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Sabato, 28 Maggio 2022
Ambiente&Clima

Così la 'carne' creata dalle proteine dei funghi può fermare la deforestazione

Uno studio, pubblicato su Nature, calcola quante dovremmo mangiarne. Queste alternative sono ricavate da muffe, alimentate tramite zuccheri, ma al momento le produce una sola azienda

Vegani o meno, se proprio non vogliamo rinunciare al gusto della carne, è probabile che dovremo abituarci sempre più a mangiare dei prodotti alternativi a base di proteine microbiche. Questo il passo necessario per salvare il pianeta dalla deforestazione, secondo un gruppo di scienziati dell'Istituto di Potsdam per la ricerca sull'impatto climatico (Pik) in Germania. Nello specifico, lo studio ha calcolato che dovremmo sostituire il 20% del consumo mondiale di carne bovina con proteine microbiche, per poter dimezzare la distruzione delle foreste del pianeta, spesso eliminate per far largo ad enormi pascoli. Secondo la ricerca, pubblicata di recente sulla rivista Nature, questa mossa dimezzerebbe al contempo le emissioni del sistema alimentare globale, in particolare di metano dal bestiame. Occorrerebbero comunque tre decenni per ottenere questi risultati. Se già in passato gli studi avevano indicato che le alternative alla carne hanno un minor impatto ambientale, questa è la prima analisi che prova a valutare tale impatto in termini quantitativi e su base planetaria.

Cosa sono le proteine microbiche

Le proteine microbiche vengono prodotte in bioreattori caldi, come avviene con la birra, tramite dei microbi alimentati con zucchero. Si ottiene in questo modo un prodotto nutriente, che dovrebbe richiamare il sapore e la sensazione al palato della carne. Queste proteine possono derivare da una serie di microrganismi, compresi i batteri, ma la loro produzione su scala industriale è in corso già da oltre 20 anni tramite un fungo. Stiamo parlando del Quorn, un sostituto della carne legato ad un marchio registrato da un'azienda britannica, disponibile in 14 Paesi, inclusa l'Italia, anche se da noi non ha ottenuto lo stesso successo di cui gode nei Paesi scandinavi o negli Stati Uniti. Il prodotto è ricco di micoproteine, derivanti da un fungo essiccato (che in realtà è una muffa) alimentato con zuccheri e mischiato con dell'albume d'uovo, che funge da legante. Questi ingredienti vengono poi aggiustati nella consistenza, assumendo varie forme, come hamburger, polpette o cotolette.

"Anche tenendo conto dello zucchero come materia prima, la proteina microbica richiede molto meno terreno agricolo rispetto alla carne di ruminante", ha detto la dottoressa Isabelle Weindl, che lavora al Pik. Secondo studi precedenti, la qualità proteica della carne microbica sarebbe equivalente alla carne di manzo, ma richiede il 90% in meno di terra e acqua, producendo l'80% in meno di emissioni di gas serra. I ricercatori ricordano che oggi l'83% dei terreni agricoli viene utilizzato per il bestiame, ma la carne e i latticini prodotti rappresentano solo il 18% delle calorie consumate dall'uomo.

La produzione di carne da ruminanti (principalmente manzo, ma anche agnello e capretto) è più che raddoppiata dal 1961. Gli scienziati concordano che nei Paesi ricchi è indispensabile diminuirne drasticamente il consumo per poter affrontare la grave crisi climatica in corso. "La proteina microbica non dovrebbe essere vista come una pallottola d'argento, ma piuttosto come un tassello in una grande trasformazione dell'intero sistema alimentare e agricolo, combinandola con la riduzione dei rifiuti alimentari, gli incoraggiamenti a mangiare più sano e disincentivando la vendita di prodotti ad alto impatto ambientale", ha affermato il dott. Florian Humpenöder, il ricercatore che ha guidato lo studio. Quest'ultimo ha utilizzato modelli informatici, incluse proiezioni medie di fattori socioeconomici.

Altre fonti di deforestazione

Nei calcoli sono stati considerati dati come: l'aumento della domanda di carne bovina, la crescita della popolazione mondiale, l'aumento del reddito e i cambiamenti nel commercio internazionale. Secondo i ricercatori, sostituendo oltre il 20% della carne bovina con proteine “coltivate”, si eviterebbe gran parte della deforestazione, mentre con una sostituzione del 50% la riduzione sarebbe addirittura dell'82% entro il 2050. Un'alternativa ulteriore, per la quale sono ancora in corso numerosi studi, viene considerata la carne sintetica, derivante direttamente da cellule animali, prelevate direttamente dal bestiame e poi “coltivate” in appositi laboratori. Questa tipologia non è stata inclusa nello studio a causa della mancanza di dati adeguati, ma in queste settimane diverse associazioni vegan stanno spingendo perché ci siano investimenti maggiori per finanziare questo settore, che fa gola alle multinazionali del food.

Va ricordato che oggi la deforestazione, diffusissima in America Latina, Africa sub-sahariana e Sud-est asiatico, non è legata solo ai pascoli di carne bovina. Il fenomeno è strettamente connesso alla produzione anche di altri alimenti, quali l'olio di palma, il cacao e la soia, reputato uno dei principali ingredienti in grado di sostituire le proteine animali. Inoltre i bioreattori, usati per creare sia proteine microbiche che carne sintetica, richiedono comunque un'importante dose di riscaldamento. L'uso di fonti di elettricità ad alto contenuto di carbonio annullerebbe quindi una parte dei loro benefici. Se queste alternative alla carne possono facilitare le persone nelle loro rinunce, gli esperti dicono che comunque è indispensabile rivedere il nostro modello di consumi alimentari, orientato all'eccesso e agli sprechi. "La migliore alternativa alla carne è mangiare meno", ha detto Humpenöder.

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