Boom di startup sostenibili nell'agroalimentare. Ma l'Italia è ancora al palo

Dalle soluzioni per ridurre lo spreco di cibo alle innovazioni digitali. Nuove forme di collaborazione nella filiera che consentono di prevenire, gestire e valorizzare le eccedenze alimentari e limitare lo spreco di risorse

Una vettura attrezzata con un innovativo robot che riduce del 60% l'uso di pesticidi

Capitale umano e tecnologie di ultima generazione al servizio della filiera agroalimentare. Nel mondo agricolo si affermano le startup che utilizzano soluzioni innovative per ridurre lo spreco di cibo o che fanno uso di nuove tecnologie digitali per gestire e valorizzare le eccedenze alimentari e le preziose risorse naturali, a partire dall’acqua. Novità che incoraggiano anche la collaborazione tra operatori della filiera. È quanto emerge dalla seconda ricerca dell'Osservatorio Food Sustainability della School of Management del Politecnico di Milano. I risultati mettono in evidenza la crescita delle startup sostenibili nel mondo rurale.

Sono 835 le realtà imprenditoriali a livello internazionale nate negli ultimi cinque anni per raggiungere obiettivi di sostenibilità sociale, ambientale ed economica. Messe assieme fanno circa il 20% del totale delle 4.242 nuove aziende del settore. Ai fini della ricerca, vengono considerate come “sostenibili” quelle startup che scommettono sulla transizione verso sistemi di produzione e consumo più responsabili, utilizzo efficiente dell'acqua, lotta allo spreco di cibo e turismo responsabile. Come l’azienda Revotree di Marco Cattaneo, nata con l’obiettivo di migliorare i sistemi d’irrigazione. L’azienda ha messo a punto un sistema decisionale elettronico dotato di un’intelligenza artificiale, progettata per la gestione ottimizzata e l'attuazione dell’irrigazione nei frutteti. 

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Purtroppo, le nuove aziende sostenibili sono ancora rare nel Belpaese. Sulle 63 startup del settore agroalimentare nate negli ultimi anni, solo 16 risultano sostenibili, il 25%. I Paesi con la più alta densità di startup sostenibili nel settore agroalimentare sono infatti: Israele (49, di cui il 71% sostenibili), Svizzera (43, di cui il 40% sostenibili) e Indonesia (24, di cui il 38% sostenibili). Solo il 39% delle startup sostenibili internazionali ha ricevuto un finanziamento, per un totale di 2 miliardi di dollari di risorse raccolte.

Le startup sostenibili italiane offrono soprattutto soluzioni agricole di precisione e piattaforme per gestire le eccedenze, ridurre gli sprechi e promuovere i prodotti locali. Ma i dati evidenziano un mercato ancora fermo, con appena 1,8 milioni di finanziamenti complessivi e una media di 400 mila per startup. Se da una parte l’obiettivo della sostenibilità è difficile da raggiungere quando si crea una nuova azienda, è anche vero che molti imprenditori di seconda generazione decidono di adottarla come bussola per il futuro. Come l’azienda di attrezzature zootecniche “Figli di Bonetto", che ha sviluppato delle sfere per sostituire le coperture nelle vasche di stoccaggio degli allevamenti. Un’idea che permette di ridurre le evaporazioni inquinanti fino al 90%. 

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“Nel 2018 il sistema agroalimentare ha vissuto un grande fermento innovativo come risposta alla necessità di ridurre lo spreco di cibo, una delle sfide più sentite a cui sia le startup sia attori consolidati stanno cercando di trovare soluzioni”, afferma Alessandro Perego, direttore del dipartimento di Ingegneria gestionale e responsabile scientifico dell'Osservatorio. 

“Sono raddoppiate le startup che si possono definire 'sostenibili' - spiega - e che propongono modelli di business circolari per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile, mentre si diffondono nuove modalità di collaborazione a tutti i livelli della filiera e l'innovazione coinvolge processi della supply chain prima d'ora soltanto sfiorati, come ad esempio il packaging”, sottolinea Perego, riferendosi al confezionamento e imballaggio dei cibi. 

“Nel confronto internazionale, il mercato italiano appare fermo, ma anche in Italia non mancano casi di successo e spunti di innovazione che fanno ben sperare per il futuro”, conclude.

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“La filiera agroalimentare - aggiunge Raffaella Cagliano, responsabile scientifico dell'Osservatorio - sta cambiando pelle”. “Si assiste a una riconfigurazione legata all'economia circolare, con soluzioni innovative nella prevenzione e gestione delle eccedenze alimentari che migliorano previsioni, limitano la sovrapproduzione o permettono una maggiore preservazione degli alimenti”, evidenzia la Cagliano. 

Tale tendenza la si riscontra anche in ambito educativo e di sensibilizzazione collettiva. Ne è un esempio il progetto “Una buona occasione” che, grazie a un’app gratuita e accessibile da un comune smartphone, permette di evitare gli sprechi alimentari anche nel contesto domestico. 

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Tornando al mondo delle giovani imprese, tra i principali obiettivi di sviluppo sostenibile perseguiti dalle 835 startup censite dall'Osservatorio troviamo innanzitutto la voglia di incrementare i redditi dei produttori su piccola scala. Oltre 250 nuove aziende cercano di aiutare i “piccoli” fornendo accesso alle risorse produttive e uno sbocco sul mercato.

Altri imprenditori cercano invece di aumentare la produttività e la resilienza dei raccolti ai cambiamenti climatici e ridurre le eccedenze e gli sprechi alimentari lungo la filiera. Troviamo poi le nuove imprese che investono su soluzioni chimiche green per migliorare le rese preservando l’ambiente o che mirano a ottimizzare l'efficienza delle risorse impiegate nella produzione. 

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Le buone intenzioni devono però fare i conti con le voci di bilancio, affrontando la dura realtà che accomuna tutto il mondo imprenditoriale. Durante il periodo analizzato nello studio, le startup sostenibili internazionali sono riuscite a raccogliere complessivamente 2 miliardi di dollari di finanziamenti, con una media di 6,1 milioni di dollari per startup.

Il dato fa bene sperare per il futuro, dal momento che corrisponde al triplo rispetto a quello dello scorso anno (2,4 milioni di dollari). Le startup statunitensi sono prime per capacità di attrarre investimenti, per un totale di 1,4 miliardi di dollari, in media 8,7 milioni di dollari per azienda. L'Europa raccoglie in totale 318 milioni di dollari di finanziamenti, ma arretra sul fronte finanziamenti medi con appena 3,4 milioni di dollari, contro i 6,6 milioni raccolti mediamente dalle startup asiatiche, che complessivamente hanno ricevuto 293 milioni di dollari.

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