Olio di palma, ente che ne certifica la sostenibilità nel mirino: "Controlli carenti"

Un rapporto mette in evidenza la scarsa capacità del 'controllore' dei prodotti che contengono grasso vegetale ad assicurare la provenienza eco-compatibile della materia prima

Foto EPA/RICARDO MALDONADO ROZO

Uno studio indipendente ha messo in luce controlli carenti e insufficienti da parte dell’organizzazione che dovrebbe certificare il rispetto degli standard ambientali per la produzione di olio di palma, ingrediente presente in tanti prodotti alimentari. Il rapporto punta il dito contro la Roundtable on Sustainable Palm Oil (Rspo), messa su nel 2004 per rassicurare consumatori e imprese con un marchio di qualità, che dovrebbe garantire la provenienza sostenibile del grasso vegetale da ottenere senza mettere a repentaglio la foresta pluviale o gli habitat dove vivono specie in via d’estinzione, come gli oranghi. Il bollino presente nei prodotti a marchio Unilever, Procter & Gamble, Kellogg e Johnson & Johnson, dovrebbe certificare anche il rispetto delle condizioni di lavoro dignitose degli addetti alla produzione di olio di palma.

Le prime critiche nel 2015

Il rapporto di Adam Harrison - già Senior Policy Officer per il WWF ed ex vicepresidente della stessa Rspo - arriva dopo una serie di studi che avevano già messo in dubbio l’effettivo rispetto degli standard ambientali e sociali nella produzione del grasso vegetale. Un primo studio del 2015 ha rivelato una serie di negligenze all'interno del suo sistema di certificazione e ha accusato di dare falsa credibilità ambientale ai prodotti che non darebbero tali garanzie.

Carenze nei controlli

Un secondo dossier del 2019 ha messo in evidenza le carenze dell’organizzazione nell’affrontare in modo serio le preoccupazioni sollevate nel primo rapporto e ha affermato che la sua Task Force, istituita per risolvere proprio questi problemi, ha fallito nel completamento dei suoi obiettivi. Harrison concorda sul fatto che la Task Force della Rspo “non è stato un processo ben gestito”. “Ha assunto un compito molto ampio e complesso - ha aggiunto - con capacità e risorse probabilmente inadeguate”. “Non ha adottato un approccio sufficientemente strategico alla sfida”, ha spiegato l’ex dipendente dell’organizzazione.

I consigli

Harrison ha anche indicato una serie di raccomandazioni, tra i quali si sottolinea un più ampio coinvolgimento delle parti interessate, una migliore amministrazione dell’organizzazione, una maggiore capacità e dotazione di risorse e la conclusione da parte della Rspo di lavori incompleti.

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