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Venerdì, 1 Marzo 2024
Sostenibilità e cibo

Come la destra europea vuole "salvare" l'agricoltura dagli ambientalisti

Pesticidi, fertilizzanti e investimenti nella produzione verticale, insieme a un aumento dei sussidi. È la ricetta per demolire la strategia Ue che vorrebbe aiutare natura e piccoli produttori

Investire sull'agricoltura verticale e sui fertilizzanti chimici, incrementare la produzione e l'uso delle tecnologie digitali. Soprattutto evitare che vengano approvate due leggi chiave del Green Deal europeo: il regolamento sull'uso sostenibile dei pesticidi e la legge sul ripristino della natura. Il partito popolare europeo, ormai allineato sulle posizioni dell'estrema destra, sta provando in tutti i modi a far cambiare idea alla Commissione europea rispetto alle innovazioni della Farm to fork. Il documento, delineato nel 2019, è improntato ad una tutela maggiore della biodiversità, sia agricola che naturale. L'obiettivo della destra è quello di conquistare il voto del nocciolo duro degli agricoltori, che in Europa sono "appena" 9 milioni, ma godono di grande simpatia in un mondo rurale che non si sente protagonista del cambiamento verso la sostenibilità, eppure potrebbe esserlo. 

Cosa chiede la destra

Durante la plenaria di giugno, il Parlamento europeo ospiterà una discussione sulla relazione "Garantire la sicurezza alimentare e la resilienza a lungo termine dell'agricoltura dell'Ue" della commissione Agri, presieduta da Norbert Lins del partito popolare europeo. La questione della sicurezza alimentare dell'Ue, con uno sguardo alla situazione globale, viene affrontata dalla destra chiedendo un rafforzamento dell'autonomia strategica europea per quanto riguarda gli alimenti. In parole povere produrre da soli più cibo, mangimi e fertilizzanti. Le raccomandazioni contenute nella relazione includono lo sviluppo di una strategia dell'Ue in materia di proteine per ridurre la dipendenza dalle importazioni, la promozione delle tecnologie innovative nell'agricoltura e degli investimenti nella logistica e nelle infrastrutture. La relazione chiede anche un maggiore sostegno a favore degli agricoltori e la garanzia che i terreni agricoli siano destinati principalmente alla produzione di alimenti e di mangimi. Il testo si oppone ai limiti all'uso dei pesticidi, come previsto dal nuovo regolamento Sur che punta a ridurli del 50% entro il 2030, e dei fertilizzanti, al fine di incrementare una produzione europea, finora troppo dipendente dalle importazioni da Russia e Bielorussia.

L'allarme dei Verdi

Questo nonostante i numerosi e ripetuti all'allarmi lanciati da scienziati e amplificati dagli ambientalisti sui danni provocati dalle sostanze chimiche sui suoli e sugli ecosistemi in generale, con un impatto drammatico anche sulla fertilità e la qualità degli alimenti. In sostanza, dopo aver elaborato il Green deal e la strategia Farm to fork, il centro-destra europea rinnega quelli che dovevano essere due pilastri della nuova Ue che puntava ad essere un'avanguardia di sostenibilità. Perché? Gli esponenti del Ppe si sono resi conti del "peso" degli agricoltori in ottica delle prossime elezioni europee e chiede per loro delle deroghe affinché al peso dell'inflazione e dell'aumento dei costi non si sommi quello dello sforzo burocratico e della "fatica" di rinunciare ad alcune aree e pratiche ormai consolidate per rendere le proprie aziende più vicine ai principi dell'agroecologia.

In vista del voto

Dei 400 milioni di europei, gli agricoltori rappresentano una piccola parte (circa 9 milioni), ma la loro capacità di influenzare la cittadinanza ha dimostrato la sua potenza nell'ultimo anno, ad esempio con la vittoria del Movimento dei Contadini e cittadini in Olanda che hanno stravolto lo scenario politico dei Paesi Bassi. Abituati ad identificare gli agricoltori con l'idea dei contadini, anziché con quella di grandi imprenditori e latifondisti, come sono in numerosi casi, la loro situazione attira consenso e fa leggere la legislazione verde in un'ottica negativa, anziché come uno strumento per risolvere i cambiamenti climatici. "Molte persone simpatizzano con gli agricoltori, non solo nelle zone rurali, ma anche nelle città più piccole, nelle aree più periferiche", aumentando la loro importanza nelle elezioni, ha dichiarato a Politico Wouter van der Brug, professore di scienze politiche all'Università di Amsterdam. "Le proposte di riforma del settore agricolo sono un simbolo di quei rapidi cambiamenti a cui la gente si oppone", ha aggiunto il docente.

Populismo rurale

Secondo i Verdi, il centro-destra, allineatosi alle proposte dei Riformisti e conservatori e di identità e democrazia, sta sfruttando la situazione di crisi internazionale, col conflitto in Ucraina in corso e le conseguenze della pandemia ancora da digerire, per giustificare l'interruzione dell'attuazione della strategia Farm to Fork e demolire le restanti normative del Green Deal. Secondo gli ambientalisti il Ppe, con una retorica populista e di breve termine, sta accusando i principi dell'agro-ecologia di ostacolare la produzione e la disponibilità di cibo nell'Ue. L'obiettivo è di rosicchiare voti in un Parlamento europeo, che secondo gli ultimi sondaggi perderà almeno una decina di voti, a vantaggio soprattutto dell'estrema destra di Giorgia Meloni e di Viktor Orban, sta dettando il nuovo ritmo della politica degli Stati membri. È la stessa destra che però sostiene convinta gli accordi di libero scambio del trattato Mercosur, che potrebbero ancor più compromettere gli introiti degli agricoltori europei, e che frena la transizione energetica, impedendo alle aziende del blocco continentale di fare un balzo in avanti rispetto a quelle statunitensi e cinesi. Un mix tossico che potrebbe avvelenare, oltre ai suoli, le tasche dei produttori. Si voterà il 15 giugno durante la plenaria a Strasburgo.

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