Giovedì, 23 Settembre 2021
Salute

Cala l'uso di antibiotici negli allevamenti Ue, per la prima volta è inferiore al consumo umano

Lo afferma uno studio congiunto di Ema, Efsa e Ecdc. Si tratta di una buona notizia anche se la resistenza a questi medicinali resta ancora alta e sono necessarie ulteriori misure per farla abbassare

L'uso di antibiotici negli allevamenti dell'Unione europea è in diminuzione, e ora il consumo in queste strutture è inferiore rispetto a quello della popolazione umana. È quanto risulta dall'ultimo rapporto pubblicato dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), dall'Agenzia europea per i medicinali (Ema) e dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc).

Il rapporto delle tre agenzie comunitarie presenta i dati sul consumo di antibiotici e sullo sviluppo della resistenza antimicrobica in Europa per il periodo 2016-2018. Il calo significativo dell'uso di antibiotici negli animali destinati alla produzione alimentare suggerisce che le misure adottate a livello nazionale per ridurne l'uso si stanno dimostrando efficaci. L'uso di una classe di antibiotici chiamati polimixine, che include la colistina, è quasi dimezzato tra il 2016 e il 2018 negli animali da produzione alimentare. Si tratta di uno sviluppo positivo, poiché le polimixine vengono utilizzate anche negli ospedali per trattare pazienti infetti da batteri multiresistenti, spiega l'Ema.

"Il rapporto congiunto mostra, per la prima volta, che il consumo totale di antibiotici è inferiore negli animali destinati alla produzione alimentare rispetto all'uomo. I dati sul consumo di antibiotici negli animali destinati alla produzione alimentare raccolti dall'Ema confermano che le misure adottate dalle tre agenzie e dalle autorità nazionali sono efficaci", evidenzia Emer Cooke, direttrice esecutiva dell'Ema. "Combattere la resistenza agli antibiotici rimane una priorità assoluta per l'Ema e continueremo a raccogliere dati sul consumo di antimicrobici veterinari per guidare la politica e la ricerca", continua. Secondo lo studio la situazione migliora anche in Italia, con una chiara tendenza alla diminuzione dei consumi tra il 2014 e il 2018. Ma il fenomeno della resistenza resta stabile e a livelli alti.

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