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Mercoledì, 30 Novembre 2022
La soluzione

Il ritorno del letame: Ue punta sui fertilizzanti naturali per ridurre la dipendenza da Mosca

Possibile deroga ai 170kg per ettaro all'anno stabilita per evitare l'inquinamento. Urgente abbassare i costi per gli agricoltori. L'Italia: “Puntiamo anche sul digestato”

Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori. Anche i vertici europei dell'agricoltura sembra si siano ricordati dei versi di Fabrizio De André adesso che il conflitto in Ucraina e la dipendenza dai fertilizzanti chimici (russi e bielorussi) ha messo in ginocchio larga parte dell'agricoltura europea. Il ritorno ai fertilizzanti naturali è stato uno dei punti centrali dell'ultimo Consiglio dei ministri dell'agricoltura Ue tenutosi in Lussemburgo.

Gli effluenti degli allevamenti potrebbero essere la chiave per ridurre i costi derivanti dall'uso di fertilizzanti chimici, divenuti ormai insostenibili, sia a livello di importazione che di produzione, dato che richiedono ingenti quantità dell'ormai carissimo gas. A spingere su questa richiesta è stato il ministro del Belgio, sostenuto dai colleghi di Spagna, Danimarca, Paesi Bassi e di un'altra decina di Paesi.

Questi concimi a base biologica sfruttano l'azoto ottenuto attraverso il trattamento e la trasformazione degli effluenti zootecnici. Il processo, noto come REcovered Nitrogen from manURE (Renure), "sarebbe un modo per aumentare l'autosufficienza in termini di disponibilità di fertilizzanti", ha dichiarato il ministro dell'Agricoltura belga David Clarinval. Al momento gli agricoltori europei possono utilizzare il 10% dei fertilizzanti basati su letame (semplice o trasformato) senza restrizioni.

La direttiva Nitrati limita infatti l'utilizzo di questa alternativa a causa degli effetti inquinanti dell'azoto, in particolare sulle acque. “Gli studi del Centro comune di ricerca mostrano che possono essere utilizzati in maniera sicura per l'ambiente in sostituzione dei concimi chimici”, ha affermato dal canto suo il ministro belga, sottolineando: “L'utilizzo di questi prodotti rientra perfettamente nel passaggio all'economia circolare in cui il settore agricolo dev'essere coinvolto”.

Come ricordato dal Commissario all'agricoltura Janusz Wojciechowski, nel 30% dei terreni agricoli europei non ci sono ostacoli all'utilizzo di azoto animale, mentre nel restante 70% sussiste un limite pari a 170 kg per ettaro all'anno. Affinché gli Stati membri possano superare tale soglia diversi Paesi hanno chiesto di assimilare i fertilizzanti prodotti con il letame agli effluenti chimici (e non più a quelli zootecnici).

Il commissario all'agricoltura ha detto di sostenere la proposta, ma ha sottolineato al contempo: “È chiaro che le zone già inquinate devono ridurre la fertilizzazione per evitare un peggioramento”, proseguendo in altra sede: “In situazioni di grave inquinamento delle acque vanno valutate bene eventuali ulteriori richieste di deroga per evitare conflitti con gli obiettivi della Pac”. Il rispetto della Direttiva Nitrati è anche una condizione preliminare per gli agricoltori per ottenere i fondi della Politica Agricola Comune (Pac). Possibile quindi una revisione di tali condizioni, forse in via temporanea.

Alla domanda se i fertilizzanti Renure possano divenire una scelta privilegiata, il Commissario ha risposto: “L'obiettivo è di importare fertilizzanti minerali solo in delle zone dove non è possibile recuperare quelli naturali”. La porta è quindi aperta. Quanto all'Italia, nel corso del suo ultimo Consiglio AgriFish in qualità di ministro dell'agricoltura, Stefano Patuanelli ha sostenuto la proposta di valorizzare i fertilizzanti azotati di origine organica, evidenziando al contempo un'ulteriore alternativa: “A nostro avviso va preso in considerazione anche l'uso del digestato. La digestione anaerobica degli effluenti d'allevamento dai materiali vegetali e dai sottoprodotti dell'industria è una valida alternativa ai fertilizzanti chimici”.

Le aziende agricole europee e gli Stati membri fremono in attesa della nuova comunicazione in tema di fertilizzanti che l'esecutivo europeo ha annunciato per il prossimo 9 novembre. La dipendenza di circa il 60% dai fertilizzanti provenienti da Russia e Bielorussia, sommata all'elevatissimo costo del gas indispensabile per la produzione interna, ha esasperato la crisi dei produttori alimentari. L'esecutivo europeo sta cercando un compromesso tra l'emergenza di offrire soluzioni alla crisi economica contingente e gli obiettivi stabiliti nel Green Deal europeo e nella strategia Farm to fork, in cui si chiede una riduzione del 20% nell'uso di fertilizzanti per migliorare lo stato di salute dei suoli e la qualità degli alimenti.

Da un lato quindi Bruxelles intende aiutare i produttori a procurarsi concimi ad un costo inferiore “per non mettere a rischio la sicurezza alimentare”, dall'altra si tratta di rispettare il piano di sostenibilità programmato. A questo proposito, in conferenza stampa Wojciechowski ha evidenziato l'esistenza di strategie alternative: “Per esempio ci sono dei Paesi dove nell'ultimo decennio è diminuito di ¼ l'uso di fertilizzanti e allo stesso tempo è aumentata la resa. Si tratta della Finlandia”. Esistono quindi esempi concreti in cui la sostenibilità non significa rinuncia alla produttività. Anche se non in tutti i Paesi la performance è stata così spettacolare, ha ammesso il commissario, la promessa è che anche questo modello “sarà oggetto di un'analisi nella comunicazione”.

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