Sabato, 18 Settembre 2021
Lavoro

La riforma della Pac all'ultimo miglio, ma i Verdi attaccano: "Mobilitazione europea per fermarla"

La nuova politica agricola, che dovrebbe scattare nel 2023, non piace agli ambientalisti. Che annunciano battaglia in vista del voto finale a Strasburgo

La riforma della Pac, la Politica agricola comune, supera il penultimo ostacolo: la commissione Agricoltura del Parlamento europeo ha approvato l'accordo provvisorio raggiunto prima dell'estate con i governi dei Paesi membri e l'esecutivo Ue. Adesso, manca solo il voto della plenaria di Strasburgo per sbloccare definitivamente una partita che dura da anni e che ha visto un durissimo braccio di ferro tra le organizzazioni ambientaliste e alcune lobby emergenti, come quelle biologico, da un lato, e dall'altro le principali organizzazioni europee degli agricoltori. Il compromesso raggiunto non è piaciuto ai primi. Tanto che i Verdi europei hanno lanciato una mobilitazione civica per bocciare il testo in vista del voto in plenaria, atteso per novembre. 

"Questo accordo - dice Eleonora Evi, eurodeputata dei Verdi europei - regala un terzo del bilancio Ue in sussidi alle grandi aziende dell'agricoltura industriale, lasciando le briciole ai piccoli agricoltori e a chi cerca di praticare un'agricoltura virtuosa in linea con l'ambiente", ha dichiarato. "Un accordo che, al netto dei vuoti proclami ambientali, altro non è che business as usual: i grandi colossi dell'agribusiness continueranno a ricevere miliardi di soldi pubblici senza dover cambiare le proprie pratiche agricole, mentre i piccoli continueranno a scomparire", ha aggiunto. Da qui, la richiesta di "una mobilitazione straordinaria da parte
di cittadini e società civile che strappi, finalmente, dalle mani della lobby dell'agribusiness la decisione più importante per il futuro dell'agricoltura europea e faccia in modo che il Parlamento europeo non dia la sua approvazione finale all'accordo, con il voto in plenaria".

Di diverso avviso l'eurodeputato del Pd Paolo De Castro, secondo cui il compromesso raggiunto porterà a una "Politica agricola comune che salvaguarda la sua fondamentale impronta economica, ma che sarà anche funzionale al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale e sociale, e in grado di garantire sicurezza agli agricoltori e ai cittadini europei fino al 2027". L'iter prevede ora la traduzione dei testi nelle 22 lingue ufficiali dell'Unione e il via libera definitivo in plenaria in novembre, cui seguirà la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale europea entro l'anno. "Ricordo - prosegue De Castro - che per migliorare la proposta presentata dalla precedente Commissione abbiamo lavorato tre anni, con l'obiettivo di continuare a garantire un adeguato reddito ai produttori, meglio compensando i maggiori sforzi ambientale e, per la prima volta, tutelando i nostri lavoratori agricoli. Una Pac che poggia dunque su tre pilastri, nell'interesse non solo di circa 11 milioni di agricoltori, ma anche di tutti i cittadini e consumatori dei 27 Paesi membri", conclude. 

La nuova Pac entrerà in vigore nel 2023. La riforma, ed è questo il punto centrale delle proteste degli ambientalisti, non sarà legate formalmente a Farm to forkn la strategia lanciata dalla Commissione europea per accelerare la transizione ecologica del settore agricolo, la quale contiene target più stringenti per il settore agricolo, dal dimezzamento dell'uso dei pesticidi alla drastica riduzione dell'uso degli antibiotici per gli animali da produzione alimentare, passando per un maggior sostegno al biologico", dice Evi. "Obiettivi completamente ignorati nell'accordo raggiunto sulla Pac: l'unico strumento capace di trasformarli in realtà", conclude la deputata dei Verdi europei. 

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