Lo schiaffo del Parlamento alla Commissione: no al Green Deal in agricoltura

Gli eurodeputati tagliano fuori la transizione verde voluta da von der Leyen dal principale canale di finanziamenti Ue. Greta Thunberg non ci sta e attacca i giornalisti: "Parlate solo di hot dog vegani"

Ursula von der Leyen e Greta Thunberg. Foto: European Union, 2020

“Mentre i media parlano di nomi per gli hot dog vegani, il Parlamento europeo ha approvato 387 miliardi di euro per una nuova politica agricola che sostanzialmente rappresenta una resa su clima e ambiente”. L’accusa arriva da Greta Thunberg, attivista svedese per la tutela dell’ambiente, delusa da una nuova politica agricola che somiglia molto alla precedente. La paladina dei Fridays for future se la prende anche con i giornalisti, colpevoli di dare troppo spazio alla battaglia sull'uso di denominazioni commerciali come 'hamburger' o 'salsiccia' per prodotti privi di carne, e di non parlare della vera partita che si gioca sulla Pac.

La riforma della politica comune, nonostante il rinvio di oltre un anno rispetto ai tempi prestabiliti, continua a dividere l’Eurocamera e soprattutto il mondo dell’associazionismo legato alla terra. Da una parte le principali lobby dell’agricoltura - rappresentate dai maggiori partiti - sono mosse dall’istinto naturale di proteggere lo status quo, e dunque i fondi assegnati in funzione agli ettari coltivati o agli animali allevati. Una logica pro-agricoltura intensiva inconciliabile con le battaglie ambientaliste delle principali ong - più influenti sui partiti minori - che vogliono una Pac al servizio dell’ambiente prima ancora che dei lavoratori del settore agricolo.

Una pioggia di critiche si è quindi già abbattuta sulla nuova Pac, concordata di fatto dalle principali formazioni del Parlamento europeo (Partito popolare, Socialisti & Democratici e Renew Europe) a suon di compromessi che hanno messo in minoranza Verdi e Sinistra Unita/Gue. La politica agricola comune dell’Unione europea, nata negli anni ’60 per assicurare sovranità alimentare e prodotti a prezzi accessibili a tutti i cittadini europei, viene ridiscussa periodicamente per adeguarla agli obiettivi fissati da Bruxelles. Gli ultimi target in ordine di tempo sono quelli fissati dalla Commissione europea di Ursula von der Leyen, decisa a fare del Green Deal non solo una strategia ambientale, ma la vera e propria bussola di tutte le politiche dell’Unione. Peccato che il testo base che il Parlamento europeo sta votando in questi giorni sia stato scritto dal precedente esecutivo Ue, quello guidato da Jean-Claude Juncker, che non metteva la transizione verde al centro dell’azione legislativa. Di qui un duro dibattito sugli obiettivi del testo. 

Gli ecologisti chiedevano una revisione di tutto l’impianto legislativo per allontanarlo dal greenwashing, l’ambientalismo di facciata che continua a sovvenzionare i metodi di produzione che danneggiano l’ambiente. Oltre ad applicare i target del Green Deal (taglio del 55% delle emissioni entro il 2030 e azzeramento entro il 2050), Verdi e Sinistra vorrebbero includere la strategia sulla biodiversità e il piano Farm to Fork (dal campo alla tavola) all’interno della Pac. Il che vorrebbe dire dimezzare l’uso dei pesticidi e di antimicrobici per animali entro il 2030 e destinare almeno il 25% della superficie coltivata nell’Ue all’agricoltura biologica. Tutti obiettivi dimenticati dalla nuova Pac.

Il Partito popolare europeo, principale forza politica dell’Eurocamera, ha infatti sconfessato la linea dettata dalla presidente von der Leyen, anche lei appartenente alla famiglia dei popolari Ue. Negli emendamenti votati nelle ultime ore, la nuova Pac si limita a recepire gli obiettivi generali sul clima dettati dagli Accordi di Parigi (mantenimento del riscaldamento globale entro 1,5 gradi rispetto ai livelli pre-industriali), ma non tiene conto delle proposte sulla biodiversità della Commissione. Le strategie approvate dall’esecutivo Ue, va detto, non sono ancora passate per il Parlamento europeo, che ha il potere di modificarle e - in linea teorica - di stravolgerle. “Le ong ambientaliste vogliono che la Pac sia solo rispettosa dell’ambiente” afferma l’eurodeputato popolare Herbert Dorfmann del Sudtiroler Volkspartei. Ma la politica agricola, sostiene Dorfmann, “è principalmente un programma Ue socio-economico”. Di qui la battaglia parlamentare per non collegare l’erogazione di fondi agricoli a obiettivi ambientali. 

Bas Eickhout, eurodeputato olandese dei Verdi sottolinea invece che “il cambiamento climatico e il degrado ecologico rappresentano una grave minaccia per l’agricoltura, il nostro sistema alimentare e il nostro futuro su questo pianeta”. Ciononostante “un gran numero di eurodeputati sta ignorando intenzionalmente l'enorme portata del problema”. Il dito degli ecologisti è puntato non sono contro il Ppe ma anche verso i liberali di Renew Europe e i Socialdemocratici. “Hanno annacquato le già deboli proposte della Commissione per continuare ad assegnare il 60% dei pagamenti diretti agli agricoltori a condizioni minime”. “Senza obiettivi vincolanti per una maggiore protezione del clima, meno pesticidi nei campi e meno antibiotici negli allevamenti di bestiame, la Pac rappresenterà l'antitesi del Green Deal”, conclude Eickhout.

Persa la battaglia sugli emendamenti, agli ecologisti non resta che lavorare alle votazioni finali per cercare di bloccare il testo, magari col sostegno degli esponenti più sensibili al tema ambientale di Ppe, Socialisti e Renew. Una missione alquanto difficile e che in ogni caso avrebbe un solo effetto nell’immediato: quello di mantenere in vigore l’attuale Pac concordata nel ‘lontano’ 2013, quando la giovane Greta aveva solo 10 anni.

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