Arance rosse in Cina? Ci sono già e non sono siciliane

Le producono a Wanzhou e derivano dal Tarocco. Insieme agli alti costi del trasporto, potrebbero vanificare l'accordo commerciale sugli agrumi raggiunto da Italia e Alibaba

La prima partita di arance rosse siciliane provenienti dall'Italia è arrivata sul mercato cinese martedì, dopo che la frutta importata ha superato l'ispezione doganale a Shanghai, secondo quanto reso noto dall'ufficio doganale locale. ANSA

I primi due container di arance rosse di Sicilia sono stati spediti in Cina a inizio marzo. E la visita del presidente cinese Xi Jinping a Palermo ha rilanciato questo nuovo asset dell’export dell’Isola, salutato come una conquista politica del nuovo governo gialloverde. Ma i dubbi sul successo dell’operazione sono tanti. A partire dal fatto che le arance rosse in Cina esistono già, coltivate in loco. E persino “discendenti” dai tarocchi siciliani. 

L'accordo con Alibaba

Ma andiamo per ordine. L’accordo raggiunto tra Italia e Cina, o meglio, tra ministero dell’Agricoltura italiano e Alibaba (l’Amazon cinese), prevede la spedizione via aereo di arance rosse siciliane. La scelta del cargo con le ali e non di quello marittimo è dovuta al fatto che l’arancia  rossa perde sapore se raccolta prima che sia matura: serve dunque un trasporto rapido. 

Mantenere il sapore originario è fondamentale, dal momento che gli agrumi siciliani dovranno soddisfare i palati della fascia di mercato premium, quella dell’upper class cinese per intenderci. Del resto, non potrebbe essere altrimenti: il costo del trasporto aereo comporta che ogni chilogrammo di arance costerà ai cinesi almeno 1,50 euro in più rispetto al mercato europeo. 

I rischi per la Sicilia

E qui sorgono i primi dubbi sul successo dell’operazione. Come scrive l’agenzia di stampa cinese Xinhua, a fronte di “un interesse del mercato”, resta da vedere “come i consumatori reagiranno ai costi più alti. I produttori delle arance rosse siciliane – argomenta l’agenzia - commercializzano il loro prodotto sotto il marchio ‘made in Italy’, noto per i suoi prodotti di lusso come la moda, i mobili, i prodotti di design e i prodotti alimentari di alta gamma. Le arance sono insolite in questo mix, in quanto vengono semplicemente raccolte dagli alberi e vendute, senza processi che aggiungano valore al prodotto di base”.

Secondo Silvana Ballotta, responsabile di Business Strategy, società di consulenza focalizzata sul mercato cinese, c’è un altro rischio: “Esportare in Cina ha senso solo se il volume è alto" e “non è chiaro se gli agricoltori italiani saranno in grado di soddisfare la domanda”.

Le arance rosse di Wanzhou

Infine, il terzo fattore di dubbio: la Cina produce già delle arance rosse. Che tra l’altro derivano proprio dalla specialità siciliana più nota, quella Tarocco. Le si coltivano a Wanzhou, nella Cina centrale, e sono state prodotte dal Citrus Research Institute of Chinese Academy of Agricultural Science. 

“Dopo oltre dieci anni di sviluppo – scrive il Corriere Ortofrutticolo - le arance rosse di Wanzhou vantano oggi un valore di produzione di 200 milioni di yuan pari a 24 milioni di euro. Negli ultimi anni, il distretto di Wanzhou, promuovendo attivamente l’aggiustamento dell’economia agricola, è arrivato a coltivare un’enorme superficie di arance rosse, lì dove prima venivano piantati i cereali tradizionali, il che ha da un lato aumentato il reddito dei residenti, dall’altro protetto il sistema ecologico lungo il fiume Azzurro”.

Il successo della sperimentazione, pero’, si scontra con dei limiti dettati dalla particolare conformazione del terreno: “Qui i monti sono alti e i pendii sono ripidi – dice uno dei responsabili del progetto al Corriere ortofrutticolo - Il che è una caratteristica tipica della zona. Per cui le condizioni per costruire i frutteti sono relativamente imperfette. In futuro occorrerà quindi intensificare la costruzione delle infrastrutture per i frutteti, ma è facile prevedere che questo compito sarà arduo da realizzare”.

Insomma, non sarà facile per i cinesi competere con le arance siciliane. Ma non è detto che non possano riuscirci. Del resto, chi avrebbe detto pochi anni fa che Huawei avrebbe fatto concorrenza alla pari a colossi come Apple e Samsung?

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