Frutta esotica Made in Italy e ulivi delle Alpi: così il clima cambia la nostra agricoltura

Aumentati di 60 volte in cinque anni i terreni coltivati con piante tropicali. Mango, avocado e frutti della passione arrivano nel Belpaese. E in provincia d’Aosta si produce vino a 1.200 metri d’altezza

Foto archivo Ansa EPA/HOTLI SIMANJUNTAK

L’Italia è sempre più una repubblica delle banane, ma stavolta nel senso letterale del termine. Con i cambiamenti climatici sono infatti arrivate le produzioni esotiche di largo consumo, ormai preferite da molti agricoltori della filiera alimentare alle coltivazioni più tradizionali. Le giuste premesse per far prosperare la versione “tropical” del made in Italy, che vede la diffusione di banane, mango, avocado, ma anche di specialità meno conosciute come lo zapote nero e la sapodilla. È quanto emerge dallo studio Coldiretti ''I tropicali italiani'' presentato in occasione dell'apertura del Villaggio contadino al Castello Sforzesco di Milano. I terreni piantati con frutti tropicali, afferma lo studio, sono aumentati di 60 volte in soli cinque anni, superando quota 500 ettari in tutto il Belpaese. 

I cambiamenti climatici

Un dato che non lascerà sorpresi gli esperti di meteorologia. Secondo il servizio per il cambiamento climatico di Copernicus, il programma europeo di osservazione satellitare della Terra, il mese di giugno che si è appena concluso è stato il più caldo mai registrato in Europa e nel mondo, con una temperatura media di oltre 2 gradi sopra la norma. Non si tratta di un dato isolato, dal momento che la top dieci degli anni più caldi lungo la Penisola negli ultimi due secoli si concentra nell'ultimo periodo e comprende nell’ordine, precisa la Coldiretti “il 2018, il 2015, il 2014, il 2003, il 2016, il 2007, il 2017, il 2012, il 2001 e poi il 1994”.

Nuove coltivazioni soprattutto in Sicilia

Nel business dei frutti tropicali, precisa lo studio “a far la parte del leone è la Sicilia con coltivazioni ad avocado e mango di diverse varietà nelle campagne tra Messina, l'Etna e Acireale, ma anche a frutto della passione, zapote nero (simile al cachi, di origine messicana), sapodilla (dal quale si ottiene anche lattice), litchi, il piccolo frutto cinese che ricorda l'uva moscato”.  E con il numero di contadini che preferiscono la frutta tropicale ai tradizionali agrumi del Sud, è destinato ad aumentare anche il volume d’affari di questo segmento di mercato. I sondaggi Coldiretti-Ixè diffusi assieme allo studio rivelano che oltre sei italiani su dieci (61%) acquisterebbero banane, manghi, avocado made in Italy se li avessero a disposizione invece di quelli stranieri. Il 71% dei cittadini sarebbe inoltre disposto a pagare di più per avere la garanzia dell'origine nazionale della frutta tropicale.

Ulivi sulle Alpi

Ma il riscaldamento globale starebbe influenzando anche le scelte agricole nell’Italia settentrionale. La coltivazione dell'ulivo è ormai arrivata a ridosso delle Alpi, nella Pianura Padana, da dove oggi proviene circa la metà della produzione nazionale di pomodoro destinato a conserve e di grano duro per la pasta. Si tratta di colture che restano, almeno nell’immaginario collettivo, tipicamente mediterranee. Ma nelle zone rurali alpine si scopre una realtà ben diversa.  “Negli ultimi dieci anni - spiega la Coldiretti - la coltivazione dell'ulivo sui costoni più soleggiati della montagna valtellinese è passata da zero a circa diecimila piante, su quasi 30 mila metri quadrati di terreno”. “Il vino italiano - prosegue l’organizzazione degli agricoltori - è aumentato di un grado negli ultimi 30 anni, ma si è verificato nel tempo un anticipo della vendemmia anche di un mese rispetto al tradizionale mese di settembre”. 

Vitigni ad alta quota

A causa del caldo, i vigneti sono arrivati addirittura sulle vette, fino a quasi 1.200 metri di altezza. La provincia di Aosta ospita i vitigni più alti d’Europa, dove si produce il vino Dop Blanc de Morgex et de La Salle. “Ma i cambiamenti climatici in corso - sottolinea la Coldiretti - si manifestano anche con la più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense e l'arrivo di nuovi pericolosi parassiti alieni”. “L’agricoltura è l'attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici ma è anche il settore più impegnato per contrastarli” sottolinea il presidente dell’organizzazione, Ettore Prandini. “I cambiamenti climatici - conclude - impongono una nuova sfida per le imprese agricole che devono interpretare le novità segnalate dalla meteorologia e gli effetti sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque e sulla sicurezza del territorio”.

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