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Lunedì, 4 Luglio 2022
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Tensioni tra Parlamento e Commissione Ue sulla Pac, voto rimandato. Cosa succede agli eco-schemi?

I deputati contestato l'esecutivo: documenti sugli atti delegati inviati troppo tardi. L'approvazione slitta al 10 gennaio, ma entro fine anno gli Stati devono presentare i modelli con cui agricoltori possono ottenere sussidi

Schermaglie tra Commissione e Parlamento europeo, che avrebbe dovuto approvare in questi giorni a Strasburgo gli ultimi dettagli della riforma della Politica agricola comune, cha ha avuto il via libera definitivo lo scorso mese. Il voto, previsto a Strasburgo questa settimana, è stato rimandato dalla commissione Agricoltura dell'Aula perché i deputati hanno criticato il modus operandi dell'esecutivo comunitario. Il nodo? Un ritardo da parte di Bruxelles nell'inviare i documenti (circa 60 pagine) degli “atti delegati”, che i parlamentari avrebbero dovuto analizzare in meno di due giorni. Con una tempistica così stretta, molte delle forze politiche (socialisti, verdi, estrema destra) avevano annunciato che avrebbero respinto l'approvazione dei documenti. Da qui la decisione di post-porre la votazione al 10 gennaio. In questo modo, oltre ad analizzare le carte, i parlamentari avranno tempo, durante le vacanze di Natale, di tastare il polso dell'elettorato “agricolo” rispetto alle misure contenute nei documenti attuativi. Nel frattempo, però, i Paesi Ue sono tenuti a presentare entro fine anno gli eco-schemi, ovvero i modelli specifici che intendono adottare per ottenere fondi ulteriori.

L'approvazione della Pac è avvenuta lo scorso 23 novembre, ma sono ancora da determinare i criteri specifici e i dettagli per l'attribuzione dei sussidi che andranno a finanziare la politica agricola europea fino al 2027. A Strasburgo, il piano ha ricevuto un consenso ampio e trasversale, unendo le forze politiche centro-liberali, i socialisti e le destre. Gli unici ad essersi sottratti al consenso sono stati i verdi europei, che la considerano un ulteriore regalo all'agro-industria, con criteri poco stringenti sul piano ambientale e una visione 'nazionalista' della legislazione. Ciascuno Stato membro deciderà quali eco-schemi adottare, tra quelli previsti dall'Ue. Una parte dei finanziamenti verrà quindi attribuita agli agricoltori, in base a queste strategie cui aziende e contadini avranno deciso di aderire (su base volontaria) per coniugare alla produttività agricola la sostenibilità ambientale e la tutela della biodiversità. Se la Commissione propone questa scelta come la più rispettosa per le caratteristiche e le specificità dell'agricoltura di ciascun Paese, resta da capire quali effetti sortirà questa “libertà” d'azione così ampia.

Optando per il rinvio, i parlamentari hanno provato a riguadagnare terreno nel loro ruolo di legislatori, evitando di sentirsi presi in giro e 'subordinati' rispetto alla Commissione, che aveva sottratto loro i consueti due mesi per analizzare gli atti. Adesso bisogna capire cosa accade ai piani strategici della Pac, da presentare entro il 31 dicembre. Secondo gli analisti, alcuni Stati membri potrebbero approfittarne per chiedere una proroga della scadenza. Alcune fonti, invece, hanno rivelato al portale Euractiv che non sussistono ragioni per un ritardo, dato che i ministeri conoscono da tempo il contenuto dei documenti legislativi che saranno sottoposti al voto. In Italia, intanto, prosegue la campagna #CambiamoAgricoltura, promossa da numerose organizzazioni, tra cui (Wwf, SlowFood, Legambiente, Rete dei semi rurali, Federbio) che sta provando sino all'ultimo a convicere il ministro dell'agricoltura Stefano Patuanelli ad adottare eco-schemi più stringenti, che obblighino concretamente le aziende agricole a scelte radicali per la riduzione delle emissioni e una produzione di cibo più sana e variegata.

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