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Domenica, 3 Luglio 2022
L'annuncio

L'India blocca le esportazioni di grano. Mercati alimentari in tilt

Secondo i vertici del G7, questa decisione "aggraverà la crisi" dell'approvvigionamento di cereali, determinata dalla guerra in Ucraina

I picchi del termometro stoppano le esportazioni di grano dall'India. Lo ha annunciato il governo di NUova Delhi, guidato dal primo ministro Narendra Modi, a fronte del temuto calo di produzione, dovuto soprattutto alle ondate di caldo estremo che hanno colpito il Paese nelle ultime settimane. Secondo i vertici del G7, questa decisione "aggraverà la crisi" dell'approvvigionamento di cereali, determinata dalla guerra in Ucraina.

L'India è il secondo produttore mondiale di grano e a marzo aveva annunciato di aver già venduto 7 milioni di tonnellate di grano, puntando ai dieci milioni per i prossimi raccolti. Una decisione che avrebbe potuto dare sollievo al mercato globale, caratterizzato da prezzi record e privato dei raccolti fermi nei silos o nei porti del mar Nero. Adesso arriva il retro-front, con la scelta di bloccare le vendita all'estero, tranne nei casi di permessi speciali. L'obiettivo dichiarato è di garantire la "sicurezza alimentare" di una popolazione che conta 1,4 miliardi di persone.

New Delhi garantisce che verranno comunque adempiuti gli obblighi previsti nei contratti di esportazione conclusi prima del decreto, dato che la misura riguarda solo le trattative future. Per queste ultime, l'India si riserva la possibilità di deroghe, al fine di " soddisfare le esigenze" dei Paesi che ne abbiano bisogno. L'annuncio ha suscitato immediate critiche da parte dei ministri dell'agricoltura del G7 riuniti a Stoccarda, in Germania, dato che arriva in un momento in cui il mercato mondiale del grano è già sottoposto a forti tensioni a causa del conflitto ucraino. "Se tutti iniziano a imporre queste restrizioni o addirittura a chiudere i mercati, questo non farà che peggiorare la crisi e danneggerà anche l'India e i suoi agricoltori", ha dichiarato il ministro dell'Agricoltura tedesco Cem Özdemir.

A motivare questa repentina retromarcia ci sono le ondate di caldo estremo, che da due mesi a questa parte hanno inflitto alla penisola indiana temperature estreme che sfiorano i 50 gradi. Già all'inizio di maggio, il governo aveva dichiarato che le condizioni meteorologiche avrebbero portato a un calo del raccolto di grano per la prima volta in sei anni, di almeno il 5% rispetto al 2021, quando ne erano state raccolte circa 110 milioni di tonnellate.

I prezzi più alti, coniugati a disponibilità inferiori, aumenterebbero il rischio di carestie e disordini sociali, soprattutto nei Paesi più poveri, costretti ad importare grandi quantità di cereali. Questo il contesto in cui si innesta la misura dell'India, reputata protezionistica da parte dei principali Paesi importatori. Già a fine aprile, l'Indonesia, il più grande produttore mondiale di olio di palma, aveva vietato le esportazioni di una tipologia specifica, al fine di contenere l'impennata dei prezzi interni e un rischio di penuria, dovute alle maggiori richieste dall'estero, nel frattempo privato dell'olio di girasole ucraino.

"I nostri agricoltori hanno fatto in modo di prendersi cura non solo dell'India, ma di tutto il mondo", aveva dichiarato il mese scorso il ministro del commercio e dell'industria Piyush Goyal. La settimana scorsa, erano state annunciate visite da parte di delegazioni indiane in diversi Paesi del Nord Africa, in Turchia, Vietnam, Tailandia e Libano per "esplorare le possibilità di migliorare le esportazioni di grano dall'India". Oggi si teme questi viaggi saranno annulati.

La prima a frenare le esportazioni, in quel caso di mais, appena dopo lo scoppio del conflitto era stata l'Ungheria, scatenando pesanti critiche da parte della Commissione europea, mentre di recente anche Serbia e Kazakistan hanno limitato con quote le spedizioni di cereali all’estero. Secondo la Coldiretti, nonostante l'Italia non abbia importato in modo diretto dall'India, questa decisione potrebbe provocare un aumento dell'inflazione pari al 6,1% nell'eurozona, con un taglio delle stime di crescita del Pil. L’emergenza mondiale riguarda anche il nostro Paese, che importa oltre il 60% del proprio fabbisogno di grano tenero, necessario per la produzione di pane e biscotti, il 35% del grano duro per la pasta e il 46% del mais per l’alimentazione del bestiame.

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