Coronavirus, il Parmigiano reggiano triplica i turni e richiama i casari in pensione

Il consorzio di tutela del formaggio ottiene la deroga al regolamento Ue, che prevede che le forme siano preparate solo al mattino. E ha istituito una lista di 'riservisti' per evitare carenze di personale legate all'epidemia

Pochi lo sanno, ma per mantenere il prestigioso bollino di qualità dell'Ue 'doc', ossia denominazione di origine protetta, i produttori di Parmigiano reggiano devono attenersi a rigide norme, tra cui quella che prevede che la preparazione del formaggio si svolga in un unico turno, quello del mattino. Una misura alla quale, in piena crisi di coronavirus, il Consorzio di tutela del Parmigiano ha chiesto di poter derogare per non compromettere la produzione. 

Il governo ha già notificato la richiesta alla Commissione europea, che pare abbia già dato un ok informale. Del resto, si tratta di una misura necessaria per mantenere occupazione e rifornimenti lungo tuttta la filiera. Il problema centrale è legato ai piccoli caseifici, dove potrebbero segnalarsi carenze di personale per via dei contagi sempre più diffusi del Covid19. 

"C'è il rischio, quasi la certezza, che in alcuni piccoli caseifici almeno un lavoratore prenderà il virus e non sarà in grado di produrre formaggio. In tal caso, possiamo prendere i 1.200 litri di latte necessari per fare una ruota di formaggio e portarli in un vicino caseificio per produrre formaggio nel pomeriggio", ha spiegato un portavoce del Consorzio a Politico

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Per evitare dunque interruzioni alla produzione, il Consorzio ha attivato tre turni per la preparazione del formaggio: uno al mattino, uno al pomeriggio e uno alla sera. Inoltre, ha istituito una lista di casari in pensione e volontari da chiamare in caso di necessità laddove si segnaleranno le carenze di personale più forti. Il tutto per salvare uno dei formaggi più importanti non solo per i consumi interni al Belpaese ma anche per l'export agroalimentare made in Italy. 

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