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Martedì, 17 Maggio 2022
Lavoro

Il Super Green pass preoccupa gli agricoltori: "Irrisolto il nodo vaccini per braccianti stranieri"

Il provvedimento riguarda 390mila lavoratori ultra-cinquantenni nei campi. Il 60% sono extracomunitari, spesso immunizzati con sieri non riconosciuti in Europa

Il Green Pass rafforzato, in vigore da oggi, spaventa soprattutto il settore agricolo, dove operano centinaia di migliaia di lavoratori stranieri, spesso dotati sì di vaccino ma di origine extra-Ue. "L'obbligo coinvolge una grande fetta della manodopera agricola, composta al 35% da persone che hanno compiuto o superato i 50 anni. La nuova disposizione del governo riguarda ben 356.070 operai su un totale di 1.049.336", sottolinea Confagricoltura in un comunicato. Per la confederazione delle maggiori imprese agricole italiane si tratta di una decisione importante per combattere la diffusione della malattia nei luoghi di lavoro. Al tempo stesso, come sottolinea il presidente Massimiliano Giansanti, manca ancora una contestualizzazione più ampia dell'obbligo di Green pass rafforzato ''per garantire gli equilibri utili all'avvio della prossima stagione dei raccolti''. A destare preoccupazione è infatti il nodo del mancato riconoscimento della validità dei vaccini utilizzati da Paesi extra-Ue.

Il Green Pass rafforzato è il certificato che viene riconosciuto a chi ha concluso l'intero ciclo vaccinale o è guarito dal Covid-19 dopo il ciclo primario da due dosi. Da oggi, per poter accedere ai luoghi di lavoro, dovranno esserne dotati i liberi professionisti e i dipendenti pubblici e privati dai 50 anni in su. Secondo le stime ufficiali, il provvedimento interessa la fascia di popolazione italiana in cui si concentra il mezzo milione di ultracinquantenni ancora non immunizzati contro il virus. Nel settore agricolo, la questione è particolarmente sentita, dato che circa un terzo degli addetti (390mila) è straniero. Di questi il 60% è di provenienza extracomunitaria. In questa percentuale rientrano anche persone non vaccinate come pure quelle immunizzate con sieri non riconosciuti dalle autorità sanitarie europee. Confagricoltura sottolinea come dopo due anni di pandemia mancano ancora soluzioni condivise tra gli Stati per garantire il flusso e la permanenza dei lavoratori agricoli stranieri sul territorio italiano e comunitario. L'associazione degli imprenditori agricoli è preoccupata soprattuto che un'assenza di accordi metta a rischio l'impiego dei 42mila addetti stagionali, previsti dal decreto Flussi 2022 per il settore primario e alberghiero, e con alle porte l'imminente inizio dei lavori di raccolta nei campi.

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