I costi della Brexit, senza la Pac gli agricoltori britannici perderanno milioni in sussidi

Scozia, Galles e Irlanda del Nord sono sul piede di guerra, il nuovo programma messo in campo da Londra non raggiunge gli standard di quello europeo

Foto Ansa EPA/ANDY RAIN

La Brexit potrebbe costringere molti britannici a dover stringere la cinghia, a partire dagli agricoltori. L'allarme arriva dai lavoratori del settore rurale di Scozia, Galles e Irlanda del Nord che sono stati i primi a lamentare perdite nei loro redditi così consistenti da avere ripercussioni negative sulla tenuta delle campagne. 

Problemi in Scozia

Il segretario di Stato per l'economia rurale (l'equivalente del ministro), Fergus Ewing, ha dichiarato alla Oxford Farming Conference che gli agricoltori scozzesi perderanno circa 170 milioni di sterline da qui al 2025 rispetto ai sussidi che avrebbero potuto aspettarsi nell'ambito della politica agricola comune (Pac) dell'Ue, che prevedeva circa 3 miliardi di sterline all'anno in tutto il Regno Unito. "Grandi tagli sono stati imposti a tutte le amministrazioni devolute senza consultazione", ha detto. "Questo non è ciò che era stato promesso agli agricoltori e agli agricoltori in Scozia se avessero votato per la Brexit", ha aggiunto. Il segretario ha anche espresso preoccupazione per il passaggio del governo britannico dopo la Brexit a un sistema di "denaro pubblico per beni pubblici", in base al quale gli agricoltori saranno pagati in futuro per proteggere la campagna, per piantare alberi, per coltivare habitat naturali e adottare misure per prevenire le inondazioni. "Penso che il Tesoro sia intenzionato a rimuovere i pagamenti per gli agricoltori con il pretesto di avere pagamenti ambientali", ha detto. Inoltre, Ewing ha avvertito che gli agricoltori devono continuare a essere pagati per la produzione di cibo, oltre a proteggere le campagne. "Non crediamo che la produzione alimentare possa essere semplicemente lasciata al mercato. Siamo molto preoccupati che il cibo importato a buon mercato possa minacciare l'agricoltura britannica e abbiamo sostenuto la difesa legale contro questo" con "protezioni che sono state rifiutate dal governo britannico", ha aggiunto.

Ma anche in Galles e Irlanda del nord

Gli ha fatto eco Lesley Griffiths, ministro dell'Ambiente del Galles, che ha dichiarato che "la recente revisione della spesa è stata molto deludente per il Galles" dato che il Parlamento britannico dà, come finanziamenti sostitutivi ai sussidi dell'Ue, 242 milioni di sterline e questa cifra "è ben al di sotto delle aspettative del governo gallese". Il ministro ha ricordato che "è stato ripetutamente detto che" per "il Galles non sarebbe stato peggio se avesse lasciato l'Ue", ma "riteniamo che questo accordo sia molto peggiore", ha detto.  Secondo il ministro esecutivo dell'Agricoltura dell'Irlanda del Nord, Edwin Poots, invece, "il rewilding", cioè il processo di ricostituzione di un ambiente selvaggio, "è stato un completo e totale fallimento" rispetto all'utilizzo "della risorsa che abbiamo per la produzione alimentare in modi che avvantaggiano l'ambiente in qualche modo". Ewing ha detto che la Scozia aveva bisogno di una soluzione diversa, cioè di più persone. “Non abbiamo in programma di introdurre nuove specie come il ghiottone. Voglio vedere il ripopolamento della Scozia rurale, vogliamo riportare le persone" visto che "la maggior parte della Scozia è rurale e scarsamente popolata", ha detto.

Londra prova a rimediare

Come spiega The Guardian, l'agricoltura è una questione che compete le amministrazioni devolute. Sono loro le responsabili di ampi settori della politica agricola. Però, i sussidi nell'ambito della politica agricola comune dell'Ue sono stati gestiti dal governo centrale, che è anche responsabile della sostituzione di tale sostegno dopo la Brexit. Il segretario di Stato britannico per l'ambiente, l'alimentazione e gli affari rurali, George Eurstice, ha insistito sul fatto che gli agricoltori trarrebbero vantaggio dalla Brexit, anche attraverso piani per consentire l'editing genetico delle colture e del bestiame, ovvero sistemi tecnologici per modificare il Dna di piante e animali. "Se vogliamo realizzare le ambizioni che abbiamo per l'ambiente e dare spazio alla natura, allora dobbiamo riequilibrare gli incentivi nella nostra futura politica agricola per incoraggiare la sostenibilità", ha detto. Ma di fronte ai piani per l'editing genetico di Eustice, l'accoglienza è stata mista. Molti agricoltori accolgono con favore tali passi, ma ci sono anche preoccupazioni su come potrebbero influenzare il commercio con l'Ue. Ewing ha sottolineato che Bruxelles sta rivalutando il potenziale dell'editing genetico e potrebbe cambiare la sua posizione nei prossimi mesi per consentire queste tecniche. Ma questa è una delle prime partite di libertà che la Brexit apre. "Non dobbiamo essere appesi alle code del cappotto di Bruxelles e vedere prima cosa fa. Una volta rimossa la politica dell'Ue, possiamo gestire meglio il sistema", ha detto Eustice. 

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