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"La metà dei campi agricoli Ue in mano al 3% delle aziende"

Lo denuncia un rapporto della Land coalition: in tutto il mondo, le diseguaglianze nell'agricoltura tra grandi e piccole imprese sono aumentate a partire dagli anni '80. Usa, America Latina ed Europa le aree con la maggiore crescita

L'1% delle aziende agricole del mondo gestisce il 70% dei campi coltivati. Una cifra che fotografa le disuguaglianze nel settore primario tra i colossi dell'agroalimentare e le piccole e medie aziende. Disuguaglianze che sono andate crescendo dagli anni '80 a oggi, con un'impennata nell'ultimo decennio, soprattutto nell'Unione europea, dove la metà dei terreni è in mano al 3% delle aziende agricole. È quanto emerge da un rapporto della Land coalition, organizzazione che ha sede a Roma e che ha lo scopo di promuovere una maggiore equità nell'agricoltura mondiale. 

Un nuovo sistema di calcolo

Il rapporto introduce un nuovo sistema di calcolo della proprietà terriera, che tiene conto non solo della proprietà diretta, ma anche del controllo indiretto. E che pertanto avrebbe il merito di individuare meglio la reale concentrazione di terre nelle mani dei grandi gruppi e dei latifondisti (presenti non solo nei Paesi più arretrati, ma anche nell'Unione europea). Grazie a questo sistema, i ricercatori hanno scoperto che tale concentrazione, diminuita nel corso del Dopoguerra, è cominciata a risalire a partire dagli anni '80. Questo, ha detta della Land coalition, ha portato a monocolture più distruttive e alla crisi delle piccole e medie aziende.

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Prendendo in considerazione per la prima volta l'aumento del valore della proprietà e la crescita delle popolazioni senza terra, il rapporto calcola che la disuguaglianza fondiaria è del 41% superiore a quanto si credeva in precedenza. Un fenomeno favorito dalla "finanziarizzazione" del settore. “In passato, gli strumenti finanziari interessavano solo i mercati. Non ci hanno influenzato individualmente. Ma ora toccano ogni aspetto della nostra vita perché sono collegati alla crisi ambientale e alla pandemia ", ha affermato Ward Anseeuw della Land coalition, che ha guidato la ricerca insieme a un gruppo di partner tra cui Oxfam e il mondo Inequality Lab.

La spinta della finanza

Per spiegare meglio il ruolo di questri strumenti sull'agricoltura, Anseeuw prende il caso delle coltivazioni intensive: "Una maggiore concentrazione nel controllo e nella proprietà dei terreni si traduce in una maggiore spinta verso le monocolture e un'agricoltura più intensiva. E questo perché i fondi di investimento tendono a lavorare su cicli di 10 anni per generare rendimenti". In altre parole, per ottenere le risorse finanziarie, occorre generare rendimenti alti e in breve tempo. Da qui la spinta alla produzione intensiva. Un po' quello che si è verificato in Italia con il boom del biogas.  

Cosa c'entra il Covid

Tornando al report, la disuguaglianza più passa si registra in Cina e Vietnam, mentre la più alta è in America Latina, dove il 50% più povero delle persone possiede solo l'1% della terra. "Nel mondo, tra l'80% e il 90% delle aziende agricole sono di proprietà familiare o di piccoli agricoltori. Ma coprono solo una piccola parte della terra e della produzione commerciale", scrive il Guardian. Questo provoca crescenti "problemi sociali, tra cui povertà, migrazione, conflitti e diffusione di malattie come Covid-19", scrive ancora il quotidiano britannico.

Usa e Ue 

Stando ai dati della Land coalition, la più alta crescita della quota di terreni in mano a pochi grandi proprietari è stata negli Stati Uniti e in Europa. Nell'Unione europea, la dimensione media dell'azienda agricola è quasi raddoppiata dagli anni '60 a oggi. Con il risultato che, secondo le ultime rilevazioni disponibili, la metà della terra coltivata in Ue è in mando al 3% delle aziende agricole.

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