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Mercoledì, 19 Giugno 2024
Nei mari

"Basta pesca a strascico entro il 2030", la proposta dell'Ue per proteggere i sistemi marini

La Commissione europea ha presentato il pacchetto sulla pesca sostenibile. Si vuole ridurre anche la dipendenza da fonti fossili per i carburanti e garantire ricambio generazionale

Addio alla pesca a strascico entro il 2030. Questa la proposta principale avanzata dalla Commissione europea e contenuta nel pacchetto sulla pesca sostenibile presentato oggi a Bruxelles. L'obiettivo non è vincolante, ma segna la strada che l'Unione europea intende perseguire per salvaguardare gli stock ittici e più in generale la salute dei mari e degli oceani.

Il pacchetto si basa su quattro elementi: innanzitutto una comunicazione sulla transizione energetica del settore della pesca e dell'acquacoltura dell'Ue, a seguire un Piano d'azione per la protezione e il ripristino degli ecosistemi marini per una pesca sostenibile e resiliente (Marine Action Plan). A questo si aggiunge una comunicazione sulla politica comune della pesca oggi e domani e infine una relazione sull'organizzazione comune dei mercati dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura. "Gli obiettivi principali delle misure sono promuovere l'uso di fonti energetiche più pulite e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, nonché ridurre l'impatto del settore sugli ecosistemi marini. Le azioni proposte saranno realizzate gradualmente per aiutare il settore ad adattarsi", ha spiegato il portavoce della Commissione durante la conferenza stampa di presentazione del pacchetto.

Per quanto riguarda i combustibili fossili una delle azioni per ridurre la dipendenza del settore "è un partenariato per la transizione energetica nel settore della pesca e dell'acquacoltura dell'Ue" che "riunirà tutte le parti interessate, compresi i settori della pesca, dell'acquacoltura, della cantieristica, dei porti, dell'energia, delle ong e delle autorità nazionali e regionali, per affrontare collettivamente le sfide della transizione energetica del settore", ha spiegato in una nota l'esecutivo europeo.

Rispetto alla protezione degli ecosistemi marini Bruxelles ha invitato gli Stati membri ad adottare misure di conservazione della pesca per proteggere e gestire efficacemente le aree marine protette (Amp), "con un calendario chiaro". "Chiederemo agli Stati membri di darci una tabella di marcia entro il 2024, crediamo siano tutti consapevoli della necessità di fare progressi sulla pesca sostenibile e la tutela degli ecosistemi, soprattutto nel Mediterraneo", hanno spiegato i funzionari dell'Ue. Secondo Bruxelles, "questi sforzi dovranno includere la protezione delle aree di riproduzione e di nursery dei pesci, la riduzione dei tassi di mortalità dei pesci e il ripristino delle aree centrali per le specie e gli habitat sensibili".

A tutela dei fondali la Commissione invita anche gli Stati membri a proporre raccomandazioni congiunte e ad adottare misure nazionali per eliminare gradualmente la pesca di fondo mobile in tutte le Aree marine protette entro il 2030 e a non consentirla in nessuna area di nuova istituzione. "Le prime misure dovrebbero essere adottate già entro marzo 2024 per i siti Natura 2000 ai sensi della direttiva Habitat che proteggono i fondali marini e le specie marine", ha precisato l'esecutivo Ue.

Oltre al Piano d'azione per le aree marine protette, il pacchetto prevede misure per aumentare la selettività delle catture e migliorare la trasparenza per l'attribuzione delle quote pesca a livello nazionale per premiare di più le pratiche sostenibili e la piccola pesca. "La politica comune della pesca datata 2013 ha tutti gli strumenti per affrontare le sfide della sostenibilità, ma serve applicarla pienamente", hanno spiegato dalla Commissione.

Uno dei principi centrali del pacchetto è quello del "rendimento massimo sostenibile" (Msy) cioè la massima cattura che può essere prelevata dallo stock di una specie senza ridurre le dimensioni della popolazione. Applicando questo principio, la politica comune della pesca "ha adottato un obiettivo operativo, misurabile e scientifico per la gestione della pesca, che ha portato a risultati positivi" ha precisato la Commissione, evidenziando che nelle aree in cui è stato attuato, gli stock si sono ripresi e le catture sono aumentate, mentre gli impatti negativi sull'ambiente marino sono diminuiti. I risultati migliori di questi ultimi anni si sono ottenuti nell'Atlantico nordorientale, mentre nel Mar Mediterraneo la situazione è definita "ancora preoccupante" e i miglioramenti "troppo lenti".

Alcune note hanno riguardato poi il rapporto tra la pesca e i recenti sviluppi della geopolitica. Mentre la Brexit ha costretto l'Ue a gestire con il Regno Unito, Paese ormai fuoriuscito dal blocco, gli stock ittici dell'Atlantico nord-orientale, l'aggressione militare della Russia contro l'Ucraina ha portato "a nuovi pericoli e ricadute negative sulla sicurezza marittima". Bruxelles evidenzia tra questi nuovi rischi: le "dispute territoriali", la "concorrenza per le risorse naturali" e le "minacce alla libera navigazione". In questo settore, l'Ue si propone di rafforzare la cooperazione con partner "che la pensano allo stesso modo" nelle zone marine limitrofe così come in quelle reputate di importanza strategica.

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