Fondi Ue, ecco perché ora la Commissione vuole investire di più in sviluppo rurale

Il “secondo pilastro” della politica agricola comuna aumenterà di circa 20 miliardi rispetto alle precedenti proposte di bilancio. Transizione ecologica e pressione sui Paesi nordici tra le chiavi di lettura della scelta di Bruxelles

Chi ha dimestichezza con le politiche agricole europee sa bene che la destinazione dei fondi tra il primo e il secondo pilastro non è una questione da trascurare. Una parte, generalmente più consistente, di risorse va a sostegno diretto dei redditi degli agricoltori. L’altra, in poche parole, serve a promuovere progetti di ammodernamento dell’agricoltura, dall’uso di nuove tecnologie alla protezione dell’ambiente. E alla Commissione europea in carica da meno di un anno interessa soprattutto il capitolo ambientale, almeno stando alle dichiarazioni rilasciate dalla presidente Ursula von der Leyen e dai suoi commissari.

Gli obiettivi del Green Deal

Un fattore che spiega lo stanziamento extra, all’interno della nuova proposta di bilancio dell’esecutivo europeo, di ben 20 miliardi in più per lo sviluppo rurale, ovvero per il secondo pilastro della Politica agricola comune (Pac). Il raffronto va fatto con la proposta presentata dalla Commissione europea a giungo del 2018. All’epoca il presidente era ancora il lussemburghese Jean-Claude Juncker e il Green Deal era niente più che il sogno proibito degli attivisti ambientalisti. Ma a cambiare le carte in tavola non è stata la sola proposta della ‘nuova’ amministrazione europea del piano volto all’azzeramento delle emissioni nette di CO2 dell’Ue entro il 2050.

I numeri

Con i 20 miliardi in più proposti dall’esecutivo von der Leyen, la dotazione di bilancio per il secondo pilastro salirebbe a 90 miliardi di euro, mentre i pagamenti diretti agli agricoltori e le spese di sostengo al mercato (anche queste fanno parte del cosiddetto primo pilastro) aumenterebbero di ulteriori 4 miliardi di euro, per un totale complessivo di 258 miliardi di euro. Un’altra chiave di lettura del balzo in avanti più consistente dei fondi Ue per l’ammodernamento e la riconversione ‘green’ del comparto agricolo, responsabile di circa il 10% delle emissioni di gas serra a livello europeo, è anche la necessità della von der Leyen di trovare il sostegno dei Paesi nordici per questa nuova proposta di quando finanziario pluriennale, ovvero del bilancio Ue. 

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L'opinione dei settentrionali

I Paesi del Nord Europa hanno sempre ‘tifato’ di più per gli investimenti di ammodernamento dell’agricoltura rispetto alle controparti dell’Europa meridionale. Non a caso una delle prime dichiarazioni a favore sulla nuova proposta in materia di agricoltura è stata quella del tedesco Norbert Lins, presidente della commissione Agricoltura del Parlamento europeo. Accogliendo entusiasta la nuova allocazione di risorse, Lins ha aggiunto: “La nostra posizione non è cambiata: insistiamo sul fatto che il bilancio post-2020 per la politica agricola dell'Ue non deve in alcun modo essere inferiore a quello attuale”. 

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