"Non ci sono rischi sull'approvvigionamento di cibo": l'Ue smentisce gli agricoltori italiani

Il rapporto della Commissione europea sulle prospettive a breve termine dei mercati agricoli. Secondo Bruxelles, non ci sarà un crollo nelle produzioni. Ma alcuni settori, come quello del vino, potrebbero pagare un prezzo maggiore

In linea generale, l'agricoltura europea sembra essersi adattata rapidamente alle conseguenze del coronavirus. E per il momento non sono previsti veri e propri crolli nella produzione. Ma bisognerà vedere col tempo gli effetti sui consumi, che nel pieno dell'emergenza hanno privilegiato alcuni alimenti, come pasta, riso e ortofrutta, a danno di altri, come la carne e i vini di qualità. E' quanto emerge dal rapporto della Commissione europea sulle prospettive a breve termine dei mercati agricoli.

"Lo scoppio del coronavirus comporta sfide senza precedenti per il settore agroalimentare della Ue - si legge nel report - tuttavia il settore risponde e si adatta con efficienza alle nuove circostanze, supportato dalle misure prese dall'Unione". A dispetto degli allarmi lanciati in questi giorni dai produttori italiani, Bruxelles scrive a chiare lettere (tra l'altro in grassetto) che "non ci sono preoccupazioni" di possibili carenze nelle forniture alimentari: "L'agricoltura dell'Ue ha sofferto danni relativamente minori rispetto ad altri settori della nostra economia". Ci sono stati, tuttavia, specifici impatti e "alcuni settori agricoli sono stati colpiti più severamente di altri". 

A causa delle misure di confinamento, infatti, "la domanda di cibo è rapidamente cambiata dall'inizio della crisi e l'andamento delle scorte e la chiusura di ristoranti, bar e hotel ha un impatto diretto sui produttori agroalimentari". Da un lato, gli alimenti di base come pasta, riso, farina, frutta e verdura in scatola sono stati maggiormente richiesti, beneficiando del passaggio al consumo domestico. D'altra parte, i prodotti di alto valore, come tagli di carne di qualità, vino e formaggi speciali - di solito consumati all'esterno - stanno registrando una significativa riduzione dei consumi. 

Per il 2020, l'Ue prevede persino la crescita della produzione di alcuni comparti, come quello delle colture proteiche o del latte. Mentre olio e vino, molto cari all'Italia, potrebbero avere una flessione rispettivamente del 15 e del 14 per cento. 

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