Coronavirus, niente caffè e meno pasta per gli italiani se si bloccano le importazioni

L’agroalimentare tricolore è un comparto d’eccellenza che assicura riserve di latticini, riso e vino. Ma se smettono di arrivare forniture dall’estero, Il Belpaese dovrà fare a meno di molti prodotti di base. Federalimentare: “L’import è essenziale”

Foto Ansa

Comprare italiano” è l’appello rivolto da tante associazioni di produttori dall’inizio della crisi del coronavirus. Con gli italiani chiusi in casa, gli unici consumi in crescita sono quelli del settore agroalimentare, ma è anche vero che gli addetti del comparto si trovano sotto una pressione inedita. Da una parte c’è la necessità dei lavoratori di proteggersi e la carenza di manodopera di stagionali stranieri che hanno fatto ritorno nel proprio Paese d’origine. Dall’altra c’è un potenziale stop alle importazioni dovuto ai provvedimenti di precauzione del contagio, con molti lavoratori costretti alla quarantena e con autotrasportatori esteri che evitano di venire in Italia. 

Autosufficienti per acqua, vino e riso

Secondo l’associazione di categoria Federalimentare, il Belpaese può considerarsi autosufficiente, e dunque indipendente dalle importazioni estere, solo con riferimento ad alcuni prodotti. Tra questi ci sono senza dubbio l’acqua minerale, per la quale l’Italia è tra i primi Paesi produttori e consumatori a livello mondiale. Anche sul vino non vi dovrebbero essere problemi di approvvigionamento, considerato il primato italiano anche in questo settore. Quanto al cibo, non mancherebbe di certo il riso.

Settori a rischio

Più problematico sarebbe, invece, l’approvvigionamento di pasta. Il comparto molitorio italiano è infatti dipendente al 40% da farine e semole provenienti dall’estero. Circa il 45% delle materie prime per la pasta made in Italy arriva dagli altri Paesi, secondo Federalimentare. Del tutto dipendenti dall’estero sono anche altri settori d’eccellenza del made in Italy alimentare, come il caffè - le cui materie prime arrivano al 100% dagli altri Paesi - e il cioccolato, dipendente dalle importazioni al 90%. Si registra, inoltre, una forte dipendenza dal commercio estero per quanto concerne le carni preparate (l’Italia importa il 40% delle materie prime). Persino l’olio d’oliva, prodotto simbolo del made in Italy, si importa dall’estero il 60% delle materie prime necessarie. 

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La perdita di autosufficienza alimentare

“Puntare all’autosufficienza – spiega Federalimentare – è di certo un traguardo suggestivo e di grande valenza strategica ma si scontra con vincoli difficili da superare”. “Da un lato - spiegano i rappresentanti del comparto - va ricordato come l’agricoltura nazionale tra il 1990 e il 2017 ha perso tra i 17 e i 35mila ettari l’anno di terreni coltivabili”. “Aspetto che - si precisa - ha di certo inciso sulla progressiva riduzione del tasso di autoapprovvigionamento passato negli ultimi venti anni dal 90 all’83%”. “E questo - concludono - nonostante l’industria alimentare italiana tutt’ora continui a trasformare circa il 72% della produzione agricola made in Italy”.

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