Sabato, 25 Settembre 2021
Lavoro

Gli agricoltori africani chiedono di essere preparati a Farm to Fork, per continuare a vendere in Ue

I lavoratori del continente temono di essere lasciati soli nell’applicazione degli standard ambientali richiesti dalla nuova politica alimentare dell'Unione europea. I produttori del Kenya avvertono che senza aiuto le nuove regole potrebbero mettere a repentaglio le loro esportazioni

La Commissione europea ha lanciato alcuni mesi fa la strategia Farm to Fork, che mira a rendere il sistema alimentare europeo più sostenibile. Questa strategia però potrebbe diventare un ostacolo al commercio di prodotto ortofrutticoli provenienti dall'Africa, e per questi i produttori locali chiedono di essere aiutati a raggiungere i nuovi standard richiesti da Bruxelles. Per questo alcuni di loro hanno chiesto un processo di formazione, per garantire che non siano esclusi dal mercato europeo. Per non compromettere la loro competitività sulla scena mondiale, gli agricoltori europei avevano chiesto che i prodotti importati rispettassero gli stessi standard ambientali a cui devono conformarsi loro, ma questo ha generato preoccupazione nei loro omologhi africani. In un'intervista con Euractiv, l'amministratore delegato del consorzio di prodotti freschi del Kenya, Okisegere Ojepat, ha affermato che “gli agricoltori stanno lottando per comprendere questo nuovo quadro normativo che inevitabilmente influenzerà l'intera catena del di produzione africana”. “Al momento è spaventoso e pesante. È come cercare di capire e interpretare la Bibbia in uno o due mesi”, ha detto Ojepat. "La reciprocità non è una cosa che rifiutiamo, ma gli agricoltori europei ricevono sussidi direttamente dall'Ue", ha detto Ojepat, aggiungendo che quelli africani non ricevono alcuna formazione per aumentare la loro capacità di soddisfare i requisiti F2f.

L’unicità dell’Africa

Secondo Ojepat, gli agricoltori africani farebbero fatica a soddisfare i nuovi requisiti biologici dell'Ue che prevedono che il 25% dei terreni debba essere coltivato biologicamente entro il 2030. Il problema è che circa il 90% della produzione di prodotti freschi kenioti dipende da piccoli agricoltori che possiedono terreni di dimensioni comprese tra mezzo acro e cinque acri. Inoltre, questi piccoli agricoltori faranno fatica anche a soddisfare il requisito di ridurre l'uso di pesticidi, ha detto Ojepat. "Il continente africano si trova tra i tropici e, quindi, la pressione dei parassiti delle piante è forte", ha detto. L'anno scorso l'Africa orientale ha vissuto la peggiore invasione di locuste degli ultimi settant’anni, con il Corno d'Africa invaso da sciami di insetti che hanno distrutto interi raccolti. “Quando l'Ue afferma che è necessario passare al biologico, ci stai dicendo che dobbiamo smettere di usare determinati prodotti, ma non ci fornisce un'alternativa per affrontare i problemi”, ha detto Ojepat. L’uomo ha anche aggiunto che non è possibile aspettarsi che gli agricoltori africani soddisfino gli stessi standard ambientali europei senza alcun sussidio e ha sottolineato che “passare al biologico nel rispetto del Green Deal dell'Ue non è qualcosa che possiamo fare, almeno non gratuitamente". Secondo Ojepat, gli agricoltori africani stanno attualmente lottando per assicurarsi di essere in grado di produrre cibo sufficiente per sfamare le loro famiglie e la popolazione africana. Qualsiasi standard proposto dall'Ue deve tenere conto dei problemi in termini di disponibilità, convenienza e accessibilità del cibo. "Non siamo contrari agli standard per garantire la sicurezza alimentare, ma la prima sfida che dobbiamo affrontare è la sicurezza alimentare interna", ha sottolineato.

Vertice Ua-Ue

Il sesto vertice tra l'Unione africana (Ua) e l'Ue si terrà nel 2021 per rilanciare il partenariato commerciale tra i due continenti vicini. La speranza di Ojepat è che l'Ue consideri l'Africa come un partner commerciale e non come un nemico o un fratello minore a cui dare ordini. Per l’uomo, il vertice Ua-Ue dovrebbe discutere di innovazione e tecnologia per fornire agli agricoltori africani soluzioni pratiche per la produzione e la gestione post-raccolta.

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