“Gli allevamenti di salmone distruggono l'ecosistema”, una petizione chiede di vietarli

Gli ecologisti parlano di conseguenze gravi in Islanda, Norvegia, Scozia e Irlanda dove le gabbie a reti aperte creerebbero danni alle altre specie

Salmoni in una foto di Paul Nicklen che ha vinto il World Press Photo nel 2003 - Ansa

Secondo le stime nel 1970 la popolazione di salmoni in fase di riproduzione era di circa 8-10 milioni di esemplari. Oggi ne sarebbero rimasti soltanto 3,6 milioni, meno della metà. La pesca intensiva è stata uno dei principali fattori della scomparsa di questo pesci e gli allevamenti ittici hanno promesso di risolvere questo problema. Secondo alcune organizzazioni ambientaliste invece questa forma di allevamento non sarebbe una soluzione e anzi contribuirebbe alla morte di molte altre specie di pesci nelle zone del mare in cui vengono installati, avvelenandoli con virus, batteri e altri inquinanti provenienti dai loro allevamenti.

Gli ecologisti parlano di conseguenze gravi in Islanda, Norvegia, Scozia e Irlanda dove i pesci sono tenuti in gabbie a rete aperta che permettono all'acqua di passare liberamente, insieme a virus, pidocchi di mare, batteri, metalli pesanti, spazzatura, disinfettanti e pesticidi. Per questo quattro organizzazioni di questi paesi hanno lanciato una petizione per vietare questo tipo di attività seguendo l'esempio dello Stato di Washington negli Usa dove è già stata approvata una legislazione per eliminare gradualmente le gabbie a rete aperta e di una una regione in Norvegia dove è stato bandito di costruirne di nuove. “Se vogliamo proteggere il salmone selvaggio dell'Atlantico e la trota di mare da cui dipendono molte comunità costiere e fluviali dobbiamo fermare questi malsani allevamenti ittici”, scrivono nel loro appello.

A sostegno di questa campagna anche un documentario dal titolo "Artifishal" che mette in evidenza l'impatto ambientale delle aziende di allevamento del salmone che sarà proiettato proiettato in tutta Europa in aprile e maggio.

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