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Giovedì, 26 Maggio 2022
Smart&Green

“Il mio basilico 'senza terra' per consumare meno acqua. E nel suolo nessun fertilizzante chimico"

In Liguria, Paolo Gazzotti sfrutta i vantaggi dell'aeroponica per l'ingrediente base del pesto, il piatto più famoso della regione. Per canapa, frutta e ortaggi ricorre invece all'agricoltura rigenerativa

A Borghetto Santo Spirito, a due passi dal mare in provincia di Savona, Paolo Gazzotti fa crescere il suo basilico “sospeso”. All'interno di una serra ha installato un impianto aeroponico, il primo in Liguria, dove le piantine crescono senza essere a contatto con la terra. Dove invece coltiva nel suolo, cosa che pure fa, applica i principi dell'agricoltura rigenerativa. In questo spicchio di Liguria, la sua piccola azienda, battezzata La Fattoria di Pol, prova a realizzare una fusione che guarda al futuro tecnologico, tenendosi ben strette le radici di un'agricoltura attenta all'ambiente e ai suoi microrganismi vitali.

Dopo un percorso di studi a Genova in ingegneria, Paolo ha deciso che la vita in città di otto ore davanti al pc non faceva per lui. Per ritrovare il rapporto con la natura, che aveva da bambino nel piccolo centro di Toirano dov'è cresciuto, e applicare la sua grande passione per la tecnologia, ha scelto di dedicarsi all'agricoltura. AgriFood lo ha intervistato per saperne di più sul suo basilico aeroponico e la filosofia che lo guida nell'innovazione.

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Dici di applicare lo yin e yang contadino. Che cosa intendi con questa espressione?
Bisogna innanzitutto capire il terreno per proteggerlo. In ogni strato di terra c'è un universo di microrganismi, batteri e insetti che donano vita alla terra, che non è un bene rinnovabile, quindi va salvaguardato senza sfruttarlo eccessivamente e accettando la sua lentezza. Dall'altra parte utilizzo la tecnologia, che non va vista come un nemico, perché anch'essa ci aiuta a capire come funziona il terreno e come possiamo migliorare il modo in cui lo utilizziamo. O non lo utilizziamo, come facciamo noi con l'aeroponica.

In cosa consiste questo tipo di coltivazione?
In determinate condizioni la pianta può crescere senza terreno. Con l'aeroponica creiamo un ciclo chiuso, in cui tutta l'acqua non assorbita dalla pianta viene recuperata. Questo significa che non ci sono sprechi e proviamo ad essere sostenibili al massimo.

Come hai realizzato l'impianto? E quale strumento è indispensabile in questo sistema?
Essendo ingegnere, l'ho ideato io stesso, costruendolo in parte da solo, in parte affidandomi a professionisti, che hanno lavorato in base al mio progetto. Abbiamo iniziato nel 2018, ma l'idea è di ampliarci con un'altra serra, che è già avviata e poi, magari, di svilupparci in verticale, creando altri piani sulla stessa superficie della prima serra.

Di sicuro non si può fare a meno del fertirrigatore. Si tratta di uno strumento che analizza l'acqua e le sue sostanze nutritive, poi le spruzza sulle radici delle piante tramite delle canaline nei momenti più idonei, dato che si regola in base alla temperatura. È collegato al computer, quindi possiamo gestirlo anche tramite uno smartphone. A noi tocca monitorare il suo lavoro per intervenire in caso di eventuali guasti e dopo non ci resta che raccogliere il basilico.

Come mai avete scelto proprio il basilico, oltre che per la tradizione ligure?
Questa pianta, insieme al pomodoro, si presta molto bene all'aeroponica. Le sostanze nutritive vengono assorbite in modo ottimale e le proprietà antiossidanti migliorano con questo sistema. Adesso stiamo lavorando anche in collaborazione con una ricercatrice su dei fertilizzanti organici, che ci aiutino nella produzione, senza dover inserire elementi chimici.

In azienda avete anche un orto sinergico. Come lo state realizzando?
Lavoriamo tramite una consociazione di piante, in particolare di legumi e ortaggi tipici della Liguria, come peperoni e le zucchine trombetta. Cerchiamo di recuperare varietà antiche, poco utilizzate oggi in cucina perché meno adatte agli standard della grande distribuzione. In estate inoltre coltivo canapa light (la Cbd, priva di sostanza psicoattive, ndr), che ha proprietà antinfiammatorie e aiuta a regolare le funzioni vitali. Ci estraggo vari prodotti tra cui tisane, olii e anche un pesto per condire la pasta. Per tutti i prodotti, coltiviamo in base a quelli che sono i principi dell'agricoltura rigenerativa.

A questo proposito, sul sito scrivi di operare in base a due rivoluzioni: quella del filo di paglia e quella dell’innovazione tecnologica. Che cosa intendi con questa frase?
La rivoluzione del filo di paglia è ispirata al libro omonimo di un agricoltore giapponese, Masanobu Fukuoka, che è una fonte di ispirazione per chi fa agricoltura rigenerativa. Da lì ho recuperato alcuni principi chiave come la necessità di tenere sempre il terreno coperto, l'uso del sovescio, la simbiosi tra pianta e terreno, l'eliminazione di elementi chimici e plastici. Il terreno va toccato il meno possibile e sarà lui con i suoi microrganismi a lavorare per il meglio. Si tratta di principi che vanno adattati alle colture e alla località in cui si opera. La svolta tecnologica caratterizza invece l'aeroponica, perché ci permette di coltivare laddove il clima non ci viene incontro o la cementificazione ha ridotto troppo le superfici. Per me le due rivoluzioni non sono in contrasto, ma si integrano e convivono in azienda.

A livello di impatto ambientale, l'aeroponica quali vanataggi offre?
Oltre a utilizzare solo l'acqua strettamente necessaria, ci aiuta a risolvere in modo naturale alcuni problemi, senza dover ricorrere a prodotti chimici. Per il basilico, ad esempio, bisogna fare i conti con la peronospera, una malattia che negli ultimi anni ha distrutto interi campi qui in Liguria. La tecnologia ci viene in soccorso. Lavorando con il Centro di sperimentazione e assistenza agricola (CeRSAA) di Albenga, specializzato da vent'anni sul basilico, stiamo per impiantare un sensore di umidità che ci rivela se sulle foglie si sta creando la condensa che permette poi al fungo di prosperare. Così possiamo agire per tempo tramite un impianto geotermico che impedisce il diffondersi della malattia, regolando il clima della serra e rendendolo più secco quando necessario.

Non venendo da una famiglia di agricoltori, quali difficoltà hai incontrato nella creazione di questo progetto?
Di sicuro l'accesso a dei fondi è molto complesso per i giovani agricoltori. Le banche non finanziano mai per intero un progetto, quindi nonostante abbia vinto anche un Programma di sviluppo rurale, siamo riusciti a partire solo grazie ai soldi di un investitore esterno che ha creduto nel progetto.

Come vi siete inseriti in un settore molto denso come quello della coltivazione del basilico in Liguria?
Dapprima ho fatto ricerca di mercato per capire quale fosse la nicchia in cui c'era spazio per noi. Alcuni potenziali partner mi avevano segnalato problemi che riscontravano nelle altre piante di basilico: il fatto che arrivasse sporco di terreno e con gambi duri rendeva più difficile e lunga la lavorazione. Le nostre piantine arrivano già più pulite, dato che non sono a contatto col terreno. Inoltre la foglia è più grossa e giovane, quindi ha una resa maggiore. Questi sono i plus che ci rendono appetibili sul mercato.

Quali sono oggi i vostri partner?
Lavoriamo per l'80% con piccoli laboratori di produzione locale di pesto e per il restante 20% con ristoratori che preferiscono produrre da soli il loro pesto. In questo è stata bravissima la mia compagna Nicoletta Biticchi, responsabile del marketing e della comunicazione della Fattoria. Ha un'ampia conoscenza nel settore della ristorazione e mi ha aiutato tantissimo, sia grazie a rapporti personali che lavorando molto bene sui social.

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