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Domenica, 29 Maggio 2022
Lavoro

Povere, disconnesse e sempre più "anziane", ma ora l'Ue punta sulle campagne per la transizione verde e digitale

Bruxelles presenta i suoi piani per il rilancio delle aree rurali, che rappresentano l'80% del territorio europeo. E un terzo della popolazione

Un tasso di povertà più elevato rispetto alle aree urbane, una popolazione sempre più ridotta e anziana, e un ritardo infrastrutturale che comprende una digitalizzazione ancora troppo lenta. E' la fotografia delle zone rurali dell'Ue, di una crisi che continua inesorabile da decenni. E che potrebbe mettere a rischio la ripresa dell'economia europea e il suo Green deal. Già, perché è da queste aree, che ospitano ancora 137 milioni di persone e che rappresentano un terzo della popolazione europea, che dipendiamo "per il nostro cibo, per molti altri prodotti e per gran parte dei servizi dell'ecosistema". Lo dice la Commissione Ue, nel presentare i suoi piani per il rilancio delle zone rurali.

C'è una crescente consapevolezza che le aree rurali "devono affrontare sfide considerevoli - scrive Bruxelles - Il loro ruolo è spesso sottovalutato o non premiato come dovrebbe essere". Qui l'età media della popolazione "è superiore a quella delle aree urbane e tale divario inizierà lentamente a ridursi soltanto nel prossimo decennio. Insieme alla mancanza di connettività, all'insufficienza delle infrastrutture, all'assenza di opportunità di lavoro diversificate e a un accesso limitato ai servizi, ciò rende le zone rurali un luogo meno attraente per vivere e lavorare". Allo stesso tempo, prosegue la Commissione, "le zone rurali partecipano attivamente alla transizione verde e digitale dell'Ue" e questo "può offrire maggiori opportunità per lo sviluppo sostenibile delle zone rurali in ambiti diversi dall'agricoltura, dall'allevamento e dalla silvicoltura, aprendo nuove prospettive per la crescita dell'industria manifatturiera e, ancora di più, di quella dei servizi, e contribuendo a una migliore ripartizione geografica dei servizi e delle industrie".

Da queste premesse nasce la nuova strategia Ue di lungo termine. La strategia si basa su due assi, il Patto rurale e il Piano d'azione rurale, il cui obiettivo generale è "di rendere le nostre zone rurali più forti, connesse, resilienti e prospere" attraverso "politiche e misure attente al territorio che tengano conto delle diversità geografiche all'interno dell'Ue e delle esigenze specifiche e punti di forza di ciascun territorio". Vediamo di cosa trattano i due assi, secondo quanto scrive la Commissione europea.

Il Patto rurale

Un nuovo patto rurale riunirà soggetti a livello dell'Ue, nazionale, regionale e locale per sostenere gli obiettivi comuni della visione, migliorare la coesione economica, sociale e territoriale e rispondere alle aspirazioni condivise delle comunità rurali. La Commissione contribuirà a questo quadro attraverso le reti esistenti, incoraggiando lo scambio di idee e migliori pratiche a tutti i livelli.

Il Piano d'azione rurale dell'Ue

Il piano mira a promuovere uno sviluppo rurale sostenibile, coeso e integrato. Diverse politiche dell'Ue forniscono già un sostegno alle zone rurali, contribuendo al loro sviluppo equilibrato, equo, verde e innovativo. Tra queste, la Pac, la Politica agricola comune, e la politica di coesione saranno fondamentali per sostenere e attuare il presente piano d'azione con il contributo di una serie di altri settori strategici dell'Ue che, insieme, permetteranno di tradurre in pratica tale visione.

La visione e il piano d'azione hanno individuato quattro settori di intervento, sostenuti da iniziative faro, per rendere le zone rurali:

  • più forti: sensibilizzando le comunità rurali, migliorando l'accesso ai servizi e facilitando l'innovazione sociale;
  • connesse: migliorando la connettività sia in termini di trasporti che di accesso digitale;
  • resilienti: preservando le risorse naturali e rendendo più ecologiche le attività agricole per contrastare i cambiamenti climatici e garantendo al contempo la resilienza sociale grazie all'accesso a corsi di formazione e opportunità di lavoro diversificate;
  • prospere: diversificando le attività economiche e migliorando il valore aggiunto delle attività agricole e agroalimentari e dell'agriturismo.

La Commissione sosterrà e monitorerà l'attuazione del Piano d'azione rurale dell'Ue, aggiornandolo regolarmente per garantirne la costante pertinenza. Sarà inoltre regolarmente in contatto con gli Stati membri e gli operatori attivi in ambito rurale per mantenere un dialogo sulle questioni rurali. Saranno introdotte inoltre le "verifiche rurali" che consentiranno di riesaminare le politiche dell'UE in prospettiva rurale, con l'obiettivo di individuare e valutare meglio l'impatto e le implicazioni potenziali di una iniziativa politica della Commissione sull'occupazione, la crescita e lo sviluppo sostenibile in ambito rurale.

Sarà istituito, infine, in seno alla Commissione un osservatorio rurale per migliorare ulteriormente la raccolta e l'analisi dei dati sulle zone rurali. Ciò permetterà di raccogliere le informazioni per definire le politiche di sviluppo rurale e sostenere l'attuazione del Piano d'azione rurale.

Prossime tappe

Entro la fine del 2021 la Commissione esaminerà, di concerto con il Comitato delle regioni, le modalità per conseguire gli obiettivi della visione. Entro la metà del 2023 la Commissione farà il punto della situazione per verificare quali azioni finanziate dall'Ue e dagli Stati membri siano state realizzate e programmate per le zone rurali. Una relazione pubblica, che uscirà all'inizio del 2024, individuerà i settori in cui sarà necessario intensificare il sostegno e la dotazione finanziaria, come pure le fasi successive sulla base del Piano d'azione rurale dell'Ue. Le discussioni che faranno seguito alla relazione contribuiranno alla preparazione delle proposte per il periodo di programmazione 2028-2034.

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