La cannabis legale rischia il default: stock invenduti e crollo in borsa

Il fenomeno sta colpendo il Canada, uno dei Paesi che ha maggiormente investito su questo mercato emergente. Secondo i dati del Global Cannabis Stock Index, dopo il boom del 2018, il mercato è crollato del 71%. Ma c'è chi spera in una ripresa grazie a una nuova ondata di legalizzazione dai prodotti alimentari ai farmaci

Il fiorente mercato mondiale della cannabis legale rischia di ritrovarsi invischiato in una gigantesca bolla speculativa. Lo denuncia una reportage del Financial Times sul Canada, uno dei maggiori player mondiali di questo mercato, e lo conferma l'andamento dei titoli in borsa delle principali aziende del settore. Per gli analisti, il crollo è dovuto in buona parte alle difficoltà di reindirizzare i consumatori abituali di cannabis dal mercato illegale a quello legale. Ma pesano anche i ritardi nell'adozione da parte dei Paesi occidentali, tra cui quelli Ue, di legislazioni più favorevoli all'uso della canapa. Compresi i ritardi sulla cosiddetta cannabis medica. 

Il mercato non decolla

La "bolla" sta cominciando a gonfiarsi, soprattutto in Canada, come dicevamo. Nel Paese nordamericano ci sarebbero, scrive il Financial Times, ben 400 tonnellate di marijuana legale rimasta invenduta nei magazzini, talmente tanta che potrebbe soddisfare la domanda interna per almeno 30 mesi. Secondo i calcoli dagli analisti, ognuna delle 51 aziende canadesi nate per produrre e mettere in commercio le infiorescenze di canapa da sola potrebbe soddisfare l'intera domanda attuale del mercato. Tra queste società, quelle quotate hanno subito un ulteriore contrazione del valore del titolo in borsa, accelerando un trend negativo che dura oramai da 12 mesi.

Tilray, tra i principali produttori mondiali di canapa, ha perso in un anno l'85% del proprio valore di borsa, con un valore del titolo scivolato da 148 a 21 dollari canadesi. Canopy Growth è passata dai massimi dello scorso maggio di 69,09 dollari a 24 (-62%). Aurora Cannabis ha bruciato il 63% della capitalizzazione passando da 13 a 3 dollari per azione. Ma crolli analoghi riguardano quasi tutte quotate del settore. Secondo un calcolo del Sole 24 Ore, i titoli dei produttori di cannabis in questi mesi avrebbero bruciato in borsa circa 30 miliardi. Dall'inizio del 2018, anno che ha segnato il boom del settore con circa 42 miliardi di investimenti fatti in società che producono e mettono in commercio cannabis legale, il mercato è crollato del 71%, raccontano i dati del Global Cannabis Stock Index.

Una seconda ondata di legalizzazione

Da questi dati, emerge un dato di fondo: la prima ondata di legalizzazione, che ha consentito lo sviluppo di un mercato della cannabis light (ossia di prodotti privi del principio attivo Thc contenuto invece nelle droghe illegali), non basta ad assorbire gli enormi investimenti fatti su scala mondiale. Serve una nuova fase di legalizzazione, "che possa portare all'introduzione di prodotti alimentari e liquidi per sigarette elettroniche a base di cannabis", scrive l'Agi. Ma non solo: uno dei business emergenti su cui più punta il settore è quello della cannabis medica.

Cannabis terapeutica: primo farmaco autorizzato dall'Ue

Di questo si parlerà, per esempio, a Malta tra il 19 e il 21 novembre in occasione del MedCan World Forum. A oggi, nell'Unione europea l'accesso a farmaci contenenti cannabis è ostacolato da diversi fattori, in particolare da normative che spesso equiparano il livello ricreativo con quello terapeutico. Il risultato è che i farmaci ci sono, ma sono pochi e a prezzi eccessivi. Alcuni Paesi membri, come la stessa Malta e la Germania, hanno approvato delle riforme volte a ridurre tali ostacoli, ma perché vi sia un mercato dei farmaci alla cannabis funzionante occorre un quadro normativo unico per tutta l'Ue.

La cannabis terapeutica

Nel febbraio 2019, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione si invitano la Commissione europea e le autorità nazionali a fornire una definizione giuridica di cannabis medica. Sotto la lente c'è il Cbd, ossia il cannabidiolo, sostanza che per alcuni Paesi Ue viene considerata al pari del Thc (quindi una droga a tutti gli effetti), mentre in altri è consentita con limiti che variano. Eppure, il mondo scientifico (tranne qualche eccezione) è ormai quasi unanime nel considerare il Cbd utilissimo per la cura di diverse malattie, tanto che la stessa Organizzazione mondiale della sanità ha raccomandato di non inserirlo .

"Il cannabidiolo - dice Gianpalo Grassi del Crea - si è rivelato efficace nel trattamento di: malattia di Huntington, morbo di Parkinson, schizofrenia, sclerosi multipla. Ha inoltre comprovati effetti antitumorali, antinfiammatori, analgesici, ansiolitici e il suo potere antiossidante (antinvecchiamento) è superiore a quello delle vitamine C ed E. Esiste già - continua - un farmaco a base di Cbd commercializzato negli Usa, l'Epidiolex (Nda), che si è rivelato efficace per la cura dell'epilessia. L'uso del Cbd per il trattamento dell'obesità e dei disturbi del sonno è già in fase pre-commerciale. Sono in fase di studio preliminare i trattamenti del diabete, del morbo di Alzheimer, della dipendenza da alcol, dell'encefalite spongiforme bovina e perfino della malaria". 

Insomma, le applicazioni sono notevoli. Tanto che le lobby del settore stimano in 55 miliardi il valore potenziale di questo mercato entro il 2028 nella sola Unione europea. Anche qui, pero', non mancano le divisioni tra chi vorrebbe limitare l'uso della cannabis terapeutica al solo settore farmaceutico e chi vorrebbe consentire anche la produzione fai da te. Cosa, quest'ultima, che avrebbe effetti notevoli sulla riduzione dei prezzi per i pazienti.  

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