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Test su politici e giornalisti: "Nelle loro urine sostanze pericolose riconducibili agli imballaggi alimentari"

Zero Waste Europe ha testato 52 persone, tra cui la commissaria Ue Vestager: "Trovati anche ftalati e fenoli, associati dagli scienziati a malattie come il cancro e le malattie cardiovascolari". L'iniziativa per promuovere un packaging sostenibile e sicuro

Giornalisti, chef, personaggi dello spettacolo, ma anche politici, tra cui la vicepresidente della Commissione europea, Margrethe Vestager: in totale sono 52 le persone che si sono sottoposte ai test delle urine per scovare la presenza di sostanze chimiche pericolose "associate agli imballaggi alimentari". Un'iniziativa promossa dalla rete Zero Waste Europe per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla necessità di un packaging più sostenibile e sicuro, per l'uomo come per l'ambiente. 

I risultati sono stati pubblicati sul sito dell'organizzazione, e rivelerebbero "quantità elevate" di sostanze ritenute pericolose, tra cui "ftalati e fenoli", e "associate da scienziati a malattie come il cancro e le malattie cardiovascolari, nonché a ruschi per il sistema riproduttivo e immunitario", dicono gli esperti di Zero Waste Europe. Delle 28 sostanze chimiche analizzate sui soggetti testati, "sono state trovate in media 20,5 sostanze chimiche". 

Questa ricerca "si aggiunge a una sempre più corposa letteratura scientifica che dimostra l'esposizione dei consumatori a sostanze chimiche pericolose attraverso imballaggi alimentari monouso, in particolare plastica, e che collega questa esposizione a una serie di malattie - dice Rosa Garcia, direttrice di Rezero, ong che fa parte del network di Zero Waste Europe - Non possiamo continuare a tenere i cittadini all'oscuro dell'impatto di ciò che acquistano e consumano. Questo aspetto deve essere affrontato con urgenza dalle istituzioni responsabili e dai produttori di imballaggi", conclude.

All'inizio di quest'anno la Commissione europea si è impegnata a proporre una revisione della legislazione sui materiali a contatto con gli alimenti entro la fine del 2022. "L'attuale legislazione è obsoleta, insufficiente e inadeguata ed è ampiamente riconosciuto che non riesce a proteggere la salute umana in tutta Europa", dice Justine Maillot di Zero Waste Europe, che avverte: "Se l'Ue vuole proteggere efficacemente la salute umana, costruendo allo stesso tempo sistemi alimentari sostenibili e un'economia circolare priva di sostanze tossiche, deve optare per una riforma sostanziale". 

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