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Lunedì, 15 Agosto 2022
L'allarme in Spagna

Vongole in pericolo a causa del Climate Change. Rischiano di sparire

Ridotte della metà in alcune aree della Spagna. Tra le cause caldo estremo e piogge torrenziali, che diminuiscono la salinità del mare necessaria per far schiudere i molluschi

Sempre meno vongole a causa dei cambiamenti climatici. In Spagna in particolare c'è una “crisi dei molluschi” che, secondo gli studiosi, è dovuta in gran parte alle piogge improvvise e torrenziali e ai picchi di temperatura che colpiscono sempre più spesso diverse regioni della penisola iberica. Entrambi i fenomeni sono poco graditi ai frutti di mare che tendono a non riprodursi, perché privati delle condizioni idonee per sopravvivere.

Raccoglitori in crisi

A soffrire del calo sono in primo luogo i lavoratori del settore, in particolare in Galizia, una delle aree specializzate nel recupero dei preziosi molluschi bivalvi, così chiamati per la peculiarità della loro conchiglia. In questa zona decine di persone sono coinvolte nel recupero di vongole negli estuari dei fiumi. “Il mare smette di produrre. Prenoti un'area senza lavorare per un anno e, quando vai e ti aspetti di trovare vongole di dimensioni commerciali, non c'è niente. Siamo molto preoccupati per il nostro futuro” ha dichiarato al quotidiano El Pais Rita Míguez, che pianta e raccoglie molluschi nell'estuario di Vigo da 16 anni.

Colpite anche varietà resistenti

I problemi sono stati rilevati la prima volta già otto anni fa. La perdita si limitava al 20% circa della produzione, oggi raggiunge quasi la metà dei molluschi “coltivati”, colpendo anche la varietà japonica, considerata più resistente. Nemmeno la specie dei cardidi, che ha una conchiglia più robusta, riesce a sopravvivere. Fonti locali sostengono di aver smesso di estrarre vongole dal marzo 2021 perché non ce ne sono più. I cannolicchi, un'altra specie che viene dissotterrata dalla sabbia, sono ugualmente in pericolo. Secondo i ricercatori dell'Università di Vigo una parte della risposta a questo fenomeno è connessa ai cambiamenti climatici, oltre che ad inquinamento e a specie invasive.

Perdita di salinità

All'origine ci sono le sempre più frequenti piogge torrenziali e le ondate di caldo. Le prime riducono bruscamente, anche del 60%, la salinità del mare, passata da 30 grammi di sale per litro d'acqua ad appena 5-10 grammi per litro rilevati dopo acquazzoni estremi. Elsa Vázquez Otero, professoressa di Zoologia presso la Facoltà di Scienze Marine dell'Università di Vigo, ha spiegato a El Pais che in condizioni così ostili i molluschi si chiudono ermeticamente per proteggersi, aspettando che la marea salga e aumenti la salinità. Dato però che la situazione persiste, alla fine sono costrette ad aprire i loro gusci e lo "shock" di un mare a così bassa salinità "manda fuori controllo la loro fisiologia". Questo ne provoca sempre più spesso la morte. In Italia, invece, nel delta del Po la siccità ha determinato un fenomeno simile ma opposto. Il livello di salinità eccessivo sta provocando gravi danni alla produzione delle cozze, in ritardo di oltre due mesi.

Sotto la sabbia come in un forno

Un fenomeno simile si verifica con temperature estreme, che trasformano la bassa marea in un forno per i bivalvi. Vongole e cardidi si seppelliscono il più possibile nella sabbia cercando il fresco, ma la lunghezza dei tubi attraverso cui respirano è limitata. Anche in tal caso lo stress provoca un calo della crescita e della riproduzione. Pescatori, industrie di conservazione dei molluschi e ambientalisti chiedono di approfondire e finanziari gli studi finora condotti, di altro avviso però è la Consellería do Mar della Giunta della Galizia. L'organo di governo che si occupa di mare e pesca riconosce l'influenza dei cambiamenti climatici, ma segnala anche altri fattori come patologie, predatori o situazioni eccezionali come la pandemia.

Stesso fenomeno effetti diversi

Gli effetti sulla produzione sarebbero inoltre diseguali a seconda delle zone: la cattiva situazione di alcuni estuari sarebbe compensata da quella migliore riscontrata in altre aree. "Comprendiamo che l'impatto del cambiamento climatico dovrebbe essere generalizzato, ma l'analisi dei dati mostra che ci sono aree, indipendentemente dalla loro posizione geografica, che si trovano in una situazione peggiore, come gli estuari dell'Arousa e del Ferrol, in cui si lavora intensamente per aumentare la loro produttività, mentre altri stanno ottenendo buoni risultati, come gli estuari Muros, Noia e Pontevedra”, sottolinea l'istituzione.

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