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Mercoledì, 30 Novembre 2022
Il caso

A rischio le patatine fritte: manca l'olio di girasole ucraino

In Belgio, il più grande esportatore al mondo, le aziende stanno per terminare le scorte. I chioschi artigianali utilizzano invece grassi alternativi, ma le due produzioni stanno per entrare in conflitto

L'industria delle patatine fritte è in crisi. È una delle numerose conseguenze della guerra in Ucraina sul settore agroalimentare e colpisce in particolare il Belgio, il più grande esportatore di patatine fritte al mondo. Nel piccolo Paese che ospita la capitale europea, le aziende del settore hanno lanciato l'allarme: manca l'olio di girasole, utilizzato ampiamente per la precottura. Tra due settimane le scorte potrebbero finire, danneggiando uno dei più grandi settori industriali del Paese.

L'olio di girasole rappresenta una delle principali esportazioni alimentari dell'Ucraina ed è un ingrediente chiave che si trova in numerosi prodotti, come dolci da forno, snack salati, salse, come pure negli alimenti per bambini. Le spedizioni ucraine di olio diretto verso l'Unione europea sono in stallo, a seguito dell'invasione da parte della Russia, che starebbe provando a far deflagrare tutto il settore agroalimentare del Paese. Al contempo, le imprese alimentari degli Stati membri stanno cercando alternative per proseguire la produzione. In Belgio la questione è particolarmente sentita, dato l'uso diffuso dell'olio di girasole per quello che è considerato da molti il vero piatto nazionale: le patatine fritte.

Belgapom, l'associazione di categoria dei produttori e commercianti di patate, ha calcolato che nel 2020 circa 5,08 milioni di tonnellate di patate sono state trasformate in patatine, purè, chips e fiocchi di patate. In questa cifra sono inclusi 2,08 milioni di tonnellate di patatine congelate, per la cui produzione le aziende ricorrono in modo massivo all'olio di girasole ucraino. Ma le scorte delle industrie iniziano a prosciugarsi. Christophe Vermeulen, amministratore delegato di Belgapom, ha dichiarato che le prospettive sono particolarmente disastrose per le patatine fritte surgelate prodotte in serie, che dipendono dall'olio di girasole per la precottura. "Per come stanno le cose, penso che ci restino un paio di settimane di olio di girasole disponibile, ma non di più", ha detto al giornale Politico aggiungendo che i suoi membri si affidano all'Ucraina per il 45% in media della loro fornitura, ma per alcune aziende la dipendenza è ancora maggiore. Secondo alcune stime basate su sondaggi, il 60% dei belgi mangia patatine ogni settimana.

Mentre i giganti dell'industria sono disorientati e non sanno bene capire dove attingere per rifornirsi di altro olio, facendo appello anche al governo per mantenere le fabbriche in funzione, a restare indenni sembrano al momento i famosi fritkot  o friteries (in francofono) del Paese. Si tratta dei chioschi specializzati in patatine fritte, dove si reca almeno una volta l'anno il 95% dei residenti in Belgio, nonché tappa obbligata per turisti e visitatori. A salvare questa produzione artigianale è la differenza negli ingredienti, più fedele alla tradizione belga. Il cono è spesso preparato con altri grassi, come il lardo, che conferisce alle patatine belghe un gusto unico. "Il problema dell'olio di girasole è per le patate pre-fritte o congelate, ma noi usiamo patate fresche, che cuciniamo qui e sempre usando grasso di manzo", ha dichiarato a Politico uno degli addetti alla frittura della Maison Antoine, un celebre chiosco situato nella zona delle istituzioni europee. Per quanto riguarda le salse, sono realizzate soprattutto con olio di canola, un olio canadese a basso contenuto di acidi.

Bernard Lefèvre, un ex proprietario di fritkot che ora è a capo dell'associazione commerciale indipendente Unafri, precisa che l'olio di girasole è solo uno degli ingredienti utilizzati per i grassi di cottura. Ogni chiosco infatti, per distinguersi dagli altri, ha ricette diverse. Non a caso a Bruxelles, i frequentatori abituali discutono spesso quali siano le patatine di “eccellenza” della capitale, con battaglie a distanza tra i chioschi di piazza Flagey, Barrière o nelle Marolles. "Ci sono più di 4.500 stand di patatine fritte in Belgio e tutti dovevano essere diversi l'uno dall'altro. Questo significa che siamo globalmente meno dipendenti da un'unica fonte di approvvigionamento", ha affermato Lefèvre, tranquillizzando le migliaia di clienti che, soprattutto nel fine settimana, attendono spesso in lunghe file per gustare il loro cono.

Una delle preoccupazioni principali per i chioschi, però, è che una volta finite le scorte di olio di girasole, i giganti dell'industria delle patatine facciano la corsa per accaparrarsi altri tipi di oli. "Se l'industria deve fare degli aggiustamenti, ci saranno dei costi", ha dichiarato Philippe Burny, agro-economista del Centro di ricerca agricola della Vallonia, la regione francofona del Belgio. L'inserimento dell'industria delle patatine fritte congelate rischia di far salire i prezzi delle alternative all'olio di girasole. A rimetterci sarebbero proprio le piccole friteries e i loro clienti più affezionati.

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