Il governo apre ai nuovi Ogm: "Leggi vecchie, l'Ue le riveda"

Alla riunione dei ministri europei dell'Agricoltura, l'Italia ha chiesto ufficialmente di cambiare le norme sugli organismi geneticamente modificati per aprire alle nuove tecniche

Adeguare il quadro giuridico europeo sugli organismi geneticamente modificati di nuova generazione per consentire il commercio di quelli di nuova generazione e l'uso di nuove tecniche come il "genoma editing". E' questa la posizione ufficiale espressa a Bruxelles dal governo italiano durante la riunione dei ministri dell'agricoltura Ue. 

Il riferimento è alla Direttiva 18/2001 sull'emissione deliberata nell'ambiente di organismi geneticamente modificati, che ha portato di recente la Corte di giustizia dell'Ue a equiparare i nuovi ogm a quelli "vecchi". La sentenza riguarda gli organismi ottenuti tramite la pratica della mutagenesi, che è diversa da quella del genoma editing "promossa" dal governo italiano. Ma le differenze tra le due tecniche sono minime: in entrambi i casi, si tratta di modificare il Dna (la mutagenesi lo fa con l'uso di sostanze chimiche mutagene, il genoma editing con delle proteine) e di fatto la sentenza della Corte alza un muro anche su quest'ultima pratica. Da qui la posizione del nostro esecutivo, o meglio del ministero guidato dal leghista Gian Marco Centinaio

La sentenza della Corte è stata salutata con favore dalla Coldiretti, poiché, a suo giudizio, la mutagenesi consente di ottenere varietà “ad un ritmo ed in quantità non paragonabili a quelle risultanti dall’applicazione di metodi tradizionali”. Occorre quindi “evitare gli effetti negativi sulla salute umana e l’ambiente e violare il principio di precauzione”. 

Diverso il parere della Cia, altra organizzazione italiana del settore agricolo, che sposa la linea del governo e chiede aggiornare le leggi Ue "per valutare con attenzione le caratteristiche e le opportunità del genome editing o editing genomico, il metodo che permette di selezionare caratteristiche migliorative delle piante, senza introdurre tratti estranei alla pianta stessa". A sostegno di questa istanza è arrivata nei mesi scorsi anche una lettera di 85 enti e istituti di ricerca europei (per l'Italia tra gli altri Cnr, Scuola Superiore Sant'Anna e Società italiana genetica agraria) rivolta alle istituzioni Ue, in cui si chiede a a Bruxelles di aggiornare la legislazione europea sugli ogm, per stare al passo con i progressi delle biotecnologie applicate all'agricoltura.

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