Cresce l'export agroalimentare italiano in Canada, +80% dal 2009

Aumento del 10,4% nelle esportazioni generali nei primi 7 mesi dell'anno con il nostro Paese sotto la media U che è del 12,6%

Ansa EPA/Hannibal Hanschke

L'export italiano verso il Canada è in crescita anche se in percentuali inferiori alla media europea. È quanto è emerso nel convegno "Canada - Eu una business partnership in evoluzione", organizzato da Nctm Studio Legale, Confindustria, International Chamber of Commerce e Centro Studi Italia-Canada secondo cui nei primi 7 mesi del 2018 l'export italiano verso il Paese Nord Americano è cresciuto del 10,4% annuo, contro il +12,6% dell'Ue. Dall'analisi dei principali prodotti destinati al mercato canadese risulta che le categorie più richieste sono i macchinari (settore metalmeccanico), il wine&spirits e l'automotive, che insieme coprono più del 40% delle merci esportate in Canada. Pur non figurando tra le prime dieci voci dei settori più esportati in Canada, il tasso di crescita dell'export italiano di prodotti agroalimentari è cresciuto dal 2009 al 2017 dell'80,9%.

Nel 2018, l'Italia si e confermata primo Paese europeo fornitore di prodotti agroalimentari, davanti a Francia e Regno Unito, con una crescita del valore delle esportazioni 'agrifood', passate nel primo semestre del 2018 a 203 milioni da 176 milioni dell'anno precedente. L'Italia è inoltre il primo fornitore mondiale di formaggi: circa un terzo dell'export Ue verso il Canada è garantito da formaggi italiani. Cresce anche l'import europeo e italiano dal Canada, con una variazione, rispettivamente, del +23,6% verso l'Europa e del +39,2% verso l'Italia. Non si altera però la bilancia commerciale, che rimane favorevole al nostro Paese.

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"Più informazione - ha dichiarato Paolo Quattrocchi, partner di Nctm studio legale e direttore del Centro Studi Italia-Canada - avrebbe potuto aiutare gli imprenditori italiani a trarre maggiori vantaggi dal Ceta. Non che l'accordo non possa presentare delle criticità, che peraltro ben possono essere esaminate e risolte in fase di implementazione, ma visti i risultati molto incoraggianti riscontrati nel primo anno di esecuzione (provvisoria) del Ceta, certo, molto di più poteva essere fatto, solo se, accanto alle osservazioni critiche, si fosse badato ai concreti interessi degli esportatori italiani e le diverse componenti dell'expo italiano fossero state formate e messe in condizione di avvalersi con profitto dello strumento che comunque era a loro disposizione".

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