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Mercoledì, 21 Febbraio 2024
Stile di vita

Anche le zuppe pronte tra i cibi a rischio cancro

Una ricerca condotta in 10 Paesi europei, tra cui l'Italia, dimostra la pericolosità degli alimenti ultra-processati come salumi, snack dolci e salati. Ma anche piatti insospettabili

Gli studi scientifici mettono sempre di più al centro l'alimentazione come uno degli elementi che influisce maggiormente sulla nostra salute. Un recente studio pubblicato su The Lancet planetary health aggiunge un ulteriore tassello alle ricerche scientifiche che connettono determinati cibi e diete ai rischi dell'insorgere del cancro. Se le cause spesso si intersecano, miscelando regimi alimentari, sedentarietà, fattori di stress, inquinamento ed elementi genetici in un cocktail letale, le ricerche aiutano a comprendere nello specifico quali componenti influiscono di più su certe malattie e come virare per evitarle. In questo caso nel mirino degli scienziati sono finiti i cibi ultra-lavorati, come snack, salsicce, ma anche zuppe e pasta pronte al consumo. Gli stessi alimenti che una precedente ricerca aveva indicato come negativi per il clima.

Questionari dietetici

Nell'arco di dieci anni, dal 1991 al 2001, circa 450mila persone sono state seguite attraverso questionari medici sottoposti in 23 centri di ricerca di 10 Paesi europei tra cui figura l'Italia, insieme anche a Francia, Germania, Grecia e Olanda. I dati sono stati recuperati dallo studio dal titolo Indagine prospettica sul cancro e la nutrizione (Epic). Nella maggior parte dei centri, i questionari dietetici sono stati auto-somministrati, ad eccezione di due città italiane (Ragusa e Napoli) e in Spagna, dove le interviste faccia a faccia sono state effettuate da personale specializzato.

A quali cibi prestare attenzione

La classificazione dei cibi utilizzati, nota come Nova, vede nei cibi processati (Nova 3) alimenti come pane, formaggi, birra e vino, come pure pesce affumicato e conserve. La categoria degli ultra-processati (Nova 4) include tutti i cibi costituiti da formulazioni di ingredienti (cioè sale, zucchero, grassi o altre sostanze derivate dagli alimenti), per lo più di esclusivo uso industriale. Di solito inoltre contengono molti additivi per renderli appetibili e sono confezionati con materiali sintetici. Tra gli esempi citati nello studio ci sono le carni lavorate (come salsicce e prosciutto), bevande analcoliche gassate, pane e focacce confezionati, snack confezionati dolci o salati, cioccolato e pasti pronti per l'uso. Il calcolo dei grammi degli alimenti assunti (e la loro influenza sulla salute) è stato "aggiustato" tenendo conto di fattori quali sesso, stato e intensità del fumo, livello di istruzione, attività fisica, altezza e diabete.

Incidenza differenziata

Grazie ai questionari gli scienziati hanno desunto che la sostituzione del 10% di alimenti trasformati con quelli non (o poco) trasformati abbassa il rischio globale di cancro in media del 4%. I risultati appaiono più evidenti se si guarda nel dettaglio. La riduzione del cancro al seno e al collo è risultata del 20%, dell'esofago raggiunge ben il 43%. Risultati inferiori ma comunque importanti per quanto riguarda il colon (12%), il retto (10%), il tumore al seno che insorge dopo la menopausa (7%).

Sostanze chimiche

Dove si annida il problema dei cibi trasformati ed ultra-lavorati? In primo luogo hanno un valore nutritivo basso. D'altra parte sono anche obesogeni. Questo termine, coniato nel 2006, indica le sostanze chimiche associate ad alterazioni del metabolismo, che contribuiscono a determinare l’aumento di peso. Oltre che mangiate, queste sostanze possono essere respirate o passate per contatto. Si tratta ad esempio degli ftalati, del bisfenolo A (Bpa), i Pfas e numerosi fitofarmaci, incluso il Ddt, che seppur vietato da decenni presenta ancora tracce nel suolo, nelle piante e negli esseri umani. Tutte queste sostanze sono capaci di modificare in modo permanente il genoma. I danni possono quindi essere permanenti anche dopo aver cessato il contatto con le sostanze stesse.

Scatole e lattine

Gli studiosi hanno connesso i pericoli per la salute anche agli imballaggi che contengono gli alimenti confezionati, a causa delle sostanze chimiche presenti, come il bisfenolo A. Prodotto sin dagli anni '60 del secolo scorso, è ampiamente utilizzato nei Paesi industrializzati, ad esempio nella produzione delle plastiche in policarbonato, nei recipienti per uso alimentare e nelle resine che compongono il rivestimento protettivo interno presente nella maggior parte delle lattine per alimenti e bevande. Lo si può ritrovare anche nella carta termica degli scontrini o nei dispositivi odontoiatrici. Altri fattori che contribuiscono all'insorgere di tumori sono gli additivi e i coloranti, tipicamente presenti negli alimenti trasformati di qualsiasi tipo, dai biscotti ai legumi in scatola.

Strategie di prevenzione

"Il nitrato di sodio è utilizzato anche per preservare i prodotti trasformati e ultra-trasformati a base di carne e di pollame. Alcuni studio hanno suggerito che questo composto potrebbe aumentare il rischio di cancro", ha dichiarato Nathalie Kliemann, principale autrice dello studio e ricercatrice presso lo University College London. "Questo studio fornisce delle prove supplementari indicando che la sostituzione degli alimenti trasformati ed ultra-trasformati con una stessa quantità di cibi poco lavorati potrebbe essere un obiettivo importante nelle strategie di prevenzione del cancro nell'ambito della salute pubblica", ha precisato la ricercatrice. Tenuto conto che i dati più recenti risalgono al 2001, gli studiosi avvisano che i rischi reali potrebbero essere stati sottostimati, dato che il consumo di alimenti trasformati aumenta di anno in anno.

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