“Col Ceta più esportazioni”, consorzi di formaggi Dop difendono l'accordo tra Ue e Canada

Produttori di Asiago, Pecorino e Parmigiano soddisfatti delle norme di libero scambio: "Impongono regole comuni da far rispettare"

A un anno dall’entrata in vigore del Ceta, trattato di libero scambio tra Unione Europea e Canada, i produttori di formaggi di denominazione protetta si dicono soddisfatti delle ricadute sul commercio estero. “L'evoluzione dei volumi dell'export è positiva, entro la fine dell'anno stimiamo che sarà aumentata del 10%”, esulta Riccardo Deserti, direttore del consorzio Parmigiano Reggiano. Le regole comuni sottoscritte da Bruxelles e Ottawa aiuterebbero anche sul fronte della tutela del Made in Italy contro quella famigerata contraffazione di prodotti con marchi che “suonano” italiani al consumatore straniero, ma che col Belpaese hanno ben poco a che fare. Si stima che il volume d’affari del “fake italian” abbia raggiunto i 100 miliardi di euro.

Con l’introduzione del Ceta “vengono vietate tutte le modalità di evocazione dell'Italia associate al nome Parmesan”, spiega Deserti, “bandierine tricolore o richiami all'Italia sono vietati” quando non vi è un’effettiva provenienza nostrana del prodotto. Gli fa eco Leo Bertozzi, segretario generale di Aicig (Associazione italiana Consorzi Indicazioni Geografiche), che sottolinea: “Gli accordi di libero scambio non sono mai perfetti ma i consorzi sono favorevoli perché impongono regole comuni da far rispettare”.  “I dati statistici delle esportazioni delle Dop dei formaggi ma anche di vino, olio e prosciutti dicono che c'è stato un incremento”, prosegue Bertozzi che sui dubbi circa la ratifica del trattato da parte del Governo italiano, ricorda che “il Ceta non è un accordo sottoscritto fra Italia e Canada, ma tra Unione europea e Canada quindi, se la maggioranza dei Paesi Ue fosse contraria, è chiaro che questo rimetterebbe l'accordo in discussione, se invece uno o due Paesi fossero contrari la materia andrebbe ridiscussa, ma ciò avrebbe un peso diverso”.

Se il futuro del rapporto commerciale tra le due sponde dell’Atlantico fa ben sperare i produttori di formaggi Dop riconosciuti, lo stesso non si può dire per il consorzio dell’Asiago. Il formaggio che si produce sull’omonimo Altopiano sin dall'anno Mille, non ha ancora ricevuto la registrazione in Canada. Nel mentre, i suoi rappresentanti hanno pensato bene di verificare, in base a una ricerca su un campione di mille consumatori in Nord America, il peso sulla bilancia commerciale delle tecniche di contraffazione o raggiro del cliente. Fiorenzo Rigoni, presidente del consorzio, riferisce che “l'80% dei consumatori di fronte alle imitazioni dell'Asiago, con evocazioni di nomi e bandierine tricolore, eccetera, crede di acquistare un prodotto italiano”.

L’iniziale successo del trattato Ceta potrebbe, infine, favorire la conclusione di altri accordi di questo tipo con Paesi come la Nuova Zelanda e l’Australia, con i quali si sono già avviati i negoziati. Per Deserti, presidente del consorzio Parmigiano Reggiano, un trattato commerciale è “come un vestito sartoriale, e va valutato caso per caso. Le regole che vanno bene negli Usa non è detto che funzionano anche in Giappone o Nuova Zelanda”. 

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Ma i problemi di tutela ci sarebbero anche all’interno dei confini nazionali e in Europa. “Con le nuove regole comunitarie siamo arrivati a un livello di tutela molto alto - sostiene Deserti - però abbiamo ancora un problema importante che non riguarda la Gdo, i supermercati, piuttosto quello che avviene nelle cucine dei ristoranti e delle mense, in altre parole il food service. Centinaia di migliaia di micro imprese, difficili da controllare, dove tante Dop non vengono usate magari anche per scarsa conoscenza, non solo per malafede. Ecco, questa è un'area di lavoro molto importante a cui ci dedicheremo nei prossimi anni”, conclude Deserti.

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