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Le aziende agricole: "Anche l'Ue apra al genoma editing". Ambientalisti: "No, è come gli Ogm"

Il Regno Unito vuole aprire all'utilizzo su larga scala delle nuove tecnologie di modificazione genetica al centro di un acceso dibattito sulla loro sicurezza e differenza dai tradizionali Ogm. La Cia chiede che Bruxelles faccia lo stesso, ma GreenPeace, Wwf e altre associazioni sono contrarie

Continua a infuriare il dibattito sull'editing genomico, la nuova tecnologia che permette di modificare il Dna di piante e animali sena utilizzare però quello di specie diverse, e per questo ritenuta più sicura dagli scienziati e ugualmente rischiosa dagli ambientalisti. Dopo l'avvio delle consultazioni sull'autorizzo del genome editing, il Regno Unito post-Brexit ha preso le distanze dalle politiche comunitarie sulle innovazioni genetiche, equiparate agli Ogm da una sentenza della Corte di giustizia europea nel 2018.

Cia favorevole

La Cia-Agricoltori Italiani ha chiesto a Bruxelles la revisione della legislazione comunitaria che ritiene “ormai obsoleta” e che a suo avviso “non consente una transizione green in agricoltura”, vietando quelle biotecnologie che consentirebbero al settore “di affrontare con tempestività le sfide della competitività del mercato globale e di realizzare gli obiettivi di sostenibilità tracciati dal Green Deal”. Il presidente Dino Scanavino ha ricordato che il genome editing “non presuppone inserimento di Dna estraneo mediante geni provenienti da altre specie”, e questo assicurerebbe “la continuità delle caratteristiche dei nostri prodotti, garantendo anche l'aumento delle rese, insieme alla riduzione dell'impatto dei prodotti chimici e al risparmio di risorse idriche''. Per l'organizzazione le nuove biotecnologie avrebbero il merito di perfezionare il corredo genetico delle piante in maniera simile a quanto avviene in natura, ma con maggior precisione e rapidità, oltre ad avere il vantaggio di essere poco costose e di potersi facilmente adattare alle tante tipicità dei nostri territori.

Le critiche degli ambientalisti

Ma gli ambientalisti non la pensano così e sono insorti dopo il sì alla commissione del Senato ai 4 decreti sui cosiddetti 'nuovi Ogm', che il 13 gennaio andranno in commissione Agricoltura della Camera. Un vasto fronte di associazioni, tra cui Slow Food, Wwf, Legambiente, Greenpeace, Pro Natura, ha lanciato un appello contro l'approvazione dei decreti sulle New Breeding Techniques (Nbt) che, affermano, “costituirebbe un grave attacco alla nostra filiera agroalimentare, al principio di precauzione, ai diritti dei contadini, nonché la violazione della sentenza della Corte Europea di Giustizia che equipara nuovi e vecchi Ogm”. L'intervento legislativo punta ad aprire alle sperimentazioni ma, affermano le organizzazioni, "se la Commissione Agricoltura della Camera prenderà la stessa decisione di quella del Senato, Dop, Igp, vini di qualità, produzione biologica, prodotti dei territori, varietà locali e tradizionali potranno essere contaminate da prodotti ottenuti con le nuove tecniche di genome editing (Nbt) che non saranno etichettati come Ogm e quindi saranno irriconoscibili per i consumatori". Le nuove tecniche di genome editing secondo i firmatari "comportano spesso anche mutazioni indesiderate (off target), rese sempre più evidenti e documentate dalla letteratura scientifica. Infine, i protocolli di genome editing coinvolgono normalmente le stesse tecniche base dei 'vecchi' Ogm, responsabili di delezioni e riarrangiamenti non voluti”.

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