Gli hamburger vegani o di finta carne potranno chiamarsi hamburger: Parlamento Ue boccia tutte le restrizioni

Niente da fare per le imprese di macellazione e trasformazione di prodotti a base animale che volevano impedire la vendita di cibi vegetali con etichette quali 'prosciutto veggie' o 'salsiccia vegana'

Gli hamburger vegani sono salvi. Il Parlamento europeo ha bocciato tutte le proposte di restrizione ai nomi commerciali come ‘bistecca vegan’, ‘salame vegetale’ o ‘hamburger senza carne’ ormai presenti nei supermercati di tutto il continente. Almeno per il momento, non ha portato a nulla la pressione sui legislatori Ue da parte delle organizzazioni di categoria di allevatori, impianti di macellazione e salumifici, che sostengono da tempo che tali etichette potrebbero confondere i consumatori. Al contrario, il mondo dell’associazionismo ambientalista e a favore di diete senza carne ha contrastato quella che definisce una battaglia delle lobby che vogliono proteggere l’industria alimentare. A fronte delle tre proposte sul tavolo degli eurodeputati alla fine hanno prevalso i distinguo e dunque lo status quo, che consente la vendita di prodotti vegetali con denominazioni tradizionalmente usate per definire cibi di origine animale.

Le proposte sul tavolo per mettere fine all’attuale ambiguità normativa erano tre. La prima, quella con più possibilità di successo, era già stata adottata dalla commissione Agricoltura e riconosceva bistecca, salsiccia, scaloppina, burger e hamburger come prodotti esclusivamente a base di carne. Se tale testo fosse stato confermato dalla plenaria, i prodotti a base vegetale sarebbero rimasti legali nell’Ue, ma la loro denominazione avrebbe dovuto cambiare.

Un emendamento presentato dal Partito popolare europeo riservava invece i nomi utilizzati per la carne (come manzo o maiale), i tagli di carne (come bistecca o braciola di maiale) e i prodotti a base di carne (come prosciutto o salame) esclusivamente ai prodotti contenenti parti commestibili di animali. Tali denominazioni di vendita, se l’emendamento fosse stato approvato, non avrebbero più potuto essere utilizzate sull’etichetta per descrivere, commercializzare o promuovere prodotti alimentari contenenti più del 3% di proteine vegetali. Tale regola avrebbe però salvato la categoria delle preparazioni a base di carne di prodotti come burger e hamburger. In altre parole, l’hamburger vegetale - secondo la proposta del Ppe - avrebbe potuto conservare tale denominazione, ma vendere un prodotto come ‘prosciutto vegetale’ sarebbe diventato illegale. 

L’ultima proposta sul tavolo era quella presentata dal gruppo dei Socialisti e Democratici. Se approvata, i nomi relativi alla carne sarebbero stati riservati ai soli prodotti contenenti carne animale. Tuttavia, alla Commissione sarebbe stato conferito il potere di adottare atti delegati di modifica, deroga o esenzione alle definizioni o denominazioni di vendita. L’esecutivo Ue avrebbe avuto dunque il compito di redigere un elenco di prodotti a base vegetale da esentare dalla regola purché riportanti la dicitura “senza carne”.

La bocciatura delle tre proposte mantiene in vigore le regole attuali che in molti considerano ambigue e contraddittorie. Fonti parlamentari nei giorni scorsi non hanno escluso che, anche in caso di bocciatura di tutti gli emendamenti, prima o poi la questione finisca davanti ai giudici della Corte di giustizia dell’Unione europea. Che, come in tante altre occasioni, si troverebbero a fare i conti con regole scritte tanti anni prima per un contesto attuale profondamente mutato. 

“Il voto di oggi è un grave colpo alle produzioni di qualità e al diritto dei consumatori di avere piena consapevolezza di ciò che mangiano. Ancora di più è un enorme favore a certe lobby della grande distribuzione del nord Europa che da tempo e con vari strumenti investono per smantellare l’agroalimentare di qualità", dice in una nota la delegazione di Fratelli d'Italia al Parlamento Ue.

Dello stesso avviso Rosanna Conte, eurodeputata della Lega: "Purtroppo, le lobby della carne in laboratorio hanno avuto la meglio sui piccoli allevatori: il Parlamento europeo ha respinto le nostre richieste di vietare l'utilizzo di nomi come 'hamburger', 'salsiccia' o 'latte' per commercializzare prodotti che non sono di origine animale. Attenzione, io non demonizzo nessuno. Ma questa è concorrenza sleale ai danni del nostro settore zootecnico. Le cose devono essere chiamate con il giusto nome. Chiedevamo solo questo. Più trasparenza per il consumatore affinché potesse fare autonomamente le sue scelte in modo consapevole. L'Europa, ancora una volta, si piega agli interessi di parte e calpesta i nostri allevatori e prende in giro i consumatori", conclude. 

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