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Giovedì, 18 Aprile 2024
Conflitti nei campi

Perché gli agricoltori europei temono l'ingresso dell'Ucraina nell'Ue

Le organizzazioni di categoria sono spaventate da costi bassi, uso di pesticidi vietati e standard inferiori di benessere animale che potrebbero creare una concorrenza sleale

Gli agricoltori europei sono arrabbiati e preoccupati per un ingresso dell'Ucraina nell'Unione europea che temono potrebbe essere troppo rapido e non bilanciato. È quanto emerge dalla conferenza stampa della Copa-cogeca. L'organizzazione, che rappresenta aziende e cooperative agricole a livello europeo, ha sottolineato in un incontro con i giornalisti tutti i rischi connessi all'entrata dei prodotti alimentari di una potenza agricola come Kiev, accelerata in modo inaspettato dall'invasione russa. Le dichiarazioni dimostrano che le preoccupazioni sono ampie e condivise da vari Paesi, non solo da Polonia, Ungheria Repubblica ceca, che da mesi denunciano come il grano ucraino a prezzi troppo bassi stia avendo gravi ripercussioni sui loro mercati interni. I danni per i produttori europei sarebbero aggravati da un calendario a tappe forzate, fissato per accelerare l'ingresso dell'Ucraina nel blocco degli Stati membri senza le necessarie precauzioni. A questo si aggiungono le critiche ai vari piani di Bruxelles, che punta ad un'agricoltura europea con molti meno pesticidi e standard ambientali più elevati, senza guardare con attenzione alla tremenda concorrenza fuori dal continente.

I dazi non bastano

I mercati europei in questi mesi sono stati "scossi" dalla guerra in Ucraina, prima per l'assenza improvvisa delle forniture di grano e oli vegetali dall'Ucraina, poi dall'ingresso via terra di questi prodotti grazie ai corridoi di solidarietà, che hanno però causato danni ai produttori europei, in particolare quelli di Paesi limitrofi come Polonia e Ungheria. La mossa per arginare il problema è stata quella di imporre dazi doganali, ma verrebbe meno una volta completato il processo di adesione. A spaventare il settore agricolo è l'idea che, diventando un membro dell'Ue, Kiev possa piombare sui mercati agricoli con una massa di prodotti a buon mercato tale da schiacciare i "concorrenti" degli attuali Paesi del blocco.

"L'Ucraina è una potenza agricola ed entrerà nell'Unione europea. Bisognerà capire lo scenario con l'ingresso di questo Paese a livello agricolo", ha dichiarato Ramon Armengol presidente spagnolo della Cogeca durante la conferenza stampa. "Non posso valutare sin da ora l'impatto dell'adesione di Kiev, ma il settore agricolo deve vegliare sull'ingresso, verificare e concentrarsi sui dettagli, soprattutto a livello legislativo, perché l'Ucraina ha ancora delle differenze importanti nelle sue norme rispetto agli standard europei", ha aggiunto il rappresentante delle cooperative europee.

Sfide su più fronti

In questo periodo coltivatori e allevatori stanno ingaggiando varie battaglie nei confronti della Commissione europea, per ammorbidire ed arginare i piani proposti dai funzionari a proposito di prodotti fitosanitari, emissioni di metano negli allevamenti e benessere animale. A proposito del regolamento sull'utilizzo sostenibile dei pesticidi, con cui la Commissione vorrebbe ridurre il loro uso del 50% entro il 2050, la presidente della Copa Christiane Lambert è molto severa nei confronti di Bruxelles.

"L'Europa è ingenua, mentre altri Paesi stanno riarmando gli agricoltori, come la Cina e gli Stati Uniti", ha dichiarato, sottolineando che "l'ideologia contro i pesticidi non deve portare a una riduzione della sicurezza sanitaria". Lambert ha inoltre ribadito lo slogan: "Nessun divieto senza soluzioni", in riferimento all'interdizione di pesticidi pericolosi per cui non esistano prodotti alternativi adeguati. Secondo la Copa sono necessari maggiori investimenti nella ricerca, al fine di accelerare il processo di creazione e registrazione dei prodotti biologici e di origine naturale, che dovrebbero sostituire o comunque integrare quelli sintetici.

Sostanze vietate nei campi

Proprio a proposito di pesticidi sorgono altri problemi con l'Ucraina. Le autorità dei Paesi confinanti avrebbero riscontrato che i livelli di residui di queste sostanze rientrano nei limiti fissati dall'Ue, quindi possono essere commercializzati. D'altro canto però gli agricoltori ucraini sono ancora autorizzati ad utilizzare nei campi prodotti chimici attualmente vietati dall'Ue a causa della loro pericolosità per salute e ambiente. Questo dato costituirebbe una violazione in termini di concorrenza, oltre che di sicurezza alimentare. "L'Ucraina è un grande paese agricolo, ma con regole differenti dalle nostre a livello ambientale, come per l'utilizzo di fitosanitari", ha ricordato Lambert.

La presidente della Cogeca ha evidenziato anche come nel 2003-2004 per l'ingresso dei Paesi dell'Est Europa fossero stati effettuati numerosi studi per calcolare e ammorbidire l'impatto sul piano economico e sociale, mentre stavolta la situazione è differente. La brutalità dell'attacco della Russia in Ucraina ha completamente modificato il normale calendario di adesione, facendo precipitare la situazione e generando gravi conseguenze sui prezzi di energia e carburanti, anche queste a discapito dei produttori europei. "Gli agricoltori non possono sopportare da soli le conseguenze di un conflitto di cui non hanno responsabilità. Bisogna aiutare i Paesi i cui agricoltori soffrono di questo ingresso improvviso di prodotti agricoli ucraini", ha sottolineato Lambert.

Razionalizzare i trasporti

Altro punto dolente è quello della logistica e dei trasporti. Liberando il Mar Nero dalle mine piazzate dalle armate di Vladimir Putin, quella via mare rimane una soluzione valida ed economicamente conveniente, mentre insistere per caricare e far viaggiare sui camion grano e olio ucraino si sta rivelando problematico e troppo costoso. Pur ribadendo la necessaria solidarietà nei confronti degli agricoltori ucraini, secondo le organizzazioni è indispensabile che la Commissione provveda a garantire compensazioni anche agli agricoltori dei Paesi membri.

Altro strumento indispensabile, evidenziano, sarebbe quello di dare vita ad un piano di investimenti per il settore rurale, che all'epoca del commissario Jean-Claude Juncker era stato calcolato in 350 milioni di euro. Il progetto sarebbe stato soppiantato prima dalla crisi climatica poi dall'invasione russa. Intanto i cereali ucraini potrebbero rivelarsi indispensabili già da questo autunno. La siccità sta mettendo in pericolo oltre l'80% delle massicce coltivazioni iberiche, ha ammesso Armengol. L'unica strada per sfamare persone ed animali potrebbe essere proprio quella di rivolgersi al cibo fornito da Kiev.

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