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Martedì, 4 Ottobre 2022
L'idea

Tartufi psichedelici per essere "più produttivi” sul lavoro: l'idea di due olandesi

L'idea, nata durante la pandemia, sta avendo grande successo e metà della loro clientela è composta da donne. La produzione si basa sul microdosaggio della psilocibina

Pandemia fa rima con psichedelia. Almeno nella mente di due giovani imprenditori olandese, che durante il lockdown del 2020 hanno deciso, dopo un accurato confronto, di investire nella coltivazione di tartufi in cui è presente una piccola dose di sostanze psicoattive. Nils Paar e Gino Taselaar, già amici ed entrambi con esperienze nel marketing (e nell'uso di LSD), oltre a gestire le loro attività hanno scommesso in parallelo di investire in una nicchia di settore fino ad allora inesplorata, ottenendo in poco tempo un discreto successo.

La vendita avviene esclusivamente online e prevede piccoli abbonamenti. Nello specifico i tartufi contengono un principio attivo, noto come psilocibina, che esercita effetti sul sistema nervoso centrale, inducendo esperienze psichedeliche ed effetti lievemente euforizzanti. Il primo contatto con questa sostanza avviene per un problema di salute, come spiega Gino Taselaar al giornale Nu: “Ho ADD (un disturbo di concentrazione, ndr) e usavo il Ritalin, ma questo non mi rendeva una persona simpatica. Il microdosaggio si è rivelato efficace, soprattutto quando ho iniziato a gestire un'impresa".

Per Nils si è trattato invece di una volontà di sperimentare stati della coscienza diversi da quelli abituali, ma LSD classico si era rivelato troppo forte. Da qui la scelta di puntare su dosaggi minimi e calibrati. Quanto alle origini della ditta vera e propria, i due le hanno raccontate in un'intervista al giornale online High Humans: “Abbiamo creato un sito web, puramente per verificare se c'era già una domanda di microdosaggio. Non avevamo ancora niente. Solo una pagina web e un profilo Instagram”, ha spiegato Nils. Dopo un primo post con in cui i due erano in diretta, cui era connesso un modulo di registrazione, la risposta è stata talmente elevata da convincerli a proseguire nell'impresa.

A differenza dei cosiddetti “funghetti magici”, che contengono la stessa sostanza, per i tartufi manca una normativa specifica. Questo ha consentito una facile scappatoia. “Non avevamo affatto pensato alla legalità. Abbiamo prima chiamato la Camera di Commercio, dove potevamo semplicemente registrarci. Anche il Comune di Amsterdam non ha reso le cose difficili, non avevamo bisogno di permessi perché non avevamo un luogo di vendita fisico”. Risolto il profilo legale, si è trattato di individuare la clientela potenziale.

Il piano si basava inizialmente sull'idea che, in piccole dosi, le sostanze psichedeliche aumentino la produttività, quindi hanno puntato sulla fascia degli imprenditori, come loro. Tramite delle interviste agli utenti, i due hanno però compreso meglio, non senza sorprese, le motivazioni e la tipologia di acquirenti. Come spiega Gino: “La metà dei nostri clienti sono donne. [...]Sembra che molte di loro utilizzino il microdosaggio per superare il ciclo più facilmente, ma anche lo stato emotivo di una persona è molto importante. Ad esempio, il microdosaggio può funzionare contro la depressione invernale, questo non lo sapevamo affatto quando abbiamo intrapreso questa avventura"

Ad un certo punto, hanno bussato alla loro porta anche persone con problematiche serie. Chi aveva pensieri suicidi, ad un altro era stato diagnosticato il cancro e si sentiva in ansia. Di fronte a questo genere di richieste, gli imprenditori hanno deciso di coinvolgere Djai Baaten, un neuropsicologo, che li ha aiutati a selezionare chi è idoneo per questo genere di sostanza, che ad esempio non è raccomandata per le persone con depressione grave. Le spedizioni non si limitano ai Paesi Bassi, ma sono già estese ad altri Stati dell'Ue come l'Irlanda, dove l'approccio alle sostanze psicoattive non viene demonizzato e gli ordini sono notevoli. In Germania invece questi tartufi vengono visti come vere e proprie droghe. Enorme, a detta di Gino, la richiesta da parte dell'Estonia.

Per i due olandesi esistono ancora dei tabù nei confronti dei tartufi psichedelici, ma diminuiscono progressivamente: “A volte si ottengono reazioni davvero strane, come: 'Cosa c'è dopo, microdosare la cocaina?' Oppure è paragonato all'eroina. Quelle persone vivono ancora i tartufi come droghe, questo richiede solo tempo. Se qualcuno nella tua rete lo fa, le persone diventano rapidamente curiose. Le persone critiche lo sono proprio perché non ne sanno nulla , non vogliono approfondirlo e vogliono comunque esprimere la propria opinione”, chiosano gli imprenditori.

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