla quantità di capi allevati. La delusione ha riguardato anche gli eco-schemi, ovvero i canali di finanziamento dedicato agli agricoltori che vogliono diminuire l’impatto ambientale delle loro aziende tramite azioni di mitigazione del cambiamento climatico. Nel testo approvato “non esiste un elenco obbligatorio per gli Stati membri che stabilisca cosa sia effettivamente un eco-schema e per quali pratiche gli agricoltori possono effettivamente ricevere denaro aggiuntivo”, sostiene Thomas Waitz dei Verdi. Un fatto, secondo l’ambientalista, aggravato dalla provenienza di tali risorse: “Sono soldi dei contribuenti!”, denuncia su Twitter. 

“Abbiamo ottenuto il migliore compromesso possibile”, si legge in una nota di Forza Italia. La formazione che in Europa aderisce al Partito popolare europeo sostiene che “in tempi di grande incertezza economica, è fondamentale dare agli agricoltori un quadro normativo chiaro”. “Troppi agricoltori perdono i loro soldi, il loro lavoro, a volte anche la vita nelle crisi agricole”, sostiene uno dei relatori dei testi votati in settimana, il socialista Eric Andrieu. “I mercati agricoli sono strutturalmente instabili, ma possiamo fare qualcosa”, aggiunge il francese. Ad esempio, “la Commissione dovrebbe avere più poteri e svolgere un ruolo più attivo nella regolamentazione del settore”, spiega Andrieu. Anche l’eurodeputata Ulrike Muller di Renew Europe si dice soddisfatta: “Siamo riusciti a integrare idee innovative per il ricambio generazionale nelle nuove regole della Pac e ad aumentare i fondi volti a sostenere i giovani agricoltori”. La partita si sposta ora ai negoziati inter-istituzionali con il Consiglio Ue, dove sono rappresentati i Paesi membri. In tanti si aspettano una trattativa difficile su quella che, tradizionalmente, è una delle materie più controverse e contese a livello europeo. 

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