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Il mercato mondiale del tartufo bianco ad Alba (Cuneo), 13 ottobre 2013. ANSA/DINO FERRETTI

Il mercato mondiale del tartufo bianco ad Alba (Cuneo), 13 ottobre 2013. ANSA/DINO FERRETTI

"Con la Brexit, gli inglesi si fanno il tartufo bianco da soli. In laboratorio"

La denuncia di Coldiretti, dopo che in Francia un centro di ricerca ha ottenuto i primi esemplari cresciuti al di fuori del loro habitat. E Londra starebbe già avviando la produzione sul suo territorio. "Serve un'etichetta per tutelare quello naturale"

È il tartufo più raro e costoso, con prezzi che arrivano, in certi mercati, fino a 5mila euro al chilo per le pezzature più piccole. E l'Italia ha il vantaggio di averlo (in natura) in quantità tali da consentire un business da mezzo miliardo annuo, soprattutto grazie all'export. Ma adesso per il Tuber magnatum Pico, conosciuto alle nostre latitudini come Tartufo Bianco pregiato d’Italia o Tartufo Bianco pregiato d’Alba, c'è il rischio di venire soppiantato da una copia creata in laboratorio. Almeno è questa la denuncia di Coldiretti, che punta il dito contro il centro di ricerca francese Inrae e la Brexit. Perché?

La storia è più o meno questa. Poche settimane fa l'Inrae presenta in anteprima mondiale i risultati di 9 anni di ricerca congiunta con i vivai Robin, "durante i quali sono state realizzate in Francia le prime piantagioni per la coltivazione del tartufo bianco pregiato, utilizzando piantine preventivamente micorrizate con Tuber magnatum", spiega Efanews. La reale persistenza del tubero in queste piantagioni è stata verificata dopo tre/otto anni dalla loro realizzazione e, in una di esse, i primi tartufi sono stati raccolti nel 2019, quattro anni e mezzo dopo la messa a dimora delle piantine micorrizate. "I risultati scientifici di questo lavoro - scrivono i ricercatori francesi - sono stati pubblicati il 16 febbraio sulla rivista Mycorrhiza" e aprono la strada alla coltivazione del tartufo bianco "al di fuori della sua area di distribuzione naturale", come per l'appunto diverse aree dell'Italia, ma anche della penisola balcanica (più raramente in Svizzera e nel sud-est della Francia). Finora, l'unico esperimento di questo genere era riuscito con il tartufo nero.

E la Brexit cosa c'entra? Ebbene, stando a Coldiretti, il Regno Unito ha preso la palla al balzo e avrebbe acquistato e importato un lotto di alberelli di quercia di tartufo bianco per avviarne la produzione. In questo modo, i rivenditori britannici del pregiato tubero potrebbero compensare i probabili aumenti dei costi di importazione legati per l'appunto all'uscita del Paese dal mercato unico Ue. Certo, il tartufo bianco italiano avrebbe ancora il vantaggio di essere "naturale", ma i contraccolpi per i produttori nostrani potrebbero essere comunque pesanti.  "Anche se i terreni britannici, calcarei e umidi, sarebbero particolarmente adatti per consentirne la coltivazione secondo gli scienziati - dice Coldiretti - è auspicabile che i tuberi 'copiati' e prodotti negli impianti abbiano comunque una etichettatura apposita, per evitare di ingannare i consumatori e aumentare i rischi della vendita sul mercato di importazioni low cost spacciate per italiane, magari come pregiato tartufo bianco tricolore". Una tutela più facile da ottenere all'interno dell'Ue. Peccato che il Regno Unito non ne faccia più parte.

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