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Domenica, 5 Febbraio 2023
Cibo & salute

La dieta mediterranea dimezza rischio di diabete per le donne incinte

Una ricerca ha approfondito i benefici durante la gravidanza su oltre 7000 partecipanti. Per gli studiosi riduce anche altre complicazioni, soprattutto per chi è in età avanzata

I benefici della dieta mediterranea sono noti da tempo e i nutrizionisti di tutto il mondo la consigliano per migliorare benessere e longevità. Un recente studio statunitense ha approfondito adesso il legame tra questo regime alimentare e la gravidanza, evidenziando molteplici benefici e la riduzione di diverse complicazioni di cui possono soffrire le donne incinte. Pubblicata nel Journal of the American Medical Association's, alla nuova ricerca ha collaborato un ampio gruppo di studiosi associati a scuole di medicina e ospedali di varie città e aree degli Stati Uniti.

Esiti avversi della gravidanza

Molte persone, incluse le donne incinte, seguono regimi alimentari scorretti, troppo ricche di grassi, zuccheri e cibi trasformati. I ricercatori hanno analizzato l'influenza della dieta su un obiettivo primario quale è la riduzione degli esiti avversi della gravidanza (cosiddetti Apo). Questi ultimi sono i principali fattori associati alla morbilità e alla mortalità materna. Gli studiosi hanno quindi sottolineato l'importanza della prevenzione per preservare ed estendere una vita sana tra le donne. Tali esiti avversi sono inoltre associati ad un maggior rischio di successivo sviluppo di malattie metaboliche, nonché di malattie cardiovascolari.

Prevenzione

Fino ad ora però pochi studi avevano analizzato l'approccio dietetico in relazione agli esiti avversi della gravidanza, in cui rientrano "ipertensione gestazionale, preeclampsia o eclampsia, diabete gestazionale", come pure la nascita prematura e la morte del nascituro. Approfondire la relazione è stato considerato indispensabile per prevenire queste complicazioni al fine di tutelare le donne sia durante la gravidanza che nel corso della loro vita successiva al parto. Rispetto alla dieta mediterranea, i ricercatori la definiscono come "caratterizzata da un elevato apporto di alimenti a base vegetale, come verdure, legumi, frutta, noci e grassi mono-insaturi, insieme a un basso apporto di grassi saturi e carni lavorate" . Quella utilizzata come modello dello studio è in realtà la Dieta Mediterranea Alternativa (aMed), che comprende alimenti caratteristici del modello mediterraneo ma adattati per la popolazione degli Stati Uniti.

Donne diverse

I dati sono stati raccolti in un ambito di studio più ampio sulle future madri noto come Nulliparous Pregnancy Outcomes Study: Monitoring Mothers-to-Be, in cui sono state coinvolti oltre 10mila partecipanti seguite tra il 2010 e il 2013. Tra queste, quasi 7.800 donne (la cosiddetta coorte di studio), con profili razziali, etnici e geografici diversi, hanno completato la verifica tramite questionari auto-compilati. L'età media era di circa 27 anni, con il 9,7% che aveva più di 35 anni. Per valutare l'esposizione della coorte alla dieta mediterranea, i ricercatori hanno valutato un punteggio basato sull'assunzione relativa di nove componenti: verdure (escluse le patate), frutta, noci, cereali integrali, legumi, pesce, rapporto tra grassi mono-insaturi e saturi, come pure carni lavorate (ad esempio salumi e salsicce) e alcol. I punteggi variavano da 0 a 9, rappresentando quest'ultimo il punteggio migliore, coincidente con un regime alimentare ideale.

Benefici trasversali

I ricercatori hanno riscontrato che il punteggio medio della dieta era di 4,3, evidenziando che non sono state rilevate differenze significative legate a razza, etnia o ad un precedente stato di obesità. Questo suggerisce che i benefici associati a questo modello dietetico "sono identiche per le donne di tutte le origini razziali ed etniche, con e senza obesità". Ad influire maggiormente invece è stata l'anagrafe, dato che le risposte migliori provenivano da donne di età più avanzata. Secondo i ricercatori, il gruppo con i punteggi più alti aveva il 21% in meno di probabilità di soffrire di complicazioni della gravidanza per sé o per la prole. Nello specifico, hanno scoperto che i soggetti appartenenti al gruppo dal punteggio migliore avevano il 35% di probabilità in meno di preeclampsia o eclampsia rispetto al gruppo più basso. Ma soprattutto c'era il 54% di probabilità in meno di diabete gestazionale, cioè l'aumento dei livelli di zucchero nel sangue che si osserva per la prima volta in gravidanza, nella maggioranza dei casi nel secondo trimestre. "I nostri risultati si aggiungono al crescente numero di evidenze che dimostrano come il modello di dieta mediterranea possa svolgere un ruolo importante nel preservare la salute delle donne lungo tutto l'arco della vita, anche durante la gravidanza" si legge nelle conclusioni dello studio.

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