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Le arance non si vendono: alberi abbattuti per fare legna. M5s: "Colpa degli accordi Ue"

Il caso delle clementine Igp del Golfo di Taranto. Gli agricoltori: "Il prezzo del mercato è di 50 centesimi al chilo, non ci conviene neppure raccoglierle". E sulle tavole aumentano gli agrumi da Marocco e Sud America

La loro qualità è certificata dall'Ue con il marchio Igp. Ma quest'anno i coltivatori di clementine del Golfo di Taranto hanno preferito interrompere la raccolta degli agrumi e abbattere gli alberi. Il motivo? Il prezzo imposto dal mercato è di 50 centesimi al chilo. Troppo poco per rendere conveniente la loro raccolta. Meglio vendere la legna ricavata dagli aranci.

Il caso, sollevato dal Corriere della Sera, è stato rilanciato al Parlamento europeo dalla deputata del Movimento 5 stelle, Rosa D'Amato. Che punta il dito contro gli accordi commerciali stipulati dall'Ue e la carenza di controlli alle frontiere. "Dovrebbero essere una delle punte di diamante dell'economia tarantina, non solo del settore agroalimentare - dice D'Amato - Ma per i nostri agricoltori è impossibile competere con le arance che arrivano dal Marocco o dal Sud America sfruttando gli assurdi accordi commerciali sottoscritti dall’Ue. E che costano la metà".

In soli due mesi, continua l'eurodeputata M5s, "in Italia sono arrivate 170mila tonnellate di clementine marocchine. E questo anche grazie alla vergognosa carenza di controlli alla frontiere e alla triangolazione con la Spagna: le arance arrivano li’ e, per magia, diventano comunitarie. E’ uno  scandalo". 

Da novembre, secondo i dati di Coldiretti Puglia, 1,5 milioni di quintali di arance sono rimaste invendute, più della metà di quelle prodotte. Il settore ha lanciato un appello alla Regione e al governo. "Serve una stretta sui controlli degli agrumi importati dall’estero che invadono il mercato interno - dice Coldiretti - e l'avvio di controlli a tappeto anche nei mercati generali per assicurarsi che sulle etichette sai indicata chiaramente l’origine del prodotto, oltre ad accordi con la Grande distribuzione organizzata per la commercializzazione di 100.000 quintali di agrumi e lo stanziamento delle risorse per il risarcimento dei danni subiti dai produttori e dai vivaisti in caso di obbligo di espianti".

Ma per D'Amato occorre anche una battaglia in Europa: "Per fermare tutto questo occorre rivedere le politiche commerciali dell’Ue, subito. La riconversione economica del territorio cui il governo e il Movimento 5 Stelle stanno lavorando mette al centro proprio l’agricoltura. Ma per farlo, dobbiamo togliere ai nostri alberi e ai nostri agricoltori il cappio degli accordi commerciali di Bruxelles".

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