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Sabato, 28 Maggio 2022
Ambiente&Clima

Mangiamo soia senza saperlo, ecco dove si trova (e perché danneggia il pianeta)

Ogni italiano ne consuma in media 60,6 chili l'anno, di cui oltre il 90% è nascosto in carne, pesce e derivati animali. L'utilizzo per i mangimi sta accelerando la deforestazione

Non è necessario essere appassionati di cucina cinese o giapponese per consumarne in gran quantità. È l'ingrediente segreto di carne, uova, latticini e persino pesce. Si tratta della soia e una buona parte delle persone la mangia quotidianamente, senza rendersene conto, dato che questo legume è l'ingrediente essenziale di gran parte dei mangimi consumati nell'Unione europea. L'incremento della sua produzione, per soddisfare le esigenze degli allevamenti intensivi, sta contribuendo massicciamente alla deforestazione dei principali polmoni verdi del nostro pianeta. Il fenomeno è noto da tempo, ma stavolta una ricerca del Wwf offre una mappa completa della catena di approvvigionamento della soia europea.

I dati evidenziano come il 90% della soia mangiata dai cittadini europei non sia l’ingrediente di una ricetta, come nel caso della salsa cui dà il nome o del tofu. Il consumo è di tipo indiretto ed è dovuto alla presenza nei mangimi, necessari per ottenere tutti i derivati delle proteine animali. La produzione di questo legume è quintuplicata negli ultimi 40 anni, proprio a causa del suo ampio utilizzo nella zootecnia. Mucche, maiali, polli, tacchini vengono nutriti con mangimi con un'alta concentrazione di questo alimento ricco di proteine, che costituisce l'ideale per sfamare gli animali da allevamento, in particolare di quelli rinchiusi in allevalmenti intensivi e che non hanno accesso ai pascoli.

Biodiversità in pericolo

Il crescente consumo di carne, pesce, uova e latticini a livello mondiale ha fatto esplodere le coltivazioni di soia, in particolare quelle in Sud America, dove penetrano sempre più nelle foreste e nelle savane. Questi concentrati di biodiversità vengono trasformati in terreni coltivabili, con una perdita di specie senza precedenti e un impatto drammatico sul cambiamento climatico. Gravi inoltre le perdita per le popolazioni indigene, di fatto private del loro habitat di vita. Il raccolto mondiale ha raggiunto un volume di 340 milioni di tonnellate nella stagione 2019-2020, che corrisponde a una superficie totale di 123 milioni di ettari. Il 75% di tutta questa soia è destinato alla produzione di mangimi.

In quali alimenti si trova

Ogni italiano consuma ogni anno in media 219 uova, 52 litri di latte, 7 kg di yogurt, 22 kg di formaggio, 2 kg di burro, 79 kg di carne, di cui circa 37 kg di maiale, 20 kg di bovino e 21 kg avicola (prioritariamente pollo), e almeno 2,5 kg di pesce da acquacoltura, come orate e spigole. I cittadini europei, scrive il Wwf in una nota, “senza saperlo stanno quindi contribuendo alla distruzione delle foreste di tutto il mondo”. Secondo i calcoli, il consumo medio di soia l'anno è di 60,6 kg, di cui oltre il 90% (circa 55 kg) è nascosto in alimenti di origine animale e derivati. L'uso diretto della soia quale ingrediente per la nostra alimentazione ammonta invece a soli 3,5 chili l’anno. In alcuni casi, come per il pollo e il salmone, la quantità di soia utilizzata come mangime è quasi pari a quella del cibo finale prodotto. Secondo la ricerca, sono necessari 95 grammi di soia per produrre 100 grammi di salmone d'allevamento e 96 grammi di soia per 100 grammi di petto di pollo. Per maiale, occorre circa il 40% di soia, le percentuali sono alte anche per formaggi e latte in polvere.

L'80% è geneticamente modificata

Tra gli effetti negativi sul pianete, il Wwf ricorda anche che questo legume è coltivato prevalentemente in monocolture, richiedendo un impiego elevato di pesticidi, che inquinano il suolo e le falde acquifere. Oltre l'80% di tutta la soia prodotta a livello globale proviene da Stati Uniti, Brasile e Argentina, che sono anche i principali esportatori. Non va dimenticato che, provenendo da Paesi con norme diverse da quelle dell'Ue, la soia coltivata a livello mondiale è per oltre l'80% geneticamente modificata. Gli Ogm, a cui è stata sbarrata la porta a livello europeo, entrano nelle nostre diete dalla “finestra” degli allevamenti. La coltivazione europea di soia ha mostrato importanti tassi di crescita in questi anni, con l'Italia al primo posto per tonnellate prodotte. Ciò nonostante i volumi sono ancora troppo bassi per soddisfare la domanda interna di questa coltura proteica.

La legge europea zoppica

Le importazioni nette dagli Stati membri europei ammontano a 30,3 milioni di tonnellate di farina di soia, 1,8 milioni per i semi e 2,7 milioni per l'olio. L'Italia, nello specifico, importa dall'estero il 90% della soia e il 50% del mais. Questi volumi enormi sono tutti destinati a diverse tipologie di mangimi, indispensabili per tenere in vita gli allevamenti intensivi. Nei mesi scorsi la Commissione europea ha proposto una nuova normativa per provare a controllare e bloccare le importazioni di prodotti, inclusi cacao, manzo e gomma, che siano legati alla deforestazione. Le associazioni ambientaliste lo reputano un passo in avanti essenziale, ma con diverse criticità, dato che la legge ipotizzata contiene una lista limitata di prodotti e di habitat da proteggere. Savane e zone umide, ad esempio, risultano escluse. “È cruciale che i cittadini europei sollecitino i governi a difendere la natura e a sostenere una legge efficace, senza scappatoie e lacune. Una legge che includa tutti gli habitat e tutte le materie prime e che rispetti anche i diritti umani", commenta Eva Alessi, Responsabile sostenibilità del WWF.

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